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Venerdì, 19 Luglio 2024
Le Storie

Come riconoscere uno Champagne di qualità con i consigli di un esperto

Dalle indicazioni su come degustarlo alle molteplici variabili riferite all’analisi visiva, olfattiva e gustativa. Ne abbiamo parlato con l’esperto Nicolas Nadeau

Come si degusta uno Champagne e quali sono gli indicatori di qualità che fanno la differenza? Lo abbiamo chiesto a Nicolas Nadeau, fondatore di RSVP che si occupa di distribuzione e retail di vini francesi di piccoli produttori e proprietario de La Vinothèque RSVP a Milano. È nato ad Angoulême, a 100 km a nord di Bordeaux e vicino a Cognac, e il vino è sempre stato una grande passione di famiglia. Per questo a 28 anni si è iscritto a un master sulla vendita di superalcolici e vini a Segonzac. Poi ha lavorato a Hong Kong per 5 anni, occupandosi di esportazione di vini francesi di piccoli produttori soprattutto in Cina. Torna in Europa per amore, stabilizzandosi a Milano, dove ha avviato la sua attività nel 2020. “Sono nel mondo del vino da oltre 10 anni. Ho sempre fatto esportazione di vini francesi di piccoli produttori all’estero e lo faccio tutt’ora”, racconta Nicolas a CiboToday. Gli abbiamo chiesto come si può riconoscere uno Champagne di qualità dall’analisi visiva, olfattiva e gustativa.

La Vinothèque RSVP di via Cadore

Come si degusta uno Champagne

Prima di passare all’analisi visiva, olfattiva e gustativa, è molto importante sapere come va degustato. Innanzitutto, è fondamentale la scelta del bicchiere giusto: “come tutti gli altri vini deve essere degustato in un bicchiere adatto allo scopo. Sono assolutamente da evitare i flute o le coppe come si vede nei film di Hollywood, perché con la loro forma fanno evadere tutti i profumi”. La scelta dovrà ricadere piuttosto su calici con una forma un po’ chiusa come il tulipano. “Mi è capitato di fare questo esperimento – che si può ripetere a casa: ho assaggiato lo stesso Champagne in 3 o 4 bicchieri e posso confermare che cambia così tanto da pensare di avere vini diversi”, afferma Nicolas. Inoltre, è necessario fare attenzione con il lavaggio; infatti, “se ci sono residui di sapone questo potrebbe influire nella degustazione. È preferibile lavare i calici con acqua e aceto, poiché sono le asperità del bicchiere (leggera polvere e piccoli difetti del vetro) che permettono la formazione delle bolle”.

L’aspetto estetico: il vetro non deve essere trasparente

Ancora prima di versare lo Champagne in un calice ci sono degli indicatori che possono guidare il consumatore dell’acquisto. Primo tra tutti il colore della bottiglia: “ad oggi non ci sono quasi più maison che usano vetro trasparente, perché può essere pericoloso per la conservazione del vino. Lo Champagne è molto fragile e delicato, e se esposto ai raggi solari può capitare che assuma il gusto di luce”. Questo è un difetto che può comparire nel vino bianco imbottigliato in vetro incolore, e viene associato alle note anti-aromatiche di “uovo”, “cavolo cotto” e “cipolla”.

