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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Personaggi

Intervista alla profumiera pazza che aiuta i grandi chef a capire gli odori

A Parma Hilde Soliani crea essenze ispirate alle sue esperienze personali: dalle opere teatrali alle ostriche. Tutta la storia della visionaria profumiera in questa intervista

Nella sua vita è stata una consulente di marketing, un’interprete teatrale, una pittrice, nonché designer di gioielli. E poi, a 40 anni, si è messa a fare profumi proprio come faceva sua nonna. Nel suo piccolo laboratorio di Parma, Hilde Soliani realizza le sue essenze tanto tradizionali quanto estremamente contemporanee. Il suo è un naso speciale, capace di catturare gli odori e l'essenza dei momenti della vita per metterli in boccetta. Ogni fragranza parla di lei e si ispira alle sue passioni: dai fiori al teatro, dalla religione all’alta cucina.

I profumi ispirati alla cucina di Hilde Soliani

Nel 2008 nasce la sua prima linea di ispirazione culinaria Gusto e Profumo in libertà. Profumi dolci e salati che sono l'espressione olfattiva dei piatti che l’hanno colpita. Tra questi Acquissima, ispirato al polpo al vapore, al tè verde e al gelsomino di Claudio Sadler e Salissimo che celebra il risotto di Alajmo con zafferano e liquirizia. Nel 2014 esce la linea Senshilde dedicata ai suoi amici cuochi, come Enrico Bartolini, Riccardo Camanini, Igles Corelli, Mauro Uliassi e Simone Fracassi. Da cosa nasce cosa e le collaborazioni con gli chef di fama internazionale si moltiplicano. Oggi è un’artista dell’olfatto e del gusto che si dedica alla creazione di essenze personalizzate, aromi edibili e offre il suo sapere agli chef per aiutarli a ricreare determinati aromi nei piatti. In questa esclusiva intervista, ci addentriamo nella sua mentalità visionaria, nelle sue esperienze e nel processo creativo dietro ai suoi personalissimi profumi.

Hilde Soliani mentre mangia la Pasta al pomodoro alla Hilde di Mauro Uliassi_ph Marco Bargnesi

Dove è nata la sua passione per il mondo dei profumi?

La mia passione fa parte del DNA di famiglia perché mia nonna Marcella – la madre di mia madre - faceva profumi negli Anni ‘50 per la borghesia parmense. Ho cominciato involontariamente poiché i miei genitori erano imprenditori, e spesso e volentieri mi mollavano dalla nonna. Lei aveva un grande giardino pieno di fiori dove creava le sue essenze con i metodi di estrazioni di un tempo.

E lei invece, come si è formata?

Io sono sempre stata molto artista, volevo fare l’istituto d’arte ma mia madre ha scelto per me ragioneria commercio estero. Così fino ai 40 anni ero una consulente di marketing internazionale. Ho studiato in Canada e negli Stati Uniti, avevo l’ufficio a Milano e a NYC nel ‘93. Poi ad un certo punto mi sono stancata, cambiavano le facce ma i problemi da risolvere erano sempre gli stessi e avevo perso l’entusiasmo.

Cosa è successo poi?

Mi sono presa un anno sabbatico per dedicarmi a quello che mi piaceva fare veramente: pittura, teatro, gioielli e profumi.

Quando ha iniziato a lavorare con i profumi?

I profumi sono sempre stati parte fondamentale della mia vita, io ho iniziato a creare le mie essenze quasi per gioco: mi divertivo a cercare le materie prime e a capire come metterle insieme. Inizialmente facevo delle essenze per me e per alcuni amici, mai avrei pensato che diventasse la mia professione.

Come è nata la sua attuale professione?

Dopo l’anno sabbatico ho capito che volevo dedicare la mia vita ai profumi, così ho chiuso prima l’attività consulenziale e qualche anno dopo ho deciso di scendere a mio malincuore - perché sono molto primadonna - dal teatro, per seguire l’attività dei profumi a livello professionale. Io sono pazza però quando faccio una cosa devo farla bene, così mi sono affidata a dei maestri tra cui Enrico Scartezzini, che mi hanno guidato e aiutato a inventare una nuova struttura per creare profumi - io non seguo la piramide olfattiva perché non ha senso, è tutto marketing. Ed è nato il mio brand Hilde Soliani Profumi.

