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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Le Storie

“Il tappo a vite è meglio di quello di sughero!” 5 produttori di vino ci spiegano bene

Abbiamo incontrato il gruppo de “Gli svitati” che da diversi anni utilizzano il tappo a vite al posto di quello classico in sughero e ci hanno raccontato i motivi per cui lo fanno

Questo vino sa di tappo! Quante volte vi è capitato di sentire questa frase o addirittura pronunciarla? Quante volte vi è capitato di fare i conti con bottiglie difettate per colpa della chiusura o difetti dovuti al sughero? Per rispondere a queste domande abbiamo incontrato 5 produttori italiani di vino – gli “svitati” che all’inizio del 2024 si sono riuniti per la seconda volta per raccontare il loro modo di fare vino e, soprattutto, di tapparne le bottiglie con il tappo a vite, chiamato anche Stelvin dal nome del più importante produttore. Spesso considerato come chiusura per vini di basso prezzo e di scarsa qualità, in realtà è un tappo più comodo che consente una migliore conservazione, anche più sostenibile. Franz Haas, Graziano Prà, Silvio Jermann, Mario Pojer e Walter Massa ci spiegano perché lo preferiscono alle altre tipologie di tappo.

Cos’è il tappo a vite

Una bottiglia di rosato con tappo a vite

Il tappo a vite è in grado di preservare al meglio il vino, mantenendo le qualità organolettiche tanto ricercate e protette: permette una sigillatura perfetta, un’evoluzione corretta e una migliore conservazione perché a differenza dei tappi più comuni c’è molto meno scambio di ossigeno con l’esterno. Il tappo a vite è realizzato in alluminio, un materiale completamente e facilmente riciclabile. Accanto alle cinque aziende nominate c’è anche un “amico degli Svitati”, la cantina Ettore Germano di Serralunga d’Alba, tra le poche in Italia a produrre da alcuni anni un Barolo imbottigliato con tappo a vite. Ecco cosa ci hanno raccontato.

I mercati e i ristoranti di alta fascia e la diffidenza verso il tappo a vite

I tappi a vite degli Svitati

Jermann è un’azienda storica del Friuli-Venezia Giulia fondata nel XVIII secolo che negli anni settanta è stata rilanciata dal nipote Silvio Jermann. Qui si utilizza il tappo a vita dal 2003. “Ho provato a sperimentarlo nel 2003 insieme ai tappi in silicone colorato ma poi ho deciso di utilizzare lo Stelvin” sottolinea Silvio Jermann “all’inizio diversi mercati e anche i ristoranti di alta fascia non gradivano questo tappo, adesso invece lo richiedono espressamente. Questo tappo dà la garanzia di tenuta e di neutralità e non interferisce con il vino”.

La garanzia della costanza del vino

Franz Haas non è solo una cantina in Alto Adige, è una grande famiglia formata dalle molte persone che hanno preso in mano la forte eredità lasciata da Franziskus alias Franz, scomparso prematuramente a febbraio dello scorso anno. Volto dell’azienda è oggi il figlio Franz: “i giovani sono ancora restii ma i vini tappati con questo tappo invecchiano più lentamente. Il tappo a vite dà più garanzia anche sulla costanza del vino che con il sughero non è controllabile”. Qui il tappo a vite si utilizza dal 2006.

Il tappo a vite? Una tecnologia moderna

Il gruppo degli Svitati

Walter Massa è il pioniere della viticoltura sui Colli Tortonesi in Piemonte ed ha ridato vita al vitigno Timorasso facendone un portabandiera dell’area di Derthona. Utilizza il tappo a vite dal 2007: “Nella vita di tutti giorni usiamo tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione. Perché per tappare una bottiglia dovrebbe essere diverso? Abbiamo a disposizione una chiusura moderna, che rispetta il vino e i consumatori e che ne mantiene perfetta la conservazione. Vorrei che i giovani di oggi potessero bere un vino del loro anno di nascita perché il vino è buono oggi ma deve essere buono anche domani”.

Una scelta più sostenibile del sughero

Graziano Prà ha scelto di dedicare la sua idea di viticoltura a una celebrazione e valorizzazione del territorio veneto da quaranta’anni: “oggi imbottiglio in questo modo tutta la linea dei Soave (compresi i grandi Cru, il Valpolicella ed il Valpolicella Superiore). Il tappo a vite, che uso dal 2010, non solo conserva meglio il vino ma è anche più sostenibile del sughero che oggi è in sovrapproduzione e quelli di ottima qualità hanno un costo ben diverso”.

Gli ultimi in ordine di tempo saranno i primi a convincere gli altri

I tappi degli Svitati

Fiorentino Sandri e Mario Pojer danno vita all’azienda nel 1975 in Trentino con l’idea di produrre vini di purezza assoluta (niente chimica e tanto territorio): “Continue sperimentazioni, degustazioni di confronto, molti scambi di informazioni e bottiglie con i colleghi ci hanno portato alla chiusura più performante, neutrale, sostenibile, pratica”. La sperimentazione iniziata nel 2007 ha visto la prima bottiglia commercializzata nel 2020 a causa di alcune reticenze della rete commerciale che oggi invece segue bene le scelte aziendali nel loro percorso. Insomma i motivi a favore sono molti. È bene farci una riflessione.

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