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Venerdì, 19 Luglio 2024
Personaggi

Gennaro Esposito, lo chef campano che ogni anno raduna i migliori cuochi d’Italia in una festa di paese

Una cucina emblematica della Costiera Sorrentina che gli è valsa due stelle Michelin, e la capacità di costruire una rete di grandi chef che tornano da 21 anni a fare festa a Vico Equense. La storia dello chef de La Torre del Saracino

Alto, imponente e dalla parlata sciolta: se quasi tutti si prendono la confidenza di chiamarlo ‘Gennarino’, il motivo non è affatto la stazza, ma la giovialità che lo accompagna con la sua casacca da cuoco. Gennaro Esposito, col nome che fuga ogni dubbio sulla sua origine geografica, non è solo uno degli chef italiani più rappresentativi della nostra gastronomia, ma anche un personaggio capace di unire intorno a sé un gruppo di colleghi che ogni anno lo tornano a trovare, in una tre giorni di festa, brindisi e cucina per le strade di Vico Equense. La sua storia.

Vista dalla terrazza della Torre del Saracino

Dalla cucina di casa a Vico Equense alle esperienze con gli chef internazionali 

Esposito è nato proprio in questo borgo della penisola Sorrentina nel 1970. Alle spalle ha i Monti Lattari, davanti il Golfo di Napoli, dove, quando è sereno, si intravede da una parte anche Capri. Cresce con una mamma e un nonno che lavorano come mezzadri coltivando terreni, e a casa la materia prima agricola non cambia.

Gennaro Esposito alla Torre del Saracino

Da loro impara a conoscere gli ingredienti e a cucinare i classici, mentre il mestiere dello zio, che è pasticciere, se lo porterà avanti nella passione per i dessert. Dopo il diploma all’alberghiero nell’88, ci sono due incontri che fanno cambiare il passo del giovane chef: da una parte Gianfranco Vissani, che gli mostra come si fa a essere creativi; dall’altra Alain Ducasse. Ad oggi lo chef vivente che ha collezionato più stelle al mondo, gli insegna il rigore, l’organizzazione e l’attenzione maniacale al dettaglio.

Il ristorante La Torre del Saracino: alta cucina con prodotti del territorio

Nel ’91 Esposito acquista quello che era un ristorantino turistico sul lungomare di Seiano, ai piedi del borgo di Vico, arrampicato più su. Il locale ha dalla sua una location notevole: la medievale torre di avvistamento di Capo Rivo, che sta lì dal XIV secolo. Una sala interna con non troppi tavoli e oggi anche una terrazza vetrata, praticamente sospesa davanti al Vesuvio. La cucina si fa negli anni più di ricerca, con il bagaglio partenopeo che non resta monolitico ma si apre a contaminazioni, spunti, prove. “Quando gusterete un mio piatto, voi mangerete la mia storia ma anche la mia personale ricerca del nuovo”, dice lo chef, che nel 2001 ottiene una prima stella Michelin.

Un piatto di Gennaro Esposito

Sei anni dopo, arriva anche la seconda. A Torre del Saracino la sua parmigiana di pesce bandiera è diventata un piccolo classico, così come le candele spezzate con la trippa di baccalà, la sua rilettura della pasta mista con crostacei e pesce di scoglio e infine il babà, che preferisce servire con crema e fragoline di bosco. Oggi la sua cucina è arrivata anche al Gennaro’s, ristorante dell’Hotel La Palma di Capri, al Caruso Nuovo Bistrot del Grand Hotel et de Milan nel capoluogo lombardo, nonché all’Evo Bistrot, nella realtà agricola e d’accoglienza Centumbrie sul Lago Trasimeno.

Gennaro Esposito della cucina della Torre del Saracino

Gennaro Esposito e la sua grande festa di paese a Vico Equense

Nel 2003, lo chef decide di mettere in moto la rete di contatti consolidata in anni di carriera a favore del suo paese. Vico Equense — da dove viene un altro collega illustre, Antonino Cannavacciuolo — diventa così da allora la sede di una grande festa che coinvolge tanti chef blasonati, ma anche giovani emergenti e, soprattutto, gli abitanti del posto. “Festa a Vico è nata durante una tavolata tra amici che hanno deciso ogni anno di tornare”, racconta il fondatore, “per vivere un’esperienza che unisce sempre di più. Ormai è diventata una celebrazione della grande cucina italiana; di anno in anno ne ha raccontato l’evoluzione, con chef e grandi artigiani del cibo”.

Le strade di Vico Equense durante la festa

Un obiettivo, però, non solo di ‘concetto’, ma anche fattivo. La kermesse, tra appuntamenti aperti a tutti e occasioni a pagamento, serve infatti per raccogliere fondi da devolvere a cause benefiche, tra piccole associazioni locali e onlus operative in tutto il Paese.

Cosa succede ogni anno a Festa a Vico

L’ultima edizione, ad esempio, si è svolta tra il 10 e il 12 giugno 2024 e ha macinato gli ormai ‘soliti’ numeri. A passeggiare tra gli stand di prodotti locali e banchetti dei ristoratori di Vico più di 50mila persone, poi decine e decine di chef italiani e dall’estero, tutti insieme — o quasi — in cucina per alcune cene a più e più mani. Dall’argentina Narda Lepes alla friulana Antonia Klugmann, poi Davide Oldani, il francese Christophe Pelé, Gaetano Trovato, Cristiano Tomei, Martina Caruso, Francesco Apreda e Anthony Genovese.

Alcuni degli chef di Festa a Vico 2024

Tutti chiamati a presentare i propri piatti, dando qualche ‘tocco amalfitano’ Insieme a professionisti di lungo corso come il grande Valentino Marcattilii del San Domenico di Imola, a Vico hanno cucinato anche promesse più giovani: Carlotta Delicato, Federico Rovacchi, Erika Gotta, Stefano Zanini, Agnese Loss, sono alcuni di loro, che forse avranno voglia di tornare. 

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