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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Le Storie

C’è un’associazione internazionale che difende i vigneti che stanno dentro le città

Si chiama UVA e si occupa di tutelare e valorizzare il patrimonio vinicolo cittadino, per mostrare che il vino e l’agricoltura non sono solo affare da cascine e campagne

Nel 2019 a Torino è nato un network di vigne, vignaioli e progettisti urbani. Forse a distanza di quattro anni sono in pochi a saperlo, perché le vigne urbane sono un fenomeno di nicchia e, per loro natura, nascosto agli occhi della città, dei cittadini e del grande pubblico. Per questo vanno conosciute, mappate e tutelate, in modo che non cadano in declino e finiscano per essere abbandonate. Questo per sommi capi l’obiettivo degli associati che in quegli anni hanno creato UVA, la Urban Vineyards Association.

La mappatura dei vigneti urbani: Italia e non solo

I vigneti urbani di Torino

Vigna non è solo dolce paesaggio collinare. Vigna può essere anche città: il verde inaspettato nella giungla di cemento, un verde di tradizione e terra, che trasforma i confini della città in orizzonti nella città. Queste sono le vigne urbane, coltivazioni uniche all’interno di un’area metropolitana” scrivono sul loro sito, secondo quello che è anche un manifesto programmatico. E se anche il vino che esce da quelle vigne non fosse un’eccellenza del territorio in termini enologici, lo sarebbe comunque dal punto di vista culturale, storico e antropologico. E rappresenterebbe un importante volano turistico, da combinare con il contesto storico-artistico all’interno del quale queste vigne si trovano. Per questo sono state mappate 13 vigne, principalmente in Europa (ma il network comprende anche una vigna a New York, tra i più recenti ingressi) che toccano l’Italia più volte, per esempio con il complesso di San Francesco della Vigna a Venezia (di cui abbiamo parlato qui).

Perché sono importanti i vigneti urbani

San Francesco della Vigna

Da Venezia, Siena e Bergamo, nonché Palermo, si passa a Salonicco, Montmartre, Barcellona e Lione, con l’idea di espandersi anche altrove, lontano dall’Eurooa. Ogni vigna esprime una storia, una sua unicità e un suo percorso, dall’agricoltura secolare fino ad arrivare alla vigna costruita da una cantina vinicola su un rooftop di New York, a Brooklyn Navy Yard con vista incredibile sullo skyline della città. Non stupisce quindi che tra i diversi associati ci siano i curatori delle vigne storiche delle città, come Luca Balbiano che si occupa della Vigna di Valle della Regina di Torino. Gli eventi che organizzano sono pensati sia per far conoscere il fenomeno, allargare la rete, capire come il vino in città possa essere una fonte di biodiversità e al tempo stesso, far assaggiare i vini e far conoscere il network (non solo le singole realtà) all’interno delle scuole o di eventi dedicati. Qui il progetto per intero.

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