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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Le Storie

Trentenne veneta smette di fare la designer per produrre kombucha e fermentati fatti in casa

Funky Fermenteria è il piccolo laboratorio domestico di fermentati artigianali creato da Giulia Faraon. Fa tutto da sola: dal disegno delle etichette all’ultima goccia di kombucha nella bottiglia. Ci ha raccontato la sua storia

“Un laboratorio effervescente alla scoperta della fermentazione”, così definisce il suo progetto Giulia Faraon, designer trentenne di Treviso, che nel tempo si è circondata di vasi in fermento. Da una passione casalinga, il kombucha – bevanda analcolica ottenuta dalla fermentazione del tè - è diventato il suo pane quotidiano quando ha deciso di licenziarsi per dedicarsi alla sua produzione artigianale di fermentati. Si chiama Funky Fermenteria perché funky nel mondo culinario ed enologico indica qualcosa di originale, spensierato e leggero. “La scelta di questo nome nasce dalla voglia di divertirsi scoprendo nuovi sapori, consentendo alle persone di approcciarsi in maniera curiosa e informale a nuovi modi di bere e di gustare il cibo”.

Lo scoby, la madre del kombucha

La storia di Giulia Faraon e la nascita di Funky Fermenteria

Giulia Faraon ha sempre avuto una passione per la cucina ma si occupava di tutt’altro. Studia design industriale e inizia a lavorare come designer, prima come freelance a Milano, poi in un’agenzia di Treviso. Durante il Covid inizia a fermentare in casa: “ho iniziato come fanno tanti perché sono molto appassionata di cucina. Inoltre, il mio ragazzo ha sempre avuto problemi di digestione e quindi volevo provare col kombucha”, racconta Giulia. E così, dopo tre anni di sperimentazioni a ottobre 2023 ha avviato la sua attività.​

“È stata una pazzia. Mi stava stretto il mio lavoro così a giugno scorso mi sono licenziata da un contratto a tempo indeterminato. Ho deciso di buttarmi e vedere come andava”. Ha trasformato un pezzetto della sua casa a Mareno di Piave, in provincia di Treviso, in una Iad ovvero un’Impresa Alimentare Domestica. Una dimensione super artigianale dove Giulia fa tutto da sola, dal progetto delle etichette all’ultima goccia di kombucha nella bottiglia.

Il laboratorio di Funky Fermenteria

I kombucha di Funky Fermenteria

“Ho sempre riflettuto sul fatto che se io non bevo alcol, cosa bevo a tavola che non sia banale come l’acqua e che possa reggere il gioco a un piatto?”. Da questo nascono le sue tre referenze principali, infusi fermentati con erbe e spezie, ragionando sempre su tre fattori: corpo, profumi e acidità. Cardamomo e Zenzero: un blend di due tè neri Assam e Ceylon, fermentati con succo di zenzero estratto a freddo e bacche di cardamomo. Fa riferimento alla cultura indiana, dove il cardamomo viene utilizzato in infusione nelle bevande. Canapa e Limone, più acidulo con note erbacee ottenute dalle foglie di tè verde Chun Mee e dalla canapa. La scorza di limone da un tocco di piacevole acidità, “l’ho pensato per piatti vegetali un po’ grassi, poiché ripulisce e rinfresca”. E poi Pepe di Sichuan e Agrumi, dalle note speziate esaltate dalle scorze di pompelmo, limone e arancio.

“L’idea era che si potesse abbinare a piatti orientali ma è ottimo anche come aperitivo. Le spezie, in particolare il pepe, aiutano perché anestetizzano un po’ la bocca ricreando le sensazioni dell’alcol”. Oltre ai gusti base sempre disponibili, a Giulia sta per partire con un nuovo prodotto. Dall’incontro con Lorenzo Barbasetti del progetto ambientale Tidal Garden, nasce il Kombucha Lagunare (già presentato alla manifestazione No/Lo a Bologna) a base di inula marina, una pianta che cresce su terreni salini. “Lorenzo sta facendo ricerca su come utilizzare queste piante e promuoverne il consumo: in passato venivano usate dall’uomo ma poi sono state dimenticate”. Inoltre, produce anche su commissione per i locali; infatti, a fine mese lancerà un kombucha a base di caffè per uno specialty coffee di Treviso.

Giulia Faraon con i suoi prodotti fermentati in fiera-2

Gli altri prodotti di Funky Fermenteria e i prossimi progetti

Oltre al kombucha, Funky Fermenteria sta esplorando nuove frontiere con una linea di kombucha di rifermentati in bottiglia come fossero dei vini ancestrali (0,75 cl), che infatti ha chiamato Pét Nat Kombucha. Rispetto alla linea da 0,33 dove troviamo dei blend di tè, erbe e spezie, questi due kombucha sono piuttosto delle “sperimentazioni” su come dei tè possono mutare nel tempo grazie alla fermentazione, per questo sono trattati in purezza, senza aggiunta di aromi o altri ingredienti che ne possano condizionare il gusto. In questo caso si tratta di due monoinfusioni: una di tè verde Milky Oloong (si chiama così perchè viene trattato con i vapori del latte ma non contiene lattosio) che dà sentori vellutati di pesca consigliato con i dessert, e l’altra di tè nero affumicato Lapsang Souchong che invece, si abbina molto bene a carne e pesce alla brace e salumi .

Le verdure fermentate di Funky Fermenteria

Giulia Faraon produce anche piccoli lotti di vegetali, tra cui kimchi, crauti e limoni fermentati, principalmente su ordinazione per i locali. Il core rimane comunque il kombucha, di cui adesso riesce a produrre circa 300 litri al mese: “preferisco lavorare su lotti piccoli, perché noto che con produzioni più grandi cambia il gusto. Vorrei mantenere questo approccio ultra artigianale anche ora che sto prevedendo di ampliarmi in uno spazio più grande, cercando di fare diversi piccoli lotti in contemporanea”. Funky Fermenteria spedisce i suoi prodotti in tutta Italia, tramite contatto diretto (prossimamente arriverà un e-commerce). “Anche perché qui, vicino a Conegliano, mi scontro con il territorio del Prosecco. Parlare di analcolici in Veneto è come il Don Chisciotte contro i mulini a vento, però vedo che sta crescendo l’interesse. Mi ero data un anno di tempo con il laboratorio casalingo: o la va o la spacca. Siccome sta andando molto bene, adesso tocca pensare a come evolvere”. Da seguire.

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