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Sabato, 18 Maggio 2024
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Storia di Cristina Bowerman, la cuoca col ciuffo rosa che lotta contro gli stereotipi

Ritratto della chef pugliese dall’anima rock che ha messo in atto una rivoluzione gentile tanto in cucina, quanto nel sociale. Da Cerignola a San Francisco con ritorno a Roma dove si stabilizza da Glass Hostaria

Il suo vero nome è Cristina Vitulli ma è conosciuta da tutti come Cristina Bowerman, con il cognome del primo marito americano. Nasce a Cerignola, in provincia di Foggia, nel 1966 ed è una delle chef italiane più famose e apprezzate nel mondo enogastronomico. Ha l’anima e l’aspetto rock, è rivoluzionaria tanto in cucina quanto nel pensiero, e si impegna da anni per combattere gli stereotipi di genere in cucina. Come? “Bisogna pensare fuori dagli schemi. Ecco un altro “stereotipo” applicato a me stessa, per esempio: “Ahh, lei ha i capelli rosa, non sa fare niente. Oppure, più delicato, ha i capelli rosa farà cucina creativa, non sa fare tradizione”. Assolutamente non vero: bisogna indagare, prima di fare certe dichiarazioni. Documentarsi. E semplicemente andare avanti: questa per me è rivoluzione”, ha dichiarato in una recente intervista.

Il ristorante Glass Hostaria

Gli studi e i primi ristoranti

Dopo la laurea in Giurisprudenza nel 1992, Cristina Bowerman lascia l’Italia per andare negli Stati Uniti, dove prosegue gli studi forensi alternandoli con quelli in graphic design. Il suo primo lavoro, nonché il primo approccio alla cucina, è stato preparare crêpes e cappuccini da Higher Ground, una coffee house di San Francisco. Nel ‘98 vola ad Austin e dopo 6 anni si laurea nuovamente, questa volta in Culinary Arts, che le da accesso alla cucina del Driskill Grill, rinomato ristorante gourmet dell’Hotel Driskill a 5 stelle. È qui che sviluppa una profonda conoscenza delle tecniche e una rigida disciplina. Dopo 13 anni trascorsi in America, nel 2005 la chef pugliese fa ritorno in Italia. E dopo una parentesi formativa al Convivio dei fratelli Troiani a Roma entra nella cucina di Glass Hostaria. Un nuovo locale di Trastevere di Fabio Spada, poi diventato marito di chef Bowerman, con un’impostazione molto contemporanea e innovativa.

Linguine, curd al lime, coriandolo, caviale Imperiale

Il ristorante Glass Hostaria e i menu

È qui che la chef ha dato libero sfogo alla sua creatività e al suo estro, portando in tavola la sua idea di cucina, frutto delle esperienze accumulate all’estero. “Glass Hostaria è il luogo in cui ho maggiormente sviluppato il mio percorso di ricerca gastronomica”, che nel 2010 riceve la stella Michelin. Il locale si distingue molto dalle altre insegne trasteverine, in quanto luogo con un design moderno ma allo stesso tempo accogliente e informale. E questo si rispecchia anche nella cucina, che attinge alle ricette della tradizione italiana con uno sguardo contemporaneo sul resto del mondo, come nel piatto Linguina, burro all’ ostrica, miso, edamame, zest di limone e caviale Oscietra Royal Attilus. Da Glass propone un menu semplice ed essenziale con 10 proposte alla carta e 2 percorsi degustazione da 6 portare, il Glass - dedicato ai signature - e il Vegetariano, entrambi a 130€.

La cucina di chef Cristina Bowerman e il suo impegno sociale

“Ho sempre cercato di sviluppare un’idea e uno stile di cucina personale, in grado di combinare la conoscenza e il rispetto del territorio in cui opero con la voglia di sperimentare soluzioni creative e innovative”, afferma la Bowerman, che a fianco della tecnica mette sempre una buona dose di istinto ed emozione. Alla base della sua cucina c’è un’attenzione maniacale per la qualità della materia prima e per la scelta degli ingredienti. Molto rigorosa, negli anni ha continuato a studiare imperterrita per apprendere nuove tecniche, prodotti e culture.

L'impegno sociale di Cristina BowermanUna filosofia di pensiero che sembrerebbe quella vincente; infatti negli anni le sono stati attribuiti molti meriti, nonché premi e riconoscimenti per il suo lavoro. Tra questi, nel 2013 è stata premiata come Chef Donna dell’Anno da Identità Golose, è stata la prima Presidente dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, e nel 2016 è stata in commissione per la creazione del Food Act. Non è da meno il suo impegno sociale, soprattutto in tema di empowerment femminile: “da sempre cerco di rappresentare un role model per quanto riguarda il ruolo delle donne nella ristorazione – un ambiente estremamente sbilanciato verso la rappresentanza maschile – e non solo”. Recentemente ha aderito a Chefs Manifesto, l’iniziativa lanciata da Paul Newnham, che ha l’obiettivo di porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e promuovere l’agricoltura sostenibile entro il 2030.

Ape Romeo di Cristina Bowerman

Gli altri progetti, i libri e la partecipazione al film La cena perfetta

“Amo la libertà d’espressione che l’alta cucina mi consente, ma mi stimola e mi diverte anche cercare altre direzioni, più informali e giocose”. E grazie al successo ottenuto con Glass è riuscita ad esprimersi in diversi progetti ristorativi tutti con una loro anima: il ristorante con cocktail bar e gastronomia Romeo, Ape Romeo, la pizzeria Giulietta, la gelateria Frigo e il format Cup al mercato di Testaccio. Nel mentre ha portato avanti diverse consulenze, come quella con Autogrill con cui ha aperto il bistrot Assaggio al terminal 3 di Fiumicino. Si impegna anche a fare formazione (e informazione) in Italia e all’estero partecipando a diversi talk e collaborando anche con alcune università, tra cui l’Università di Roma che nel 2018 l’ha nominata membro del Comitato di Indirizzo del corso di laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche.

Cristona Bowerman in una scena de La cena perfetta, ph Chiara Calabro

Nel 2014 esce il suo primo libro autobiografico Da Cerignola a San Francisco e ritorno – La mia vita di chef controcorrente. Mentre è del 2018 Chef Cristina Bowerman incontra Eugenio Tibaldi, un libro in cui si perdono i confini tra l’arte e il cibo. L’anno scorso invece, la sua presenza ha fatto la differenza sul set del film La cena Perfetta di Davide Minnella con Salvatore Esposito e Greta Scarano. Non solo si intravede in una scena del film con altri colleghi, ma è stata chiamata per fare da consulente (anche in fase di sceneggiatura!) e rendere più verosimile possibile il racconto – soprattutto all’occhio degli addetti ai lavori - in cui è protagonista la cucina e il mondo della ristorazione.

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