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Sabato, 24 Febbraio 2024
Agricoltura

Non solo rossi blasonati: da 50 anni in Piemonte c’è anche un grande vino bianco

Sì, parliamo del Gavi. In un’area ai confini con la Liguria, c’è una storica vocazione al vitigno Cortese che ha reclamato con tenacia il suo posto nel mondo del vino

Quattordici milioni di bottiglie di produzione annua vendute per l'85 per cento all'estero: si presenta così il Gavi nell'anno, il 2024, in cui festeggia i 50 anni dal riconoscimento della DOC. Una conferma che questo lembo di terra - 1.600 ettari di vigneti sparsi sugli 11 comuni della denominazione - che dalla pianura alessandrina sale verso l'Appennino ligure si merita sempre più il soprannome di Gavishire, visto che i clienti inglesi sono, da sempre, fra i principali estimatori del grande bianco piemontese. Forse non è un caso che ne Il sapore del successo, il film del 2015 con Bradley Cooper che interpreta uno chef in cerca della terza stella Michelin, i due ispettori venuti in visita al ristorante di Londra ordinino un Gavi di Gavi.

Il primo grande vino bianco piemontese

Una degustazione di vini Gavi ph. Dario Bragaglia

Ma l'operazione di rilancio dell'immagine del vino prodotto con uve Cortese in purezza nella zona attorno a Gavi era partita fin dagli Anni '60 quando Mario Soldati promuoveva a gran voce nei salotti e nei ristoranti romani quel vino che producevano i cugini Vittorio e Giorgio Soldati nella storica tenuta della Scolca, a Rovereto, frazione di Gavi. Lo scrittore e regista torinese era allora all'apice della notorietà televisiva. Come primo divulgatore della cultura enogastronomica era stato il conduttore e regista della trasmissione Viaggio nella Valle del Po, diventato un classico della televisione italiana. E tutte quelle scoperte enologiche fatte viaggiando nella provincia italiana erano poi confluite in un libro ancora oggi godibilissimo come Vino al vino.

Un’ascesa tra i vini rossi piemontesi

Filari di Cortese a settembre

Proprio Vittorio e Giorgio Soldati saranno fra i protagonisti dell'ottenimento della DOC nel 1974. Allora erano soltanto 150 ettari coltivati, ma in mezzo secolo di vita la denominazione (nel 1998 è arrivata anche la DOCG) ha conosciuto una costante crescita. Trainata da alcune aziende storiche come la Scolca (che nel 2019, guidata da Chiara Soldati, ha festeggiato i 100 anni), dalla Tenuta Meirana della famiglia Broglia, da Villa Sparina, con la settecentesca cantina circondata da 100 ettari di terreni che nel 2014 è stata scelta da Eros Ramazzotti per il suo matrimonio. Un'ascesa, anche glamour, che ha portato il Gavi ad essere il vino ufficiale per il G20 del 2013, quando i capi di stato riuniti a San Pietroburgo hanno brindato con il bianco piemontese.

Dalle tavole nobili genovesi alla conquista del mondo

"E’ un anniversario importante, un traguardo storico: premia il lungo percorso, l’impegno e la dedizione dei produttori che, insieme, hanno costruito la reputazione di un vino oggi presente in oltre 100 paesi nel mondo” commenta Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio Tutela del Gavi.

La zona del Gavi in una mappa ph. Dario Bragaglia

Qualcuno lo ha definito il "Barolo dei bianchi del Piemonte" e c'è un fondo di verità, perché i suoi quarti di nobiltà se li porta bene. In fondo qui siamo a soli trenta chilometri dal mare, appena oltre i rilievi dell'Appennino c'è Genova che ha dominato su queste terre per molti secoli. Molte delle famiglie nobiliari genovesi avevano le loro residenze in quello che allora si chiamava l'Oltregiogo, il versante padano dei possedimenti della Superba. Prima che il Gavi si chiamasse Gavi, il vino prodotto in zona era quello che finiva sulle tavole dei Doria, degli Spinola, dei Pallavicini, dei Guasco.

I produttori che fanno il Gavi e la cooperativa

Le terre rosse del Gavi

Ma la storia è bella perché è varia. E l'universo del Gavi è oggi costituito da una grande tipologia di aziende, tanto che la più importante realtà della blasonata DOCG è una cantina cooperativa fondata nel 1951. Ai Produttori del Gavi fanno riferimento 80 soci per una superficie complessiva di 200 ettari distribuiti su tutti gli 11 comuni della denominazione. Un'estensione che permette di esprimere al meglio la varietà del territorio, dalle terre rosse (argille) a quelle bianche (marne), da cui nascono vini dalla diversa personalità.

Tetti di Gavi, il territorio

"Continuiamo a rivendicare il nostro essere contadini radicati sul territorio che investono sulla viticoltura, spesso l'unica fonte di reddito di piccole aziende familiari che vedono nella forma cooperativa una sicurezza e un sostegno ai prezzi delle uve" spiega Orietta Alice, uno degli amministratori della cantina cooperativa. I Produttori del Gavi, come tutte le principali aziende della denominazione, interpretano bene le varie tipologie consentite, in particolare il bianco fermo che si conferma un vino con notevoli potenzialità di invecchiamento. O le sorprendenti bollicine metodo classico, che continuano una tradizione che dura da una quarantina di anni.

Il territorio e i piatti tipici della zona del Gavi

Vigneti del Gavi

I 50 anni dal riconoscimento della DOC sono l'occasione per scoprire il magnifico territorio collinare attorno al paese di Gavi dominato dal forte genovese. Nella centrale via Mameli si può fare riferimento alla nuova sede del Consorzio di Tutela. E scoprire che un bicchiere di Gavi si può abbinare alla farinata e alla focaccia locale. La Liguria è dietro l'angolo e la sua influenza si fa sentire anche a tavola. Scordatevi i plin langaroli, qui siamo in terra di ravioli, da degustare anche a "culo nudo", cioè senza alcun condimento. E poi ci sono i corzetti, una pasta di ascendenza ligure, tipici della vicina Novi Ligure. Ma la specialità da non perdere è la testa in cassetta, un salume nato dalla necessità di utilizzare le parti meno nobili del maiale. La tradizione di Gavi, portata avanti con dedizione dalla Macelleria Agostino Bertelli (Via Mameli 23) prevede anche l'uso di tagli bovini, compresa la testina che dà il nome alla specialità.

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