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Sabato, 24 Febbraio 2024
Le Storie

Storia del gelato biscotto, antica invenzione di un gelatiere napoletano

Apprezzato nei teatri parigini dall’alta società che non amava sporcarsi, è diventato super popolare nelle sue versioni industriali. Ma ci sono anche tante proposte artigianali

Il mondo si divide tra chi il gelato biscotto lo mangia a morsi e chi invece preferisce leccare la crema tutto intorno. (E anche tra chi ride alle battute stampate sul Cucciolone e chi no, ma questo è un altro discorso…). Pensiamo ad esempio all’amatissimo doppio strato di biscotto al malto che racchiude il tris di panna, cacao e zabaione. Lo conosciamo come le nostre tasche fin dagli Anni ’80, ma vi siete mai chiesti da dove arriva questa invenzione, ottima per evitare che il gelato si sciolga all’istante nelle giornate più calde? Abbiamo ricostruito la storia della trovata provvidenziale, e raccolto gli esempi dei gelatieri che in tutta Italia lo propongono in versione artigianale.

Il Signor di Carbognano, Palermo

L’origine del gelato biscotto

Come per tante innovazioni gastronomiche, anche qui c’è lo zampino di un italiano. Parliamo di Alessandro Tortoni, un gelatiere napoletano trasferitosi a Parigi a fine ‘700. Attivo al Cafè Napolitaine, aperto dal connazionale Villoni in Boulevard des Italiens (sic!), ebbe la geniale idea di farcire due friabili biscotti con una crema al rum miscelata ad amaretti. Era il 1803 e il biscuit Tortoni in un battibaleno conquistò il favore dei parigini. Soprattutto dei più altolocati, che lo trovavano ideale per gli spuntini in salotto e addirittura a teatro. La svolta? Non si correva il rischio di sporcare gli abiti eleganti. Dalla capitale francese il gelato biscotto ha raggiunto poi tutta Europa.

Fortunello Alemagna

Come ad esempio i palchi del Teatro La Scala di Milano, dove un goloso Stendhal non riusciva a venirne a capo: “Zelati, biscuit o pezzi duri… Ancora indeciso a quale delle tre qualità dare la palma, ogni sera ripeto l’esperimento”. Un brillante esempio di azzeccato food design, quando ancora alla forma degli alimenti non si dedicava alcun studio.

Le varianti industriali del gelato biscotto

In Germania, con gli anni, si è preso a consumare il Fürst-Pückler-Schnitte, una combinazione solida di cioccolato, vaniglia e fragola stretta tra wafer. Non troppo diversi l’iraniano Bastani e-nooni — un gelato a base di fiocchi di panna ghiacciati, zafferano, acqua di rose e pistacchio servito tra cialde — e lo scozzese double nougat, con lastre di torroncino al posto del biscotto.

Il Fürst Pückler Schnitte

In Italia, affinché il gelato diventi un bene accessibile, bisogna aspettare la fine degli anni ’30, con il lancio del primo stecco torinese. Di circa vent’anni più tardi è anche l’esordio del cono su scala industriale (Il Cornetto Algida? È nato così). Uno dei più precoci “gelati sandwich” è il Fortunello Alemagna, affiancato in breve dal Camillino di Eldorado (con Topo Gigio testimonial sull’indimenticabile Carosello).

Cucciolone Algida

È il 1980, invece, quando Algida presenta il Cucciolone, oggetto di una campagna marketing che ebbe la brillante intuizione di stampare vignette sui biscotti. Negli Anni ’90 gli appassionati si sono poi divisi equamente tra il canonico biscotto e il rotondo Cooky Snack, impreziosito da gocce di cioccolato.

Il Cooky Snack Algida

Chi non si ricorda, infine, di Stefano Accorsi e del suo “due gust is megl che uan”, a decretare il successo dell’accoppiata di gelato biscotto e copertura al cacao del mitico Maxibon.

Maxibon Motta

I migliori gelati biscotto artigianali

Niente in contrario alle care vecchie confezioni da bancone — alle quali siamo tutti affezionati — ma vale la pena sbirciare tra tante gelaterie per individuare ottime alternative artigianali. A Torino, da Nivà si trovano al cioccolato e fiordilatte mentre a La Tosca al fiordipanna, intinti generosamente nel cioccolato. A Milano quelli di Dassie sono ugualmente ricoperti con cioccolato e granella, come fa d’altronde anche Gelateria N°22, mentre è davvero golosa l’interpretazione di Paganelli, che li prepara con cioccolato, stracciatella, bacio, nocciola e pistacchio intingendo quest’ultimo in una glassa allo stesso gusto.

A Bologna il “gelato prensile” va fortissimo, con Cavour che lo predilige al pistacchio, nocciola, crema e cioccolato, Mascarella che impasta cookies artigianali gluten-free da farcire con la crema e Scirocco con i suoi Tesorini: biscotti di pasta Breton che contengono uno strato di pistacchio, nocciola o crema, tutto glassato al fondente. Da Costa 39, invece, i biscotti incontrano addirittura la zuppa inglese.

Tappa a Firenze per la “mattonella” de La Sorbettiera, stretta da cialdine artigianali, prima di arrivare a Roma. Qui il gelato biscotto di Torcè è in gusti assortiti, come quello di Gelato San Lorenzo, che però impiega i popolari Gentilini. Il Sud risponde con i baresi Piccinni e Gasperini, con forme e farciture differenti, e i palermitani Bar Galatea e Il Signor di Carbognano, che li propongono in formato mini con creme e gelati di frutta, proprio come quelli di una volta.

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