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Martedì, 23 Aprile 2024
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Eh no Benedetta, impegnarsi a mangiare cibo di qualità non è snob

Sì, molti sono obbligati a risparmiare, ma la maggior parte lo fa per superficialità. Col beneplacito di influencer e cuoche social come Benedetta Rossi. Ma se risparmi sul cibo, c'è qualcuno che paga al tuo posto

Sulla polemica della settimana che vede protagonista la cuoca digital-televisiva Benedetta Rossi e i presunti haters che "bullizzano" i suoi milioni di follower dobbiamo mettere le mani avanti su almeno tre punti.

1. Gli odiatori dei social disgustano anche noi tanto quanto disgustano Benedetta Rossi. Indipendentemente da quello che dicono. Vigliacchi che le piattaforme social dovrebbero e potrebbero eliminare rapidamente.

2. I "gastrofighetti", ovvero coloro che non concepiscono altra narrazione del cibo se non quella sofisticatamente superficiale, gourmet, stellata ci sembrano qualcosa fuori dal tempo pure a noialtri.

3. Siamo ben consci che una fetta significativa della popolazione fatica a far stare insieme il pranzo con la cena e deve prestare massima attenzione a ciò che mette nel carrello della spesa.

Benedetta Rossi ha ragione ma non ha ragione

E allora - viste queste tre premesse - perché non siamo affatto d'accordo con lo sfogo social (con tanto di lacrime d'ordinanza) della star mediatica marchigiana?

Benedetta Rossi su Dissapore

Riavvolgiamo il nastro e vediamo cosa è successo. E dobbiamo riavvolgerlo di parecchio perché tutto si è scatenato a partire dallo scorso 13 aprile. Sul sito Dissapore esce un articolo che tra il serio e il faceto elenca "Le 10 peggiori ricette del sito Fatto in Casa da Benedetta". Il cahier de doléances firmato da Chiara Cajelli sottolinea come le preparazioni proposte da Rossi siano per lo più sbilanciate a livello nutrizionale, pesanti, tendenzialmente dannose per la salute e non di rado infarcite di mediocri prodotti industriali. Il contenuto ha successo sui social e su Facebook circola da quasi un mese con un corredo di quasi mille commenti. Haters? Forse qualcuno sì, ma più che altro normalissimi utenti impegnati ad argomentare. Utenti che in alcuni casi prendono le difese di Benedetta, in altri casi invece rincarano la dose dell'articolo e fanno notare quanto pericoloso sia veicolare da palcoscenici mediatici così d'impatto (Benedetta Rossi conta milioni e milioni di seguaci). Sta di fatto che Benedetta - per quanto possiamo dedurre - non ci sta, non dimostra neppure di possedere un poco di autoironia e alla fine, dopo settimane, esce con la video denuncia di cui oggi tutti parlano. 

Nel video Benedetta ammette di non essere capace a cucinare (cosa un po' anomala per chi ha l'onere e l'onore di proporre ogni giorno suggerimenti alimentari a mezza Italia), ma spiega che non è quello il punto. Il punto è che "questi articoli" (che non cita) sono conditi da commenti che bullizzano la sua fan base, i suoi follower, il suo popolo. "Me ne sono segnati alcuni" dice. E li legge nel video. Peccato che i commenti siano ben lontani dalle atroci forme di bullismo e violenza che purtroppo si incontrano su web. C'è solo gente che la critica, che non è d'accordo col suo stile, che prende le distanze. 

La retorica sulle famiglie che non arrivano alla fine del mese danneggia le famiglie che non arrivano alla fine del mese

Il resto della video-invettiva (al netto di quando Rossi spiega quanto gli faccia "schifo" chi la mette in discussione nella sua indiscutibile onnipotenza mediatica) è un grande malinteso: Benedetta ci spiega insomma che se le persone comprano tonno in scatola, olio extravergine da 2,99 al litro e panna zuccherata al discount è perché non arrivano alla fine del mese. Secondo l'influencer insomma da una parte è normale che le famiglie con redditi più bassi mangino cibo scadente e dannoso per la salute (qualcosa che dobbiamo dare per assodato, ineluttabile), dall'altra ogni consumatore di cibo scadente farebbe queste scelte esclusivamente per necessità.

