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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Le Storie

Storia dell’idromele, il primo alcolico del mondo

Scoperto per caso tanti millenni fa, il fermentato a base di miele è ancora più antico di birra e vino. Le sue origini, le versioni moderne e i produttori italiani

Dici idromele e pensi a leggende nordiche, libagioni rituali e tradizioni lontane. Tutto corretto, ma per tracciare il profilo della prima bevanda alcolica che l’uomo abbia mai conosciuto bisogna aggiungere dell’altro. E non limitarsi al passato, perché — anche se ai più sfugge — questo fermentato a base di miele conta ancora molti estimatori nel nostro paese, oltre a diversi produttori che lo preparano in maniera artigianale. 

Il miele per l'idromele, ph. Fervere

Origini e storia dell’idromele

La prima volta che i nostri antenati sperimentarono il lieve (o non troppo lieve) stato di ebrezza indotto dall’alcol fu proprio “grazie” all’idromele. Nel periodo precedente alla domesticazione della vite, così come dei cereali per la birra, è probabile che il contenuto degli alveari ospitati nelle cavità degli alberi, allagati durante le piogge, andasse incontro a fermentazioni spontanee. Capaci, così, di attirare l’attenzione dei nostri progenitori già 20mila anni fa. Non fu difficile imparare a gestire l’evoluzione della miscela di miele e acqua (battezzata poi col greco hýdor e méli) dentro otri di cuoio, come era d’uso già nel IX secolo a.C. presso le popolazioni celtiche.

Una scena di bevuta durante una symbel vichinga, su una stele incisa a Gotland, ph. Berig

Mentre di idromele si inebriavano anche Egizi, Romani e Greci — con Columella che ne mise per iscritto la ricetta nel I secolo d.C. e la mitologia ellenica che probabilmente lo identificava con la leggendaria ambrosia — le civiltà mediterranee le preferirono poi il vino. Il “nettare dorato” rimase invece centrale nelle culture norrene e scandinave, dove il consumo era legato specialmente alla sfera sacra. Protagonista di cerimonie e banchetti in “sale dell’idromele” dedicate, si tramanda che agli sposi ne venisse regalato il giorno del matrimonio un quantitativo sufficiente per un intero ciclo lunare. Come porta fortuna, ma soprattutto tonico e auspicio di fertilità per la loro (appunto) “luna di miele”.

Miele, ph. Pexels

La preparazione e le varianti dell’idromele

L’idromele è stato il primo alcolico mai prodotto, non solo per l’inciampo fortuito in favi fermentati, ma anche per l’accessibilità e il minimo dispendio legato al reperimento dei suoi ingredienti. Prima di fare il vino, infatti, bisogna saper coltivare la vite, e lo stesso vale per birra e cereali. Il miele, invece, è sufficiente raccoglierlo, poi discioglierlo in acqua e ottenere un mosto per sua natura carico di zuccheri fermentescibili e lieviti indigeni dell’ambiente in cui le api hanno operato.

Un bicchiere di idromele

Nella produzione moderna, questi ultimi sono inoculati in maniera controllata, e si interviene anche sui livelli di acidità con dei correttori naturali. Da questa base produttiva si possono in seguito ottenere varie tipologie di miele. Innanzitutto, a seconda del quantitativo di zucchero iniziale si potranno ottenere varie gradazioni alcoliche (dai 6 ai 18%) e sfumature di gusto: dalle versioni molto secche a quelle liquorose, passando per le frizzanti rifermentate in bottiglia. Alcuni idromele si prestano bene all’invecchiamento, sviluppando aromi complessi oltre ai gradevoli sentori di pan brioche, mollica di pane e note floreali. Va da sé, inoltre, che una bevanda tanto antica sia stata declinata in tante varianti: dal braggot con aggiunta di malto al cyser con succo di mela; dal melomel con la frutta al metheglin a base di spezie.

Una bottiglia di idromele meadlight

I produttori italiani di idromele

In Italia il maggior numero di produttori si concentra in Piemonte, regione abitata in passato da popolazioni di origine celtica come i Taurini (fondatori della città di Torino). Proprio a loro si ispira Idromele dei Taurini, azienda di Caselette in provincia di Torino che dai primi Duemila produce e affina idromele classico, barricato in botti di rovere e acacia, frizzante e con vari mieli di partenza, come tiglio e castagno.

Idromele Le Torri

Ci sono i ragazzi di Meadlight, che nel 2004 hanno iniziato a fare in provincia di Biella il loro Principio, con una miscela di diversi mieli e una moderata gradazione per facilitare la beva. Dal canavese arriva invece il prodotto di Cantine Trivea, nelle varianti al millefiori, castagno e melata, mentre da Cambiano, nel torinese, l’Idromele Dama Bianca.

Idromele Meadlight

In Umbria, Chimere di Foligno lavora sei tipologie di miele e nelle Marche si trova Idromele Le Torri con annessa azienda apistica. In provincia di Pistoia, infine, Dràkon conta sei referenze — tra cui melomel all’amarena e ciliegia, frutti rossi e zenzero e lampone, limone e petali di rosa — in continua espansione.

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