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Lunedì, 4 Marzo 2024
Le Storie

Bombardino. Storia del mitico cocktail caldo degli sciatori (ma perché si chiama così?)

Inventato a Livigno oltre 50 anni fa, il bombardino è diventato un simbolo delle giornate sugli sci da consumare in baita e nei rifugi tra una discesa e l’alta. Ecco com’è nato e le sue varianti

Nel panorama delle bevande invernali che riscaldano le gelide giornate sulla neve, il bombardino è sicuramente quella più ordinata, con radici ben piantate nella tradizione montanara. Una miscela equilibrata di liquore al tuorlo d'uovo, brandy e panna, è diventato un punto fermo nelle stazioni sciistiche e nei rifugi di montagna. Durante l’inverno si può dire che il bombardino sta alla montagna come lo sci o la polenta, insomma è un vero e proprio must dell’alta quota. Ecco la storia di questo intramontabile drink caldo.

Il rifugio del Mottolino

La storia di com’è nato il bombardino

Un drink con oltre 50 anni di storia, legato alla tradizione montana appenninica, e del Nord Italia in generale. Si narra che fu inventato nel 1972 a Livigno, famosa località sciistica in provincia di Sondrio dove un genovese si era trasferito per gestire il rifugio del Mottolino. Il forestiero, non essendo abituato alle rigide temperature, inventò un drink a dir poco esplosivo che aiutava a riscaldare e rinvigorire gli sciatori (e non solo) durante le giornate sulle piste. In realtà, questo forestiero sarebbe stato Aldo Del Bò, l’allora direttore degli impianti di risalita del Mottolino e il primo a servirlo invece fu Erich Ciapponi, all’epoca direttore dei locali dello storico hotel Piccolo Tibet e oggi all’hotel Galli-Cenacolo. Lui stesso ha raccontato di quanto Del Bò fosse un appassionato di whiskey, che miscelava con ogni cosa, e lo provò anche con il Vov caldo, servendolo con latte o panna, dando origine a questa bevanda leggendaria.

Il bombardino nato a LivignoBombardino. Il perché del nome

Il drink iniziò presto a essere apprezzata dai maestri di sci per la carica energetica che gli dava. Inizialmente si chiamava solo Vov caldo con whisky e panna, niente di più semplice. Ma il suo battesimo avvenne quando a Livigno ci fu l’assemblea che riuniva i vari direttori delle stazioni invernali italiane; infatti, dopo pranzo Del Bò decise di far provare la sua invenzione ai presenti. Qualcuno esclamo la ormai nota frase: “Accidenti! È una bombarda!”, riferendosi alla vampata di calore che si ha bevendolo, dovuta alla temperatura e alla gradazione alcolica (circa 30°). E così prese il nome di bombardino. Il cocktail piacque e iniziò a guadagnare popolarità, così anche gli altri bar di Livigno iniziarono a servirlo. La sua fama si deve anche ai barman della Tea del Vidal, l’après ski del Mottolino e un tempo discoteca, che lo presentò all’AIBES, l’Associazione Italiana Barman. Iniziò quindi a spopolare e ben presto si diffuse in altre località sciistiche, diventando un'icona delle vacanze invernali e simbolo delle pause in baita tra una discesa e l’altra, arrivando al pari delle grolle valdostane e le grappe dolomitiche.

Il VovLa ricetta originale e le varianti del bombardino

Dal colore e dal gusto inequivocabili, da servire rigorosamente in bicchieri di vetro trasparenti, quello originale prevedeva l’utilizzo del latte e del whisky, a metà con il Vov. Quest’ultimo è un liquore a base di tuorli d’uovo comparso a Padova a metà del 1800, senza il quale non sarebbe nato il bombardino. La leggenda narra che un droghiere padovano per smaltire i rossi delle uova inutilizzati durante la preparazione del torrone, trovò questo modo di riutilizzarli. Una ricetta anti-spreco a base di tuorli, zucchero e marsala, ovvero una specie di zabaione alcolico che chiamò appunto Vov, dal dialetto veneto vovi che significa uova. Al posto del Vov oggi molti utilizzano lo Zabov, inventato invece a Ferrara nel 1946 – e diventato molto noto alla fine degli Anni ’60 quando divenne sponsor del Giro d’Italia, poi del Festivalbar - e il cui nome deriva dall’unione delle prime lettere delle parole “zabaione” e “ovo”. L'idea della distilleria Moccia fu quella di arricchire il dosaggio degli ingredienti per mettere in risalto la dolcezza dello zabaione e di sostituire il classico marsala con il brandy, così da abbassare la gradazione alcolica a 15° (rispetto ai 18° del cugino veneto).

E poi, per distinguersi dai concorrenti, puntarono su un nuovo imbottigliamento che permettesse di vedere il classico colore giallo grazie alla bottiglia trasparente. La ricetta del bombardino ha subito delle modifiche nel tempo, il latte è stato definitivamente sostituito dalla panna montata e il whisky con il brandy. Mentre a livello industriale viene utilizzato piuttosto il rum, il gusto è simile ma non ha niente a che vedere con il gusto di consumarlo caldo e appena fatto in baita. Negli anni si sono diffuse anche altre versioni del comunque apprezzate dai meno puristi: il Pirata, con il rum invece del brandy, il Calimero, la variante (quasi) analcolica con il caffè espresso e lo zabaione, e infine, lo Scozzese, che sarebbe in realtà la primissima versione originale con whisky al posto del brandy. I più coraggiosi lo bevono anche durante l’estate nella versione ghiacciata.

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