Come crea i suoi profumi?

Talento, esperienza e conoscenza della materia prima. Le mie idee sono originali e folli: tutti i profumi li faccio per me, poi se piacciono anche agli altri meglio. Sono visionaria e molto copiata, ma le copie sono sempre delle brutte copie.

Qual è stata la prima linea?

Era dedicata all’alfabeto dei fiori: a ogni lettera corrispondeva un fiore, il mazzo di fiori costituiva la frase “TI AMO”. La T sta per il Tuo Tulipano Rosso, il primo profumo creato da sola, senza l’aiuto dei miei maestri. Anche se tutt’ora mi consulto con loro per informazioni sulle materie prime e sui fornitori.

Quanti ne ha creati?

Circa un centinaio, ma adesso in commercio ce ne sono una 60ina perché purtroppo per alcuni non si trovano più le materie prime e dovrei riformularli. Nel 2008 è nata la linea dedicata al teatro – a 4 anni mia nonna mi ha portato a vedere la prima opera - e la prima ispirata alla cucina che è Profumo e Gusto in Libertà.

Pasta al pomodoro alla Hilde di Mauro Uliassi_ph Marco Bargnesi

Come mai l’idea di unire il mondo dei profumi all’alta cucina?

Io vengo da una famiglia di buongustai per noi il buon cibo fa parte della qualità della vita. Quindi ho iniziato ad andare nei ristoranti di un certo tipo fin da bambina. Profumo e Gusto in Libertà è una linea dedicata agli odori e sapori che mi hanno colpito e commosso al ristorante. Come dico sempre: i cibi si mangiano prima con il naso e gli occhi e poi si assaporano con la bocca. Cercavo di capire quali ingredienti venivano utilizzati dal cuoco e quali odori c’erano nell’aria per riprodurli nelle mie essenze.

Oltre a creare profumi, aiuta gli chef a ricreare particolari profumi e sapori nelle pietanze. Come sono iniziate le collaborazioni con i cuochi?

Andando nei ristoranti sono diventata amica con i cuochi, tant’è che nel 2015 ho lanciato la linea Senshilde a loro dedicata. Come Miss Tranchant ispirata a Mauro Uliassi, che sa di burro e ostriche che qualche anno fa serviva come aperitivo. Da allora i cuochi hanno iniziato a chiedermi di aiutarli a fare dei piatti o crearli delle essenze edibili personalizzate.

Perché i cuochi si affidano a lei?

Loro dicono che ho un palato fantastico. Secondo me è talento che mi ha donato madre natura, in più c’è passione e curiosità. Sono i cuochi che si innamorano del mio talento e della mia follia. Non è un servizio di consulenza ma si basa su un rapporto di amicizia; infatti, per me la cucina rimane una passione e non deve diventare un lavoro. Se un cuoco è amico e mi diverto con lui collaboro altrimenti non mi interessa. Spesso mi capita di aiutarli nella creazione di menu o piatti senza che ci siano le mie essenze. Così è nato ad esempio Pasta al pomodoro alla Hilde.

La Pizza Misteriosa di Franco Pepe

Ci spieghi meglio la genesi di questo famoso piatto di Mauro Uliassi.

Stecca è un profumo della linea dedicata al teatro “Teatro Olfattivo Parma” e nasce dal fatto che al loggione di Parma se un cantante famoso stonava gli venivano tirati i pomodori, così ho deciso di fare un’essenza che sapesse dei raspi e delle foglie verdi di pomodoro. Mauro si era innamorato di questa essenza per il ricordo che gli ricordava di quando raccoglieva i pomodori nell’orto della zia, e mi disse che voleva fare un piatto con quel sapore.

Com’è fatta la Pasta al pomodoro “alla Hilde”?