L’analisi visiva: il colore e la struttura delle bollicine

È piuttosto difficile giudicare la qualità di uno Champagne dall’aspetto visivo, specialmente perché esistono diversi blend di uve, che danno origine alle varie tipologie. “Dal colore già si può capire cosa si beve; infatti, se è giallo molto chiaro, con sfumature verdi, sarà un blanc de blanc, ovvero uno Champagne realizzato soltanto con uve a bacca bianca, prevalentemente Chardonnay. Quelli più scuri invece, sono fatti da sole uve a bacca nera (principalmente Pinot nero), cioè i blanc de noirs, oppure blend con maggioranza di queste”. Quindi dal punto di vista visivo esistono tante sfumature di Champagne, tra cui anche il rosé. Il colore comunque può indicare dei difetti: “per esempio un blanc de blanc troppo sul verde sarà probabilmente acerbo e amaro. D’altro canto, uno Champagne fatto con bacche nere se è troppo scuro potrebbe aver fatto una macerazione eccessiva".Lo ChampagneLa cosa fondamentale nello Champagne sono le bollicine che “devono essere molto fini. Se lo sono vuol dire che il vino sarà molto elegante e setoso anche al palato”, spiega Nadeau. Oltre all’aspetto della bolla è importante valutarne la persistenza nel bicchiere; infatti, “se spariscono subito lo Champagne potrebbe essere stato invecchiato troppo dopo la sboccatura. Può essere comunque buonissimo ma non avrà la caratteristica fondamentale di questo vino”. Per questo Nicolas consiglia sempre ai suoi clienti di non aspettare troppo prima di bere lo Champagne che comprano. “Non sono vini da mettere in cantina 5-10 anni. Vanno bevuti subito dopo la sboccatura (massimo entro 2 o 3 anni) perché è in quel momento che danno il loro meglio e una straordinaria freschezza”.

Nicolas Nadeau durante una degustazione

L’analisi olfattiva: i profumi e gli aromi

Così come nell’analisi visiva, anche al naso ci sono tanti fattori che possono influire nella valutazione. “Ci sono tanti profumi diversi, dipende dall’uvaggio scelto. Per esempio con lo Chardonnay siamo più su fiori e frutti bianchi. Se invece andiamo sulle bacche nere ci spostiamo su aromi di frutta matura, pasticceria, burro e pane tostato”. A questi si aggiungono i profumi dell’invecchiamento in barrique che conferiscono sentori eleganti di sottobosco e legno. A ogni tipologia di Champagne quindi, viene associata una sfera di profumi e aromi. Questa è un’altra caratteristica che rende magica l’esperienza dello Champagne, poiché copre una quantità di profumi e aromi che può accontentare chiunque.

L’assaggio: le tre caratteristiche che si deve valutare in uno Champagne

Ci sono tre aspetti fondamentali da valutare all’assaggio: mineralità, morbidezza e struttura. “La prima spesso è data dallo Chardonnay, un uvaggio neutro che restituisce il gusto del terroir e la freschezza. Invece il Pinot Meunier porta morbidezza, quindi sapore di frutto maturo e frutti rossi. Infine, il pinot nero conferisce la struttura”. Per questo Nicolas suggerisce di iniziare ad approcciarsi al mondo dello Champagne con un assemblaggio di uve, perché è utile per imparare a riconoscere qual è la caratteristica che piace di più.

Una bottiglia di Champagne

Quando possiamo dire che uno Champagne è di qualità?

Per Nicolas Nadeau un indicatore fondamentale per determinare la qualità di uno Champagne è il numero di immatricolazione professionale rilasciato dal CIVC preceduto dalle iniziali indicanti la categoria professionale dell’elaboratore. Una sigla di due lettere che solitamente si trova nella controetichetta, scritta in piccolo di fianco al codice a barre. In tutto sono sei, “se trovate RM - Récoltant Manipulant: significa che il produttore elabora i vini nella propria cantina usando solo uve della propria raccolta. Tutte le etichette di piccoli produttori, gli unici che troverete da me, hanno questa sigla che per me è il principale segno di qualità da ricercare perché indica produzione limitata, familiare e artigianale”. Per questa tipologia è difficile scendere sotto ai 35€ a bottiglia.

E poi c’è una categoria che più di tutti è sinonimo di qualità: il millesimato, ovvero quello ottenuto da una singola annata, ritenuta eccezionale dall’enologo. “Il millesimato è lo Champagne che tutti i produttori cercano di avere. Capita spesso sulle grandi marche, mentre per i piccoli produttori è molto più difficile. Tra le migliori annate che conosco e vendo ancora c’è quella del 2008 che viene considerato il millesimato del secolo. Se lo trovate è da comprare perché sarà sicuramente un vino eccezionale”.

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