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Martedì, 16 Luglio 2024
Personaggi

Joe Bastianich ci ha raccontato cosa pensa degli italiani e della loro fissa per la cucina

L'unica cosa che farebbe senza essere pagato è il musicista. Perché per lui il cibo è un lavoro e sull'Italia ai fornelli si è fatto una precisa opinione

Quando veste i panni del musicista, Joe Bastianich appare timido, un po' imbarazzato, come quelle persone che sono alle prese con qualcosa a cui tengono tanto. Sta girando l'Italia con il suo gruppo, La Terza Classe. Insieme fanno country, folk e blue grass, con tanto di cappelli western e cambio d'abiti durante l'esibizione. Mentre gira per le strade di paesi come Corato, in provincia di Bari, per ogni dieci persone gli tocca un selfie.

Sembra un Joe Bastianich diverso da quello che abbiamo conosciuto attraverso Masterchef, che durante la quarta stagione di Masterchef USA, doppiandosi, diceva: “Mi stai diludendo. Vuoi che muoro?”. Ma davanti al microfono dei giornalisti, incuriositi da questa sua svolta musicale, ritrova sicurezza, ironia e verve. E da sotto la visiera del suo cappellino da baseball ne ha per tutti. Cucina italiana compresa.

Joe Bastianich a Corato ph. Francesco De Marinis

Come nasce Joe Bastianich musicista?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita. Ho sempre suonato. Quindici anni fa ho iniziato a scrivere dei testi miei. Delle cose che faccio, scrivere è la cosa più personale, senza filtri. Cantarli al pubblico è per me un privilegio e mi permette di rivelare qualcosa di inedito del mio personaggio.

La musica ti ha mai ispirato un piatto?

Dopo cinque anni dall'inizio di questa carriera parallela non ho una risposta perché il cibo e la musica non hanno niente in comune nella mia vita.

In che senso?

Per me e per la mia famiglia il cibo è sempre stato un lavoro. Siamo emigrati, gente povera venuta in America alla ricerca di una vita migliore. Abbiamo fatto di tutto in quest'ambito, compreso lavorare come camerieri. Io sono cresciuto in quell'ambiente e, anche se poi ho fatto altre cose, per me il cibo è rimasto un lavoro.

E quindi quale sarebbe la differenza con la carriera da musicista?

Anche se la musica sta diventando un impegno sempre più professionale, non lo chiamerò mai un lavoro.

Spiegaci meglio, perché?

Perché suonerei anche se non mi pagassero. Tuttavia, io e il mio gruppo lo facciamo con grande cura, esattamente come se creassimo un grande piatto. Del resto, preparare una canzone non è molto diverso dal creare una ricetta: hai ingredienti di qualità, che sono i suoni, i ritmi, la melodia. Hai l'ispirazione: il mare, i monti. Hai l'emozione. La tecnica. Metti tutto insieme. E alla fine, nello stesso modo in cui ottieni un piatto, fai nascere una canzone.

Sei in Puglia per Gusto Jazz. Cosa pensi della Puglia che ti ha accolto?

Ha un posto speciale nel mio cuore. Ho passato più tempo nel Salento proprio in veste di musicista. Ho trovato cura, classe, precisione e ospitalità, che mettono in abbinamento le città pugliesi con la nostra musica.

Se dovessi dirne una, cosa non ti piace della cucina italiana?

Il peccato originale, che però è anche il suo pregio, è la precisione di opinione dell'italiano sul suo cibo.

Cosa significa?

Penso alla polemica sorta attorno all'ordine del cappuccino con la pasta, un episodio accaduto a Milano. La condanna e lo scandalo davanti all'ordine di questi stranieri è il simbolo di quello che considero il peccato originale della cucina italiana.

Spiegaci meglio. Che intendi?

Forse bisognerebbe iniziare a mollare il colpo su questo aspetto. Se arriva l’americano e vuole il cappuccino con il branzino, daglielo, che te ne frega. Vengono qui, spendono un sacco di soldi. Se vogliono il Parmigiano Reggiano sul pesce, mettilo.

E non è tradire?

È solo interpretazione imprenditoriale. Voi italiani avete una grande cultura gastronomica. Qui la gente mangia bene a casa, da sempre. Conoscono il buon cibo. Noi americani non abbiamo questa fortuna. Siamo bravi in altre cose, come le imprese digitali. Quindi magari il cappuccino dopo il branzino ci sta!

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