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Venerdì, 12 Luglio 2024
Le Storie

In un monastero delle Marche ci sono le uniche suore italiane produttrici di birra

A Sassoferrato in provincia di Ancona la società agricola coordinata da Myriam D’Agostino ha creato un modello virtuoso di produzione in campo. E ora l’obiettivo è replicare altrove

Frutta, verdura, miele, conserve, da quest’anno anche grano per fare la farina e la pasta, ma soprattutto la birra: sono le produzioni messe operosamente a regime negli ultimi anni dalla Società Agricola delle Monache. Non è un’azienda rurale come tante di quelle che caratterizzano il territorio italiano, ma ha alcune incredibili peculiarità. Nasce infatti all’interno del Monastero del Sacro Cuore a Sassoferrato, nella provincia marchigiana di Ancona, collegato alla casa madre, il Monastero Benedettino di Sant’Anna a Bastia Umbra.

La comunità monastica che fa anche la birra

Ad occuparsene è una pimpante e artigiana comunità di sorelle che seguono la regola benedettina. Sono le uniche suore e artigiane della birra in Italia (ci sono invece gruppi monastici femminili che fanno il vino e produzioni agricole di altro genere. Ci sono poi a Roma le birre trappiste dell’Abbazia delle Tre Fontane ma a conduzione maschile, ne abbiamo parlato qui).

Dalle produzioni di birra monastica in Belgio, alle Marche

Il negozio del convento ad Assisi

A raccontarci questa storia è Suor Myriam D’Agostino, classe 1984, nata a Napoli e laureata in Filosofia all’Università Orientale. Arriva in questo ecosistema 18 anni fa (prima a Bastia, poi a Sassoferrato) e oggi è la persona che coordina il progetto delle produzioni agricole del monastero. Forse l’avrete intercettata all’interno del programma di Food Network Italia “La cucina delle Monache”, perché sì, a Sassoferrato succede anche questo. E sulle birre, ci spiega: “La nostra madre si è laureata in Belgio qualche anno fa. Siamo venute a conoscenza delle realtà monastiche locali dove c’è una grande tradizione di birre trappiste, riconosciuta in tutto il mondo. Noi in quel periodo, è il 2016, abbiamo coltivato per la prima volta l’orzo distico. Abbiamo fatto fare le analisi proteiche e siamo state iniziate al processo di trasformazione dell’orzo in birra. Una nostra consorella ha un conoscente che è un mastro birraio tedesco, grazie a lui siamo riuscite ad elaborare una ricetta che piaceva a noi e che esaltava il nostro prodotto principale. Fatta la ricetta, abbiamo trovato un birrificio dove conferiamo la nostra materia prima e facciamo la birra. Nella speranza di avere a breve un nostro impianto di trasformazione”.

Dove comprare la birra delle Monache

Il logo delle birre "Tranquillità Antica" in bottiglia

Dai 17 ettari messi a lavoro dunque, nasce l’orzo distico (ma ci sono anche altre produzioni agricole, naturalmente) che finisce nelle due birre belgian style a marchio “Tranquillità antica”, artigianali e rifermentate in bottiglia. Una è bionda, l’altra ambrata, in tutto vengono prodotte qualcosa come 15.000-20.000 bottiglie l’anno, le etichette e il logo, con un design contemporaneo e raffinato, sono state ideate da due sorelle architette. “Abbiamo un punto vendita ad Assisi, la Bottega delle Monache inaugurata ad aprile 2022 in Via Borgo San Pietro. Poi c’è un negozio dentro la casa madre a Bastia Umbra. Infine le nostre birre si trovano dentro i punti vendita di altri monasteri italiani”.

Ma la strada non è stata sempre in discesa: “Nei primi tre anni è stato molto impegnativo. La comunità originaria di Sassoferrato era composta da poche sorelle anziane che avevano dato il terreno in affitto. Così noi siamo ripartite da zero. Quando abbiamo pensato di fare la birra è stata una decisione della collettività” racconta suor Myriam. Oggi vi partecipano tutte le sorelle più giovani ma, come abbiamo visto, il contributo è garantito da tutte a ogni livello della produzione.

La raccola dell'orzo distico dell'Azienda Agricola delle Monache

Dalla semina all’imbottigliamento: come nasce la birra delle monache

Le attività in campo si coordinano ovviamente con quelle del Monastero. “San Benedetto fonda tutta la sua regola sul tempo del lavoro e della preghiera, il famoso ora et labora. Nel tempo del lavoro ci dividiamo i diversi compiti, il principale è quello agricolo. I prodotti vanno prima a soddisfare il fabbisogno della comunità, il surplus viene trasformato. Questo ci permette di sostenere diverse opere di carità e attività del territorio. Siamo all’interno del ciclo del Banco Alimentare, siamo associate con i servizi sociali della nostra zona”. L’orzo distico si semina da settembre in poi, e poi si raccoglie intorno alla primavera, pronto per diventare birra. “Adesso stiamo cercando di aiutare altre realtà monastiche a riconvertire le proprie attività interne. Tutti i monasteri hanno un pezzettino di terra”. C’è modo di credere che i monasteri e le abbazie torneranno ad essere fucine di progetti agricoli nel breve futuro.

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