Ricevi la nostra Newsletter

L'unico modo per non perderti nulla sulle novità gastronomiche suggerite da Cibotoday. Ogni mattina nella tua e-mail.

rotate-mobile
Mercoledì, 24 Aprile 2024
Le Storie

Il pioniere della birra artigianale italiana lancia una nuova sfida: “arriveremo in ogni bar”

Il fondatore di Birra Baladin Teo Musso insieme con suo figlio Isaac hanno anticipato i progetti ambiziosissimi per i prossimi anni. C’è anche un mega birrificio condiviso in Brianza

Cerco di non stare mai troppo comodo, altrimenti poi non mi vengono buone idee” ci disse un giorno, chiacchierando, Teo Musso. Deriva anche da questo approccio alla vita la sua capacità - piuttosto unica nel settore - di sparigliare le carte e provare a intervenire con decisione per cambiare continuamente la rotta della birra artigianale tutta e non solo del suo birrificio.

Gli anni d’oro di Baladin e le sue innovazioni nel campo della birra

Lo Stabilimento Baladin di Piozzo

È stato così quando subito dopo aver fondato Baladin, nel 1996, scelse di portare le sue birre nella ristorazione (quasi trent’anni dopo, ci tocca purtroppo dire, senza un vero seguito, almeno in Italia); quando pensò di disegnare insieme a Lorenzo “Kuaska” Dabove un bicchiere per degustare una bevanda che fino ad allora era stata solo bevuta; quando, all’inizio degli Anni ‘10 del Duemila, scelse di mostrare con il progetto Open che la birra artigianale italiana poteva e doveva essere venduta nei pub che fino al quel momento la snobbavano preferendole altri prodotti d’importazione e, infine, quando insieme a Coldiretti ha fondato il Consorzio Birra Italiana con lo scopo di promuovere una birra non più solo fabbricata in Italia, ma anche da filiera nazionale.

Il nuovo progetto di Birra Baladin, un’altra accelerazione

Il 14 febbraio 2024 negli spazi di Cascina Nascosta, a Milano, il fondatore di Baladin, e il figlio Isaac – “è per me molto emozionante avere qui Isaac al mio fianco” dice un Teo Musso insolitamente emozionato – hanno raccontato il nuovo tentativo di imprimere un'accelerazione al proprio birrificio e al settore, in un momento in cui, anche a livello internazionale, la birra artigianale fatica e cala nei consumi e nell’interesse del pubblico, soprattutto giovane. Oggi Baladin – che lo scorso anno in controtendenza con il settore è cresciuta – vende in 47 Paesi del mondo per lo più alla ristorazione italiana, occupa 61 persone e nel 2023 ha fatturato poco più di 16 milioni di euro con 25.850 ettolitri di birra prodotti.

Teo Musso con le sue birre

È solo dopo aver presentato questi numeri che Teo e Isaac Musso hanno descritto il futuro di Baladin che può essere riassunto in quattro mosse. La prima è una raccolta fondi nella forma di equity crowdfunding sulla piattaforma Mamacrowd e che ha come obiettivo quello di raccogliere 5 milioni di euro che serviranno a finanziare i tre pilastri di un’operazione di rinnovamento che Baladin ha denominato Beer Revolution.

I 5 pilastri della raccolta fondi di Baladin

Il primo pilastro è il raggiungimento di una produzione di 50.000 ettolitri all’anno entro il 2028, un valore che farebbe di Baladin il più grande birrificio artigianale italiano per volume. Secondo pilastro è la creazione di un pozzo che consenta all’impianto di Piozzo di attingere a una riserva di acqua presente nel sottosuolo e di realizzare investimenti per recuperare e riutilizzare le acque di scarto. Una questione centrale anche in ottica futura, se si pensa che oggi un birrificio utilizza tra i 7 e i 10 litri di acqua per ogni litro di birra prodotto. Infine, ed è questa forse la notizia più importante, il terzo pilastro è l’avviamento di un progetto chiamato Open Hub e definito il primo birrificio condiviso d’Italia.Nel 2022 abbiamo acquistato un impianto mai utilizzato con una capacità produttiva di 80-100 hl all’anno e una sala cottura da 50 hl” racconta Musso “il birrificio, si trova a Bernareggio, in Brianza, e diventerà il cuore di Open Hub”.

Il primo birrificio artigianale condiviso d’Italia

In questo impianto, che secondo i piani aziendali produrrà, da solo, ulteriori 50.000 ettolitri annui entro il 2028, verranno prodotte e confezionate solo in fusto la Nazionale di Baladin e altre 5 nuove etichette, le cui ricette saranno create in esclusiva da 5 birrifici artigianali italiani partner del progetto: Birrificio Perugia (Torgiano, Pg), Opperbacco (Notaresco, Te), Ritual Lab (Formello, Rm), Altavia (Quiliano, Sv) e MC77 (Serrapetrona, Mc). “Ogni birrificio dovrà mantenere la propria identità, producendo birre speciali per il mondo della spina che, fuori dal giro dei pub indipendenti, oggi è piuttosto povero. Con queste 6 birre forniremo ai distributori e al mercato un pacchetto completo che possa ben rappresentare la scena birraria artigianale italiana” con volumi che oggi non esistono e che le impediscono di essere significativa sul mercato, aggiungiamo noi. Open Hub sarà operativo, nelle intenzioni di Baladin, nel 2025.

La birra artigianale italiana che vuole arrivare dove non è mai stata

Gli obiettivi di questo ambizioso progetto sono da un lato portare la birra artigianale anche in luoghi non specializzati, dall’altro allineare il mondo degli artigiani e quello della distribuzione che non vede ancora in questo un settore davvero interessante.  “Oggi i distributori tradizionali di birra che fatturano 1 miliardo di euro con la bevanda in fusto, lavorano poco o niente con la birra artigianale” spiega Musso “Noi ne selezioneremo tra i 100 e 200, che credano in questo progetto e che lo portino avanti”.

La birra Nazionale di Baladin

Il difficile compito sarà affidato a Lorenzo Ferrando, ex responsabile delle birre speciali di Heineken, che gestirà la parte commerciale e di marketing. “Vogliamo che la birra artigianale sia in un qualsiasi bar e non solo nei locali specializzati e vorremmo che insieme a noi crescesse tutto il settore” dice Isaac Musso. Ma non solo: “vorremmo anche che Open Hub fungesse da incubatore per i nostri birrifici partner. Ci piacerebbe che nei tre anni che resteranno con noi (alla fine di questo periodo potranno scegliere di uscire dal progetto o di continuare a collaborare, ndr) acquisissero gli strumenti e il mercato per poter andare avanti con le proprie gambe con volumi decisamente superiori a quelli che hanno oggi e con una strategia più strutturata” aggiunge Teo, convinto che uno dei problemi della birra artigianale sia la sua incapacità di stare dove la birra si consuma e si compra davvero.

Se questa rivoluzione funzionerà sarà solo il tempo a dirlo, certamente rappresenta una scossa della quale il movimento aveva bisogno e che tocca uno dei temi centrali per il futuro della birra anche dal punto di vista di chi scrive: uscire da una situazione di comfort che è stata comoda in questi anni di sviluppo, ma che oggi rischia di soffocare una delle più belle storie della nostra produzione artigianale.

CiboToday è anche su Whatsapp, è sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

CiboToday è in caricamento