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Domenica, 19 Maggio 2024
Le Storie

Basta bustine monodose nei bar! Ridateci la vecchia zuccheriera che era meglio in tutto

Bustine dappertutto, inutili, costose, causa di uno spreco di zucchero smodato o di un consumo eccessivo. Lo zucchero nel caffè dovrebbe sparire, ma se proprio ci deve essere almeno gestiamolo meglio

Sono solo 20 gli anni che hanno riscritto l’allestimento del bancone del bar, eppure sembra che ne siano trascorsi molti di più. Ci siamo ormai abituati alle torri di bustine di zucchero in tutti i colori, agli allestitori brandizzati da questo o da quell’altro marchio, infine al cimitero di zuccheri e bustine disseminato proprio vicino al nostro caffè. Ma fino al 2004 (sono esattamente 20 anni), le bustine monodose dello zucchero non c’erano e c’erano le zuccheriere - ve le ricordate? - cui si attingeva o versando dall’alto, oppure perfino pescando col cucchiaino. Ricordiamo almeno due modelli: quello in vetro con tappo in acciaio e beccuccio tagliato in diagonale e quello a vaschetta, con doppi coperchi, totalmente in acciaio con i pertugi per i cucchiaini.

Addio zuccheriera: ecco l’avvento delle bustine di zucchero

Scomparirono dai bar (mentre a casa le zuccheriere vanno ancora fortissimo, sia nei servizi da tè e da caffè che nella dispensa, e ci sono anche pezzi di design realizzati con forme moderne e minimali) in virtù del decreto legislativo n.51/2004, che per questioni di igiene vietava di somministrare qualsiasi tipo di zucchero se non in formato preconfezionato (o preimballato). Da lì fu l’avvento delle bustine monodose, normalmente nella quantità da 6 grammi, disponibili sia per lo zucchero bianco che per quello di canna (ma anche per dolcificanti vari).

La vecchia zuccheriera da bar (ph. Ebay)

Una pratica, quella di mettere lo zucchero nel caffè - nel caffè buono, quello cattivo va zuccherato altrimenti sa di carbone - che sia ben chiaro non possiamo che trovare insensata (ma pure sul tè il discorso non varia) perché rischia di coprire tutti i sapori. Ma non è questo il focus del nostro approfondimento. Anche se è bene ricordare che a un caffè buono e fatto bene serve solo una cosa: qualcuno che se lo beva.

La lotta dell’Unione Europea alla plastica monouso

Già al tempo del divieto del 2004 ci fu chi protestò, soprattutto per una ragione di costi, perché le bustine di zucchero monodose che arrivano dentro un pacco costano più dello stesso pacco ripieno di zucchero e basta. Adesso l’Unione Europea riscrive ancora una volta le regole di questa pratica: niente confezioni monodose in plastica, o almeno la lunga trattativa che da mesi è confluita nell’incontro di marzo 2024 sembra dire questo. Vale per olio, aceto, salse di tutti i generi (pensiamo a ketchup, maionese, salsa bbq e senape) ma anche per campioncini monodose di shampoo e balsamo e per bustine di zucchero. Ma non sono fatte di carta? Non tutte a dire il vero. Molte hanno l’interno foderato di una pellicola di plastica e l’esterno in carta, per prevenire l’umidificazione dello zucchero. Tutto questo viene fatto per ridurre lo spreco di plastica monodose e, anche se non sappiamo di preciso quali saranno i contorni legislativi, ci porta alla domanda: perché non possiamo tornare alla zuccheriera?

Il traumatico passaggio da zuccheriera a bustine

Giovanni Sanasi, barista pugliese e bartender di grande creatività e inventiva (qui lo avevamo intervistato) ci racconta come si svolse il passaggio e come stanno le cose ora. “Nel mio piccolo museo casalingo di prodotti da bar, ci sono anche delle zuccheriere, quelle che sparirono all’inizio del 2000. Per noi il passaggio fu un dramma. Parliamo allora di un problema di igiene: poteva succedere che qualcuno mettesse il cucchiaino sporco di caffè dentro il contenitore, dopo averlo già usato e non usando in dotazione il cucchiaino della zuccheriera”. Al tempo Fipe leggendo il decreto lo giudicò di “controversa interpretazione”, ma gli esercenti dovettero adeguarsi e, ad oggi, ci pare che sia stato fatto ovunque.

Nuove zuccheriere per un futuro con meno sprechi (e meno zucchero)

Ma se tornassero le zuccheriere, magari più moderne e anti rabbocco, come le oliere? Possibile che non esistano soluzioni - da progettare magari con qualche spinta del mondo del design - per evitare lo scempio di bustine ovunque? “Sarebbe molto più conveniente e si eviterebbe di sprecare tanta carta, tanta plastica e anche tanto zucchero. Noi ogni giorno buttiamo parecchio zucchero nella spazzatura. La bustina mezza vuota va buttata, mica si può riutilizzare”. E difficilmente i consumatori ne usano una intera. A tal proposito Sanasi - che ha inventato molti attrezzi per il bar e i baristi - è intervenuto anche su questo. “Qualche anno fa sono stato l’autore delle mezze bustine di zucchero, da 3 grammi invece che 6. Questo per evitare uno spreco di tonnellate di zucchero, le bustine erano confezionate da una ditta a Rovigo in carta biocompostabile. Oggi sto cercando un nuovo fornitore, perché quell’azienda non c’è più, ma ci fu molto risparmio. Sai quanta gente apre la bustina e usa solo un grammo? L’idea di creare una zuccheriera a norma in realtà mi è venuta, ma dovrei rifletterci” chiude Sanasi. Unione Europea o no, su questo tema appare urgente fare una riflessione e rivedere una norma puntigliosa e sprecona. Con nuove soluzioni. 

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