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Giovedì, 20 Giugno 2024
Agricoltura

Etna: la storia misteriosa del castello inaccessibile che produce vino da 150 anni

Quella del Castello di Solicchiata è una storia antichissima che è piena di rivoluzione e tradizione. Ecco che cosa si produce nella fortezza del vino siciliano

C’era una volta tanto tanto tempo fa… potrebbe proprio iniziare così il racconto del Castello di Solicchiata e della famiglia Barone Spitaleri di Muglia: 550.000 viti ad alberello e 60 ettari vitati su una superficie agraria complessiva di oltre 300 ettari con 100 chilometri di muretti in pietra lavica scolpita. Una vera e propria leggenda della storia del vino, oggi la tenuta siciliana è inaccessibile ai visitatori in rispetto alla straordinarietà dei luoghi e della riservatezza della famiglia Spitaleri di Muglia. Da un paio di anni, l’azienda Planeta si occupa della distribuzione della cantina Feudi Spitaleri, che racconta da oltre 150 anni la sua incredibile storia sul versante sud-ovest dell’Etna.

La storia del Castello di Solicchiata

Una foto di Arnaldo Spitaleri e Alessio Planeta

La storia (raccontata anche in un libro che si può scaricare gratuitamente) inizia nel 1852 quando Felice Spitaleri, il più giovane Senatore del Regno d’Italia, dopo il suo "grand tour" in Francia, fonda la casa vinicola come la conosciamo oggi. Fautore del Risorgimento vitivinicolo italiano insieme ai ben più noti Camillo Benso Conte di Cavour in Piemonte e Bettino Ricasoli e Vittorio degli Albizzi in Toscana, concepisce una visione tanto ardita quanto fascinosa: costruire sul vulcano attivo più alto d’Europa uno chateau alla francese, con centinaia di terrazzamenti scavati nella roccia lavica e un modello di produzione all’avanguardia.

La sperimentazione delle varietà autoctone è affidata al più famoso geo-botanico e ampelografo dell’epoca, Padre Francesco Tornabene, afferente alla famosa scuola catanese e fondatore dell’orto botanico di Catania; la progettazione architettonica viene guidata da Andrea Scala, che si ispira ai palchi dei teatri all’italiana per disegnare gli oltre 300 ettari di terrazzamenti vitati. Oggi si continua a produrre vino da sole varietà rosse e internazionali in quello che si pensa sia il più grande vigneto ad alberello del mondo.

La leggenda del Castello di Solicchiata

Una vista del Castello di Solicchiata con i suoi terreni

Un autentico “chateau”, un castello dedicato alla sola produzione di vini in grado di dialogare con il mondo del vino internazionale guadagnando i palcoscenici dei maggiori concorsi enologici dell’epoca è quello di Solicchiata. Già nel 1870 sul vulcano attivo più alto d’Europa, Felice Spitaleri dava vita allo Champagne dell’Etna (dopo ripetute prove a partire dal 1858) ed era il primo in assoluto in Italia a commercializzare, nel 1872, una versione extra dry di Champagne Etna (paragonabile oggi ad uno spumante brut). Il vino di Solicchiata vince il primo premio all’Esposizione di Londra nel 1888, il Grande Diploma d’Onore e Medaglia d’Oro a Palermo nel 1889, Vienna 1890, Berlino 1892, Bruxelles 1893 e Milano 1894, diventando il vino italiano più premiato ai concorsi internazionali e universali del XIX secolo. Il Barone Spitalerii fu un pioniere nell'arte enologica, creando il primo taglio bordolese d'Italia e diventando il fornitore ufficiale della Real Casa Savoia nel 1890. Nel 1907, Antonino Spitaleri, discendente di Felice, interruppe la produzione commerciale e mantenne solo alcune vigne per uso familiare.

Quali sono i vini prodotti oggi da Castello di Solicchiata

Bottiglie del Castello di Solicchiata in degustazione ph. Salvo Ognibene

I fratelli Arnaldo e Felice Spitaleri nel 2007 hanno ripreso a produrre e commercializzare vino: piante secolari di Cabernet Franc, Merlot e Cabernet Sauvignon ad un’altezza di circa 800 metri sul livello del mare e Pinot Noir tra 1000 e 1200 metri sul livello del mare. Solo varietà francesi, così come era la volontà del fondatore già da metà Ottocento: da vigneti terrazzati ad alberello con una produzione di meno di 200 grammi di uva per pianta, la vinificazione è uguale per tutti i vini prodotti. Si distingue solo per selezione delle uve e delle piante di provenienza: vinificazione in tini troncoconici di legno di rovere, seguita da due anni di maturazione in botti di rovere francese (allier e tronçais) e poi bottiglia. Tante le particolarità, oggi sull’Etna si allevano principalmente uve autoctone, come Carricante e Nerello Mascalese, mentre l’azienda da uve internazionali dà vita ai suoi vini, incurante, a ragione, del tempo che passa e delle emozioni che regala.

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