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Martedì, 27 Febbraio 2024
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Storia di Antonino Cannavacciuolo, il super chef napoletano che ha sfondato in tv

Eredita la passione per la cucina dalla nonna e dal padre e a 13 anni e mezzo è già dietro i fornelli. Nel 1999 inizia il suo viaggio personale alla guida del ristorante Villa Crespi sul lago di Orta, insieme alla moglie Cinzia Primatesta. Oggi ha 7 Stelle Michelin, 11 strutture e oltre 250 dipendenti

Nato a Vico Equense nel 1975, Antonino Cannavacciuolo è uno degli chef italiani più famosi – complici anche le numerose apparizioni sul piccolo schermo - e apprezzati nel mondo della ristorazione. Dal 1999 la sua cucina si può assaggiare alla tavola del ristorante Villa Crespi a Orta San Giulio, sul Lago di Orta in provincia di Novara.

Antonino Cannavacciuolo in un immagine da bambino

Gli studi e le prime esperienze di Antonino Cannavacciuolo

“I primi passi li ho fatti con mia nonna. Ammiravo la sua dedizione nella preparazione dei piatti della tradizione, come le candele alla genovese. Mi faceva spezzare le candele con le mani insieme a lei”, ha raccontato Cannavacciuolo. Nel 1989 si iscrive all’Istituto Alberghiero, nonostante i genitori non fossero molto d’accordo con la scelta ma lui era molto deciso già all’epoca: “o mi fate fare l’alberghiero o nun faccio niente”. Così segue le orme del padre Andrea, cuoco e docente presso l’istituto alberghiero Di Gennaro, oltre che scultore di presepi per passione. A 13 anni già lavorava in cucina e, dopo essersi diplomato nel ’93, inizia ad accumulare esperienze vicino casa e all’estero. Degni di nota gli stage in due ristoranti in Alsazia: l’Auberge de l’Ill della famiglia Haeberlin e il Buerehiesel di Antoine Westermann, entrambi Tre Stelle Michelin.

Torna in Italia e continua a fare la gavetta al Quisisana di Capri, dove a quel tempo c’era la consulenza di Gualtiero Marchesi. Nel 1995, mentre lavorava all’Hotel San Rocco, il direttore propone al padre di Cinzia Primatesta – sua attuale moglie - di prenderlo per qualche mese nella cucina del suo ristorante l’Approdo sul lago di Orta. La svolta professionale arriva quando accetta una bella sfida: riportare in auge un’antica villa in stile moresco sulle rive del lago d’Orta di proprietà della famiglia Primatesta. Era Villa Crespi.

Villa Crespi vista dall'alto

Il Relais e ristorante Villa Crespi di Orta San Giulio

Nel 1999 assume la gestione del ristorante nelle vesti di chef patron e i risultati non tardano ad arrivare: la prima stella nel 2003, nello stesso anno in cui si sposa con Cinzia. Nel 2006 la seconda, per poi entrare nell’olimpo dei tristellati 16 anni più tardi. Nel mentre la famiglia si allarga, nascono Elisa nel 2007 e Andrea nel 2012, nello stesso anno in cui Villa Crespi entra a far parte di Relais & Chateaux.

Una sala del ristorante Villa Crespi

Oggi Villa Crespi è un albergo 5 stelle lusso con 14 suite dal fascino mediorientale, con tanto di antico minareto che si vede anche dall’altra sponda del lago. Un ambiente elegante e raffinato sia nelle camere che negli spazi comuni. Il ristorante ha 4 sale impreziosite da affascinanti dettagli dell’architettura moresca, mentre nel piatto si fa un viaggio tra Campania e Piemonte. Il menu degustazione del ristorante, si articola in due percorsi: Itinerario in 8 piatti a 280€ e Mettici l’anima da 10 battute a 300€.

