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Giovedì, 18 Aprile 2024
Le Storie

Il governo Meloni ha tagliato i fondi pubblici per curare i disturbi alimentari

La Legge di Bilancio ha fatto sparire il fondo di 25 milioni di euro previsto per la cura e la prevenzione – tra gli altri disturbi alimentari – di anoressia e bulimia. Le associazioni chiedono una revisione del provvedimento

Dopo pochi giorni dall’approvazione in via definitiva della Camera dei Deputati alla legge di Bilancio 2024, nonché a pochissimi giorni dall’inizio del nuovo anno, sono diversi i punti critici emersi dalla lettura del provvedimento. Tra questi una grave mancanza: è sparito il fondo Nazionale per il contrasto dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione (DCA o DA), erogato nella legge del 2021 per gli anni 2022 e 2023. Il sussidio, spalmato per diverse attività sul territorio nazionale, ammontava alla cifra di 25 milioni di euro.

3 milioni (almeno) di persone con disturbi alimentari

Un vero e proprio piano di intervento, per certi versi ancora insufficiente, che rispondesse alla crescente diffusione di disturbi quali anoressia e bulimia, presenti in un’ampia fetta della popolazione (3 milioni secondo una recente stima) sempre più giovane, con una grave incidenza anche in età prepuberale, fra i 10 e i 15 anni. Solo negli ultimi anni, anche grazie alle attività di associazioni e attivisti italiani, l’attenzione sui disturbi del comportamento alimentare ha cominciato a diventare più diffusa.

La nascita di un fondo specifico per la cura e il contrasto delle malattie, sembrava un passo in avanti verso una presa di coscienza collettiva nonché presa in carico di un lavoro specifico sul tema. Anche se il fondo prevedeva solamente “i livelli minimi di cura di base in ogni Regione/Provincia autonoma” con la finalità di mantenere i pazienti “il più possibile prossimali al territorio di residenza per favorire sia l’intensità che la continuità delle cure”.

“È stata una sorpresa per tutti”

In una nota riportata dall’Ansa, la psichiatra Laura Dalla Ragione, specialista nel campo ha raccontato che “Nessuno si aspettava che il fondo non venisse prorogato perché veniva dato per scontato da tutti. È stata una sorpresa per tutti, compreso lo stesso ministero della Salute che si è già attivato. Speriamo che la decisione legata alla mancata proroga venga rivista in Parlamento". Intanto si sono mobilitate 40 associazioni di settore per il ravvedimento del mancato provvedimento. Nella dibattuta legge di bilancio sono presenti fondi di ogni tipo, anche alcuni molto dibattuti per golf club e tennis, ma nulla che riguardi i DCA.

Le strutture sanitarie che si occupano di DCA

Solo a gennaio 2022 era stata resa nota dall’ISS una mappatura a livello nazionale dei centri di cura per i disturbi alimentari. Sembra banale se non assurdo, ma spesso le famiglie non sanno neppure a chi rivolgersi per trovare professionisti formati sul tema dei DCA. Come riportano diverse fonti, al momento le strutture italiane sono 126, tra 112 strutture che rientrano nel Servizio Sanitario Nazionale e 14 in quello privato. Tuttavia tra regione e regione, tra nord e sud sono presenti importanti divari. Come il testo di accompagnamento del fondo spiegava, la prossimità alle cure è essenziale per la riuscita del percorso riabilitativo. Questo mette in luce anche un altro aspetto: chi può permettersi economicamente di viaggiare e spostarsi per arrivare a una struttura, è più avvantaggiato e ha più speranza di avviare un percorso di guarigione di chi non è nelle condizioni di farlo.

Le associazioni e la cura dei disturbi alimentari in Italia

La risposta delle associazioni e degli attivisti è stata di sconcerto rispetto al taglio del fondo. “Il governo ha consapevolmente scelto di mancare ai suoi doveri di stato sociale, abusando del proprio privilegio e diventando complice dei difficili e classisti processi di cura e guarigione che già affliggono molte persone” scrivono sui social dell’Associazione Animenta, fondata da Aurora Caporossi. La questione, dunque, è molto complessa e riguarda a più livelli le cure e il tessuto sociale italiano. Certo suonano inquietanti le parole espresse dall’attuale premier Giorgia Meloni in un video ad agosto del 2022 in cui associò anoressia e obesità (che già hanno due inquadramenti diversi) al termine “devianze giovanili”. Intanto c’è ancora una lunga strada da fare affinché i DCA trovino un corretto inquadramento nei luoghi della salute. Al momento, quello che è in corso sembra un passo indietro.

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