Ricevi la nostra Newsletter

L'unico modo per non perderti nulla sulle novità gastronomiche suggerite da Cibotoday. Ogni mattina nella tua e-mail.

rotate-mobile
Mercoledì, 19 Giugno 2024
Personaggi

"Ecco come faccio il fotografo di cibo tra food porn e intelligenza artificiale”

Piatti, ricette, drink list, ritratti: il fotografo di cibo è una figura professionale sempre più richiesta. Abbiamo chiesto ad Andrea Di Lorenzo, fotografo professionista di Roma, come nasce come questo lavoro e perché è importante nella narrazione di oggi

Nel mondo iper connesso e globale anche la gastronomia ha visto nascere nuove posizioni professionali. Come quella del fotografo di cibo, figura sempre più richiesta per la realizzazione di servizi volti a comunicare il lavoro di uno chef o di un ristorante. Ne abbiamo parlato con Andrea Di Lorenzo, fotografo professionista di Roma, tra i primi in Italia a farne una vera e propria professione. Ha lavorato con ristoranti stellati, grandi catene d’hotellerie, riviste specializzate e per marchi commerciali. Ci siamo fatti raccontare cosa vuol dire oggi fare questo lavoro, che competenze ci vogliono e quali sono le sfide del futuro anche guardando alle intelligenze artificiali.

Andrea Di Lorenzo PH Eolo Perfido

Come hai iniziato a fare fotografia?

Mi sono formato nel cinema, dopo una laurea in cinematografia e critica. Ho lavorato per anni con Philippe Antonello, mio mentore nonché tra i più grandi fotografi di scena, a cui devo molto. Stavamo tutto il giorno sui set: ho collaborato con Soldini, Diritti, Albanese, tra i molti. Qui ho iniziato a comprendere il lavoro del fotografo.

Quindi non avevi degli studi specifici.

No, mi sono formato sul campo e poi studiando costantemente. Con Antonello sono stati 8 anni bellissimi e formativi, che mi hanno insegnato molto a livello tecnico ma anche umano: dal rapporto con i clienti agli uffici stampa, il contatto con i giornalisti e i quindi i magazine.

E poi come sei arrivato alla fotografia del cibo?

Il cinema è bello ma soggetto a ritmi stagionali, quindi ho deciso di guardarmi attorno. Nel 2010 a Roma nasceva Cibando, progetto visionario e pionieristico ai tempi, che tramite un’app geolocalizzava i ristoranti vicino alla tua posizione. Io andavo in giro a fare foto nei locali che aderivano alla piattaforma. In quel periodo non era ancora così sviluppata l’idea della comunicazione in ambito gastronomico, soprattutto a Roma.

Torre Prada, Milano PH Andrea Di Lorenzo

La grande bolla dei social non c’era…

No. Si facevano foto per siti di ristoranti ed hotel ma solo a grandi livelli. Instragram era ancora agli albori, non c’era questa bulimia di immagini e contenuti. Quindi fotografare professionalmente del cibo era ancora un terreno quasi vergine.

E da Cibando come sei arrivato a fare quello che fai oggi?

Sono cresciuto parecchio all’interno di questa agenzia, tanto da diventare Direttore Creativo. Gestivo i clienti, i progetti e tutti i fotografi interni, molti dei quali hanno oggi una bellissima carriera nella fotografia di cibo. Parlo di Alberto Blasetti, Barbara Santoro e Martino Dini. Poi ho deciso di mollare e mettermi in proprio: avevo acquisito credibilità e molti ristoranti iniziavano a chiamarmi.

Chi sono i tuoi clienti?

Lavoro per grandi gruppi d’hotellerie come Dorchester Hotels, Roccoforte, Baglioni, tantissimi ristoranti stellati, bistrot, pizzerie, cocktail bar. Faccio anche lavori editoriali con Marco Bolasco di Topic, con Giunti, Gambero Rosso, CoockInc, nonché stampa straniera tra tutti Eater e Feinschmecker. Poi ci sono i lavori per le grandi agenzie che mi chiamano per pubblicità di marchi.

Avanvera, Roma PH Andrea Di Lorenzo-2

Qual è il compito di un fotografo di cibo?

Dipende qual è lo scopo del tuo lavoro. Il mio è prevalentemente commerciale, quindi le mie foto servono per permettere di vendere, che sia un ristorante o un prodotto.  Altro discorso se si fanno reportage, per cui invece c’è molta più libertà per un fotografo. Penso ai lavori di Tommaso Protti, fotografo di cibo che fa servizi in Brasile…

C’è meno libertà nel lavoro commerciale?

Sì perché comunque quando lavori per uno chef, un hotel o ancora di più per un’azienda si parte da un’impostazione diversa, di tipo commerciale. Si è a contatto con il marketing manager, con gli uffici stampa, con i cuochi e ci sono delle guide lines da seguire.

E da cosa si parte per un buon servizio?

Si parla con la committenza e si capisce cosa si vuole comunicare. Un piatto, un nuovo menu o drink list, un ritratto o un prodotto di merchandising. Poi si sviluppa il mood board, ovvero un’idea dello stile e della creatività che verranno sviluppate in quel progetto specifico. Ovviamente un ristorante stellato non avrà lo stesso linguaggio visivo di un locale che fa street food.

Paella nera, Anthill Cocktail Bar Napoli PH Andrea Di Lorenzo-2

Ma un fotografo di cibo deve per forza conoscere la gastronomia?

Quando ho iniziato non avevo un palato molto allenato, conoscevo soprattutto i sapori casalinghi. Poi con il tempo mi sono appassionato anche alla tavola. In generale, come in ogni lavoro, ci vuole sensibilità e conoscenza verso quello che si fa. Bisogna capire le richieste degli chef, conoscere la loro storia, devi maneggiare il linguaggio specifico di quello che stai trattando.

Torniamo alla bulimia comunicativa. Oggi tutti possono essere fotografi con un cellulare

C’è una differenza fondamentale tra fotografo professionista e content creator, ovvero colore che creano contenuti sviluppati con il semplice utilizzo di uno smart phone. Tra quest’ultimi ci sono sicuramente persone che fanno un bel lavoro, da distinguere con i foodpornari che creano contenuti immondizia e molto spesso mascherando degli accordi commerciali. Noi fotografi cerchiamo di raccontare storie nella maniera più convincente e professionale possibile.

Patrizia, Modena PH Andrea Di Lorenzo

Quindi secondo te il food porn sta morendo?

Si sta esaurendo di molto, non è più un trend che tira. 

E l’intelligenza artificiale? Ruberà il vostro lavoro?

Penso che l’AI a oggi metta in difficoltà altre figure professionali, come illustratori e graphic designer, perché ha raggiunto un buon livello di precisione in questi campi. Ma secondo me il vero problema è la questione di diritto di proprietà intellettuale sulle immagini. Le mie foto possono essere utilizzate senza permesso da queste intelligenze ed è un punto etico molto sentito nell’ambiente creativo.

Ma a fare il fotografo quanto si guadagna?

Negli anni mi sono fatto una reputazione tale che anche a livello economico c’è soddisfazione. Un servizio fotografico si paga solitamente a giornata intera o mezza e ha dei costi vivi a carico non indifferenti. Assistenti, attrezzature, spese di viaggio, uffici e studi. Ogni lavoro, se fatto bene, si paga.

CiboToday è anche su Whatsapp, è sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

CiboToday è in caricamento