È una pasta al pomodoro dove la salsa non sa di polpa di pomodoro ma di foglie di pomodoro, il cui aroma viene ricreato grazie alle foglie di fico infuse nel burro e altri ingredienti segreti. È stato eletto piatto dell’anno nel 2021 di 5° Top Italy, e da lì molti cuochi hanno iniziato a dirmi “mi piace questo odore perché non lo mettiamo in un piatto?”. Ma un'idea non viene mai replicata...

E la Pizza Misteriosa di Franco Pepe?

A Franco piaceva molto il mio profumo Stelle di ghiaccio ispirato allo champagne, molto aromatico e fresco, e mi ha detto che voleva farci una pizza. Così è nata Pizza Misteriosa, sempre in spirito di amicizia, piacere dello stare a tavola e convivialità.

Hilde Soliani e Paolo Griffa con l'uovo Tulip Choc

Arrivando all’ultimo progetto in ambito gastronomico. Come nasce l’uovo di Pasqua con Paolo Griffa?

Sono circa 7 anni che cerco di creare prodotti alimentari che sappiano del il TuoTulipano Rosso che è un agrumato dolce. Qualche anno fa avevo fatto il panettone con Andrea Tortora. Paolo è un ragazzo molto intraprendente a cui avevo dato l’essenza tempo fa per fare delle prove. Per l’epifania ha fatto il carbone, poi è nata l’idea di provare con l’uovo di Pasqua. In questo caso l’essenza edibile viene messa nel cioccolato in fase di lavorazione. Entro l’anno spero di riuscire a realizzare anche un gelato con questo profumo storico, un progetto a cui sto dietro da diversi anni.Qual è la differenza tra essenza per la persona ed edibile?

In profumeria spesso e volentieri quando utilizziamo materie prime, sia naturali che di sintesi, sono le stesse che utilizzano i cuochi o l’industria alimentare. Quando il cuoco mi dice che vorrebbe utilizzare una mia essenza cerco di trasformare la mia formula da profumo per il corpo a essenza edibile. La progettazione e la formulazione non cambia.

Quali sono gli chef che la ispirano di più?

I ristoranti del cuore di quando ero bambina non ci sono più. Per me il migliore chef in assoluto è Paolo Lopriore: ha una conoscenza e una genialità fantastica. Poi mi piace molto anche Scabin. Tra i più giovani credo molto in Gianluca Gorini e Federico Sisti perché sta facendo una cucina povera tradizionale. Anche Diego Rossi mi è piaciuto molto: mi sono divertita perché mi ha fatto dei piatti dell’infanzia e sono tornata bambina.

E i ristoranti che l’hanno colpita nell’ultimo anno?

A febbraio sono stata Da Vittorio a provare il nuovo menu vegetariano che è di altissimo livello. Inoltre, dopo il lockdown ho riscoperto molti indirizzi che fanno cucina tradizionale fatta bene, come La Capanna di Eraclio. E poi da Trattoria Entrà, che prende il nome dalla piccolissima frazione nella bassa modenese.

Hilde Soliani al ristorante_ph Marco Bargnesi

Nella sua Parma invece?

Vado Ai Due Platani.

Come trova la parte olfattiva in termini ambientali nei ristoranti? Che pensa dei profumi d’ambiente?

I ristoranti non dovrebbero avere nessun profumo d’ambiente.

Perché?

Se io vado in un ristorante o una trattoria di un certo tipo vado per cibarmi ma anche per cercare emozioni. Se c’è un profumo nell’ambiente, o se mi trovo a tavola con una persona che ha un profumo orrendo, mi distrae dall’esperienza. Usare il profumo per ambiente è come quando negli anni 80 chi non sapeva cucinare usava la panna nei piatti. Per me è un atto volgare, così come i cuochi che completano i piatti spruzzandoci delle essenze sopra.

Qual è in fin dei conti il profumo che più la rappresenta?

Uno singolo è impossibile. Tutti i miei profumi raccontano storie che ho vissuto personalmente, quindi ognuno fa parte della mia esperienza e tutti mi rappresentano. Però posso dirvi che quando parto per un viaggio quelli che ho con me sono sempre: Stelle di ghiaccio e il Tuo Tulipano rosso

Foto di copertina di Marta Blue

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