In realtà le cose non stanno così. Se è vero che molte famiglie sono costrette a risparmiare fino all'osso sulla spesa alimentare (e bisognerebbe intervenire, non certo rassegnarsi a questo anzi incoraggiandole e legittimandole a divorare robaccia), ce ne sono altrettante che pur potendosi permettere ingredienti più sani ed etici preferiscono per superficialità investire su auto, scarpe e telefonini e risparmiare sul cibo. 

Con i dovuti accorgimenti tra l'altro, il cibo di qualità (cose semplici, non caviale o tartufo bianco come gigioneggia Benedetta Rossi quando stigmatizza chi va in giro per "botteghe gourmet") non necessariamente costa di più del cibo industriale che fa bella mostra di se nelle ricette della influencer di Fermo. Da un pulpito così efficace come quello di Rossi ci si aspetterebbe magari un messaggio di questo tipo, non una resa totale alla dittatura dei prodotti veloci e scadenti col pretesto non sempre veritiero delle scarse risorse economiche e del poco tempo a disposizione. 

Se risparmi sul cibo qualcuno sta pagando per te

Quello che Benedetta Rossi dovrebbe spiegare alla sua "community", visto che sostiene di amarla così tanto da arrivare alle lacrime, è che ogni forzatura circa i risparmi sul cibo, genera risparmi finti

Se risparmi sul cibo, significa che qualcuno sta pagando al tuo posto. Sta pagando il contadino che viene strozzato da prezzi all'ingrosso inaccettabili; la sta pagando l'operaio nello stabilimento di trasformazione; la sta pagando l'ambiente perché per realizzare prodotti in fretta e a buon mercato occorre fertilizzare, diserbare, inquinare; lo sta pagando la filiera della logistica, il camionista che rifornisce i supermercati o il commesso che sta alla cassa. Ogni prodotto (specie alimentare) proposto a cifre forzatamente basse è un prodotto che genera sfruttamento, povertà, disagio. Benedetta Rossi parla di "venti centesimi" e spiega che talvolta anche risparmiare 20 cent per una famiglia significa poter far quadrare i conti. In alcuni casi è vero, ma è altrettanto vero che quei pochi spiccioli qualcun altro dovrà metterli. Si sposta il problema da una parte all'altra. Si sposta povertà da una famiglia all'altra. A volte poi il finto risparmio sarà coperto, dilazionato nel tempo, perfino quella famiglia stessa in termini di spese sanitarie. Perché questo succede a non fare attenzione a cosa si mangia utilizzando il denaro come unico parametro di scelta. 

Incoraggiare milioni di cittadini a comprare prodotti mediocri a basso prezzo significa inoltre incentivare un consumo eccessivo, perché se i prodotti hanno un costo artificiosamente contenuto siamo portati a comprarne di più e dunque o finisce che mangiamo troppo o finisce che sprechiamo tanto. Per non dire del packaging: alcuni prodotti costano assai meno semplicemente perché le aziende che li propongono non hanno ancora investito alcunché sul migioramento dei materiali di confezionamento. E così risparmi qualche monetina, ma regali all'ambiente plastiche difficili da riciclare e gestire.

D'altro canto le famiglie in difficoltà già sanno per conto loro di dover risparmiare fino all'ultimo centesimo, non hanno bisogno che una star dei social glielo sottolinei. Sarebbe stato bello se Benedetta Rossi, invece di arroccarsi sulle proprie posizioni e mettersi sulla difensiva (disprezzando chi si sforza a consumare in maniera etica), avesse approfittato delle critiche per mettere appunto e aggiornare alcune caratteristiche del suo ricchissimo impero mediatico e del tono di voce che propone ad una platea così ampia. 

Il punto più amaro di tutta la storia? Non sono i commenti populisti di Antonella Clerici ("la cucina deve essere pop, non snob"), no, è piuttosto un passaggio del video di Benedetta. Quando si arrabbia con chi la critica perché "per fare click si è disposti a tutto"...

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