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Giovedì, 20 Giugno 2024
Agricoltura

Le spettacolari immagini dei falò tra le vigne di una cantina in Trentino Alto Adige: la gallery fotografica

Per proteggere le vigne dalle gelate notturne di questo periodo, anche in Alto Adige si usa piazzare dei fuochi tra i filari. Una tradizione che viene dalla Francia e che è anche uno spettacolo per gli occhi. Lo testimoniano queste foto di Cantina Abbazia di Novacella

Circolano in questo periodo spettacolari immagini notturne di vigne illuminate dai falò. Una pratica scenografica che ha uno scopo ben preciso: proteggere i filari dalle gelate notturne, che possono capitare in questo periodo dell’anno. Una soluzione che viene dalla Francia, soprattutto dalla Borgogna, e che serve per aiutare la pianta nella sua fase vegetativa a difendersi dagli agenti esterni. Come il freddo, uno dei primi nemici della vite, che proprio nel momento di gemmazione si trova più indifesa e debole. Rituale antico che ancora oggi viene utilizzato: anche in Italia, come testimonia questa gallery fotografica dall’Abbazia di Novacella Kloster Neustift Wine, cantina altoatesina con le vigne a ridosso dell’arco alpino. Vi mostriamo le foto della recente gelata e degli affascinanti fuochi che hanno illuminato la vallata.

Le vigne di Abbazia di Novacella

La tradizione di accendere fuochi tra le vigne per combattere il freddo

Una pratica che conoscono bene i vignerons francesi, soprattutto della Borgogna, che da anni si tramandano questo rimedio. Per proteggere i loro preziosi filari di Pinot Nero e Chardonnay, quando le temperature scendono sotto lo zero si procede a bruciare della paglia tra le viti. Infatti molte cantine hanno direttamente in campo un termometro che rivela la temperatura e nel caso di pericolo di gelate i viticoltori della Borgogna procedono con l’accensione del fuoco. Che ha alcuni vantaggi: oltre ad alzare la temperatura, dalla combustione della paglia bagnata si viene a creare un fumo particolarmente utile. Infatti in questo modo si forma una nuvola artificiale che protegge la vite dalle basse temperature e filtra il sole che sorge per impedire ai raggi di bruciare i germogli. Una pratica anche molto costosa, perché è necessario avere del personale dedicato tutta la notte che controlla i fuochi tra i filari. Per questo in Borgogna solitamente lo si fa tra i filari di Premiere Cru, ovvero quelli più redditizi e quindi meritevoli di tutela speciale. Altra pratica a cui spesso si ricorre è quella di gettare dacqua sulle viti. In questo modo con le temperature basse l’acqua si trasforma in ghiaccio che protegge il germoglio dalle gelate notturne con una ‘crosta’: si gela tutto fuori ma non dentro.

In Italia il problema delle gelate: dal Piemonte alla Valle D’Aosta

Anche in Italia in questo periodo primaverile durante la notte in alcune zone vitivinicole è possibile il verificarsi di gelate. In questo finale di aprile 2024 le temperature sono scese sotto lo zero: “Questa notte le temperature intorno al monastero sono scese al di sotto dei -2°C. Abbiamo quindi dovuto proteggere le viti dai danni del gelo con candele riscaldanti” hanno spiegato da Novacella, cantina nata a ridosso di una storica abbazia del XXII Secolo, in un territorio che può vantare più di 900 anni di cultura vitivinicola.


 

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