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Giovedì, 23 Maggio 2024
Le Storie

La ricetta del 25 Aprile. Storia della pastasciutta antifascista simbolo di liberazione

Un piatto semplice condito solo con burro e parmigiano. La pastasciutta antifascista è la ricetta del 25 aprile, giorno della Liberazione, e ricorda la storia dei fratelli Cervi. Che per primi la cucinarono in Emilia per festeggiare la caduta del regime

La fine della guerra, la caduta di Benito Mussolini, la Resistenza e un piatto di pastasciutta sullo sfondo. Ecco gli ingredienti di questa storia, anche se in realtà la pastasciutta antifascista si fa semplicemente con burro e parmigiano. Ma come può infatti un semplice piatto di pasta in bianco diventare uno dei simboli del 25 Aprile, giorno della Liberazione dal regime nazi-fascista? Bisogna tornare indietro nel 1943 quando la famiglia Cervi, contadini benestanti di Campegine piccolo borgo nella provincia emiliana, decisero di festeggiare la sfiducia del Gran Consiglio del Fascismo al suo Duce. Quindi due anni prima della fine della guerra, con una grande festa in piazza dove si offrì a tutti pasta con burro e parmigiano. Oggi questa ricetta, chiamata semplicemente pasta antifascista, ricorda la storia di Resistenza del nostro paese.

La famiglia Cervi

La pastasciutta antifascista: nascita del piatto simbolo della resistenza

Questo semplice piatto di pasta in bianco è dunque nato anni prima della Liberazione. Era il 25 luglio 1943 quando la famiglia Cervi, composta da 7 fratelli dichiaratamente antifascisti, offrirono in piazza 380 chili di pastasciutta. Si procurarono la farina, impastarono e condirono semplicemente con burro e parmigiano. Un piatto sostanzioso e della festa, visto anche le condizioni di malnutrizione in cui versava la popolazione affamata dalla guerra. Poco dopo tutta la famiglia Cervi si unì alla resistenza, combattendo attivamente contro il regime. Infatti la storia insegna che la guerra non era finita: Mussolini si riorganizzò nella Repubblica Sociale di Salò e iniziò un duro periodo di guerra civile fino all’epilogo in piazzale Loreto a Milano. Era il 29 aprile 1945 e solo da alcuni giorni l’Italia era stata effettivamente liberata.

25 aprile 1945L’avversione dei fascisti alla pasta e la lezione del futurismo

Si fa presto a capire la fortuna di questo semplice piatto, assunto a simbolo della Resistenza e ancora oggi replicato in questo giorno. Infatti la politica autarchica del fascismo era poco incline al consumo di pasta, proprio perché per raggiungere l’autosufficienza sul grano era necessario consumarne poco. Gli italiani nel periodo del fascismo mangiavano prevalentemente polenta al nord e pane al sud, questo non senza conseguenze per la salute pubblica. Senza contare l’avversione dei futuristi, movimento artistico, letterale e culturale nato agli inizi del XX Secolo. Fu proprio l’intellettuale Tommaso Marinetti che nel suo Manifesto della cucina Futurista dedicò un capitolo “Contro la pastasciutta”. I motivi? il consumo di pasta avrebbe portato, secondo il futurista, a rammollezza, pessimismo, nostalgia e quindi avrebbe spinto le persone ad avere una posizione neutrale nei confronti della guerra.

Tommaso Marinetti

Ancora oggi, a distanza di 80 anni, la pastasciutta antifascista è simbolo di questa ricorrenza che unisce il paese. Una storia che viene ricordata ogni 25 aprile dall’ANPI, associazione nazionale partigiani italiani, e che ha anche una sua data. Il 25 luglio, infatti, presso l’Istituto Alcide Cervi di Gattatico in provincia di Reggio Emilia, c’è un’altra speciale occasione che ricorda l’avvenimento. Cosa si mangia? Ovviamente pastasciutta burro e parmigiano.

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