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Domenica, 25 Febbraio 2024
Le Storie

Strana storia della cotoletta milanese-napoletana che però è un piatto tipico argentino

La cucina della mescolanza ha prodotto grandi ricette in cui le origini sono un pasticcio di paesi e invenzioni. Come per questa fettina fritta e poi infornata

Tra i piatti tipici della gastronomia tradizionale argentina c’è sicuramente la “milanesa alla napolitana” una ricetta che fa un po’ sorridere, un po’ saltare dalla sedia per lo strano accostamento di geografie. Milano, Napoli e l’Argentina. A legare questi elementi ci sono tanti aspetti e una bella e buffa storia che in parte è stata messa in discussione, ma che viene data ancora per certa da innumerevoli fonti. Quello che è indiscutibile è che nei menu argentini non sarà raro trovare una fetta di carne panata (o infarinata) passata in padella nell’olio e poi infornata con una mestolata di sugo di pomodoro e una fetta di formaggio, forse mozzarella. Questa più o meno la composizione della milanesa alla napolitana, servita non di rado con contorno di patate fritte.

La milanese napolitana: che cos’è

Un piatto che è sicuramente una bomba di ingrediente e che ha qualcosa di stranamente familiare e al tempo stesso esotico. Protagonista anche di una recente puntata di MasterChef Italia della stagione 2023, la sua ambiguità non è solo nella preparazione e nell’origine, ma anche nel nome, che talvolta è “milanesa a la napolitana”, “a la Napoli”, “napoletana” e basta. Della stessa ricetta sono state costruite diverse varianti: una con il pollo al posto del vitello, oppure con l’uovo fritto, la pancetta, i funghi, le uova, la cipolla, il prosciutto fino a diventare il ripieno di due fette di pane.

La leggenda dietro la “cotoletta sbagliata”

Tutto parte probabilmente dalla “milanesa”, la cotoletta alla milanese portata da migranti italiani in giro per il mondo e conosciuta proprio per questo suo nome abbreviato. Una volta in Argentina, precisamente a Buenos Aires, la strada della cotoletta prende una via tutta sua. Secondo le fonti più ricorrenti, l’intersezione tra Napoli e Milano sarebbe avvenuta per via di un episodio accaduto negli Anni ’40 in un ristorante di Buenos Aires che si chiamava, appunto Napoli. Una sorta di leggenda vorrebbe che qui, dove c’era una clientela ricorrente che frequentava il vicino stadio di pugilato, il Luna Park 3, venisse una sera un avventore molto affezionato alla milanese. Il cuoco però avrebbe bruciato in cottura l’ultima rimasta e, per correggere l’errore, avrebbe coperto la bruciatura con pomodoro e altri ingredienti. In realtà i discendenti dell’allora proprietario, Jose La Grotta, stando a quanto riporta Clarin, il più importante quotidiano argentino, avrebbero sostenuto invece che il piatto fosse frutto di un miscuglio di ricette italiane fatte nella loro cucina. In particolare quella della cotoletta e della pizza. Da qui, la “milanesa napolitana” sarebbe stata la cotoletta alla milanese come la facevano al ristorante Napoli.

Una storia vera o finta? In Argentina si discute per questa cotoletta

Una milanesa napolitana della cucina argentina

La versione popolare è stata contestata anche in altre occasioni. Per esempio il giornalista Daniel Balmaceda in un libro dedicato alla cucina argentina è arrivato a ipotizzare che il ristorante non fosse mai esistito. Questo dimostra che in Argentina, così come in Italia, né più né meno, si disquisisce a lungo sulla reale provenienza dei piatti e si apparecchiano leggende con momenti topici simili: ricette nate per sbaglio, su richiesta espressa dei clienti che, quasi per casualità, diventano dei tormentoni nazionali. Un po’ come gli spaghetti all’assassina di Bari, ma anche la Tarte Tatin e il Negroni solo per citarne qualcuna. Qui aggiungiamo la gloria di una ricetta nata dalla cucina italiana che però in Italia praticamente non esiste (ma l’accostamento con la cotoletta petroniana di Bologna non ci sembra poi così peregrino).

La cucina della mescolanza in Argentina

La genialità del piatto rappresenta quell’idea di “cibo della mescolanza” di cui parlano gli autori Diego Armus e Lisa-Ubelaker Andrade nel loro saggio all’interno del libro Identità Culinarie in Sudamerica. Negli anni d’oro della gastronomia di Buenos Aires che è il risultato “di un lungo processo di meticciato, ibridazione o amalgama” non è inconsueto trovare piatti che definiscano l’identità di Baires come quella “di una città Europea radicata in Sud America” tante erano le influenze italiane, spagnole e persino francesi. Non solo la milanesa dall’origine incerta, ma anche i sorrentinos, i tagliolini alla parigina o la suprema Maryland, un altro tipo di cotoletta di pollo accompagnata da banana fritta, crema di mais, piselli e pancetta, che è una libera interpretazione del pollo fritto degli Stati Uniti del Sud.

Piatti frutto di accostamenti geografici arbitrari

Tanto da comporre un “menu cosmopolita fatto di piatti provenienti da tantissime tradizioni, alcuni con nomi che non sempre mantengono le caratteristiche della versione originale, altri che suggeriscono riferimenti totalmente arbitrari”. Così come è arbitrario ricostruire in modo univoco perché una ricetta si sia imposta con un nome (o con un ingrediente) e non con un altro. Qualcuno ritiene questo processo creativo e sedimentato un fenomeno di cui avere paura, mentre il caso della cotoletta di Buenos Aires sprigiona una libertà creativa da guardare con ammirazione e un po’ di sana invidia.

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