Antonino Cannavacciuolo con la moglie Cinzia Primatesta

Gli altri progetti ristorativi di Antonino Cannavacciuolo

Antonino Cannavacciuolo e Cinzia Primatesta hanno iniziato a scrivere la storia del Gruppo Cannavacciuolo nel 1999, e da quel momento non si sono mai fermati. In questi anni sono nate 11 strutture. Nel 2015 apre il primo Cannavacciuolo Cafè & Bistrot a Novara, e raddoppia due anni più tardi a Torino. Entrambi premiati con la stella nel 2019. Questo è un altro anno importante per lo chef campano, nasce infatti il format Antonino Il Banco di Cannavacciuolo all’interno del Vicolungo The Style Outlets. Si tratta di locali di street food napoletano (ad oggi sono 3, l’ultimo inaugurato nel 2023 al Terminal 1 di Milano Malpensa) concepito per l’asporto, dove comprare parmigiana di melanzane, cuoppo di fritti, pizza di scarola e dolci.

Uno dei Laqua Resort

Nel 2021 il gruppo si ingrandisce ancora con l’inaugurazione dei Laqua Resorts, una collezione di resort con cui esprime un nuovo concetto di accoglienza di ospitalità. In tutto oggi sono 4: Laqua by the Sea a Sorrento (già attivo dal 2012), Laqua by the Lake (sulle sponde del Lago di Orta), Laqua Vineyard nelle campagne toscane in provincia di Pisa e Laqua Countryside nell’entroterra sorrentino dove è cresciuto. La sua casa dell’infanzia ha ripreso nuova vita, e c’è anche il ristorante 1 stella Michelin con alla guida Michele Somma.

Antonino Cannavacciuolo durante il programma MasterChef Italia insieme agli altri due giudici-2

La televisione e la partecipazione a MasterChef Italia

L’esordio televisivo di Antonino Cannavacciuolo avviene nel 2013 quando ha condotto la prima stagione di Cucine da Incubo, la versione italiana dello statunitense Kitchen Nightmares con lo chef Gordon Ramsey. La sua notorietà cresce ancora quando diventa giudice di Masterchef Italia a partire dalla quinta stagione nel 2015, aggiungendosi ai colleghi Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Carlo Cracco. È stato invitato in tantissime trasmissioni televisive, nonché radiofoniche, tra cui anche il Festival di Sanremo nel 2016. Conduce nel 2017 ‘O Mare Mio, un programma inventato da lui, poi sul Nove va in onda con Ci pensa Antonino.

Un piatto del ristorante Villa Crespi

La cucina di chef Antonino Cannavacciuolo

Ad oggi Antonino Cannavacciuolo ha nel curriculum 7 Stelle Michelin - secondo solo a Enrico Bartolini - 11 strutture e più di 250 collaboratori. “Cucinare per me è sentire il richiamo dei luoghi in cui sono cresciuto: il profumo del mare, dei limoni, di casa”, afferma lo chef. E in effetti il limone è proprio uno dei suoi ingredienti feticcio: “perché nella tradizione campana è tutto: un aroma, un dessert, un medicinale e un rinfrescante”. La sua è una cucina che ha le basi ben solide nella sua terra di origine, che negli anni si è arricchita delle influenze del territorio di adozione, in un continuo rimando tar passato e presente.

“Una terra come la mia lascia un’impronta indelebile che ti porti dietro ovunque tu sia, ed è per questo che i miei piatti nascono sempre dall’incontro tra le memorie della mia infanzia, fatte di sapori semplici che sanno di casa, e la tradizione gastronomica del Piemonte, mia terra d’adozione”. E poi la centralità delle materie prime nel piatto, che devono essere poche, riconoscibili e di eccellente qualità. Oltre al limone, la sua cucina non potrebbe esistere senza il pomodoro perché “anche se parla americano è il re della cucina italiana”, la carne perché “significa Piemonte”, la pasta rigorosamente servita al dente e ovviamente il pesce.

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