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Giovedì, 23 Maggio 2024
Le Storie

Sentiremo sempre più parlare dell’okra: pianta tropicale che ora si coltiva anche in Italia

L’uso e la presenza sono stati stimolati dalla crescita delle comunità migranti. Ma l’okra ha un gusto e una coltivazione che può piacere a tutti

Si fa a rondelle oppure a fiammifero, si pastella e si frigge, ma si mangia anche stufata o cruda. Si usa per spezzatini, risi, minestre. Ma anche insieme ad altre verdure. L’okra (che ha un’incredibile quantità di soprannomi, tra cui gombo, quiabo o bammia, a testimonianza della sua diffusione) è una pianta che fino a qualche tempo fa ci saremmo stupiti di vedere alle nostre latitudini, ma che adesso possiamo osservare anche nei nostri piatti e sulle nostre tavole oltre che nei banchi dei mercati. Un po’ come successo per l’avocado in Sicilia o nel Salento, il mango oppure il sesamo (che però ha una storia lunghissima) o la moringa.

Cucina internazionali e crescita delle temperature: l’arrivo dell’okra

Okra fritta a fiammifero con le sue salse

A spingere i consumi e la coltivazione sono stati almeno, tra i tanti, due fattori: la crescita di comunità internazionali e migranti, che conoscono l’okra nella loro consueta alimentazione (presente nella cucina di alcuni paesi africani, indiani, asiatici, medio orientali o sudamericani, ma anche in Europa si coltiva e si mangia nei paesi balcanici) e dall’altra la crisi climatica, che porta conseguenze di ogni genere sul mondo dell’agricoltura. Attese e meno attese.

Una malva che si mangia un po’ ovunque

Okra fresca appena colta

L’okra è una pianta la cui origine viene rintracciata nell’Africa dell’est anche se, come abbiamo visto, il suo uso è diffuso in molte cucine. È conosciuta anche con il nome di “dita di donna”, probabilmente per via della forma, e appartiene alla famiglia della Malvaceae, una categoria in cui rientrano ovviamente le piante di malva – da cui il nome - ma anche cacao e cotone, sebbene all’aspetto la pianta e il suo frutto potrebbero ricordare un po’ le zucchine oppure anche i fagiolini. Ricordiamo inoltre che ocra è anche il nome che indica una serie di pigmenti, ma non c’è un legame diretto tra i due elementi.

Come si coltiva l’okra (anche in Italia)

La coltivazione è possibile in climi tropicali e sub-tropicali, dunque in zone calde. Anche l’Italia ha sviluppato di recente alcune coltivazioni di okra, che fino a qualche tempo fa erano sconosciute, specialmente nei periodi che vanno dalla tarda primavera all’estate inoltrata. Prima tra tutte le zone di coltivazione, ovviamente la Sicilia, ma sono segnalate coltivazioni anche ad altre latitudini e in nuove zone: per esempio Puglia, Sardegna, Lazio e Toscana. Nel ravennate è nota una coltivazione di okra sulle colline di San Mamante. La coltivazione non è particolarmente complessa, tanto che su Youtube sono presenti molti video che spiegano come coltivare l’okra anche in casa.

Come si cucina l’okra (e alcuni piatti famosi)

Okra fritta e pastellata

La preparazione in cucina è molto trasversale. Sono noti piatti di tantissime regioni sparse per il mondo che utilizzano l’okra nei modi più disparati. Tra questi ad esempio l’okra fritta, che sarebbe un piatto ricorrente della cucina degli Stati Uniti del sud, dove si passa nella farina di mais e poi si frigge. In Grecia l’okra si fa in umido, con il sugo, in un piatto che ha i tipici sapori del Mediterraneo. Dall’altro lato però, lo chef Jason Atherton dichiarò al Guardian che “se non si sa cosa si sta facendo con l'okra, diventa davvero viscida e ha anche un sapore amaro”. Tuttavia, vista la versatilità e l’accessibilità, non siamo stupiti che si allunghi la lista delle coltivazioni internazionali che trovano terreno fertile in Italia.

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