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Sabato, 20 Aprile 2024
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I kebab di Gianluca Vacchi in fallimento? “Le perdite erano tutte previste”

Oliver Zon – il trentaquattrenne che ha fatto investire Gianluca Vacchi in una catena di kebab – analizza l’andamento della società Kebhouze. L’intervista

I kebab di Gianluca Vacchi? Non proprio: è Oliver Zon, insieme ai suoi soci, l’ideatore della catena Kebhouze, in questi giorni al centro di dibattito e polemiche per via della notizia, diffusa la prima volta dalla testata Affari Italiani, di perdite economiche che ammonterebbero a 1,9 milioni di euro. Oliver, 34 anni, fa parte della società, che ha il suo socio maggioritario nell’imprenditore e influencer Gianluca Vacchi, attiva dal 2021 con sedi in Italia e all’estero, con la missione di vendere kebab, di pollo, vegetale, vitello, tacchino e black angus, oltre ad altri prodotti complementari, come insalate, patate e dessert. Abbiamo intervistato Zon per comprendere la reale situazione di questa azienda e se si può correttamente parlare di “fallimento”. 

Partiamo dall’inizio: com’è partito questo progetto?
Io e i miei soci ci siamo resi conto che c’era un vuoto nel mercato su questo prodotto, non solo in Italia ma nel mondo. Non c’era nessun marchio riconosciuto, abbiamo dunque deciso di cavalcarlo.

E Vacchi?
Io già conoscevo Gianluca Vacchi per una precedente esperienza di lavoro, l’ho chiamato e gli ho proposto il progetto. “Ci sarà da fare un lavoro i cui risultati si vedranno fra X anni” gli ho spiegato. Nel giro di 3 ore lui ci ha dato l’ok e ha deciso di finanziare l’operazione.

E la società com’è composta?
Gianluca ci ha voluto all’interno del progetto, con il 30% delle quote, mentre lui ne detiene il 70%. È stato anche un investimento su di noi. Ci ha detto che avremmo dovuto essere dirompenti, secondo lui ci dovevamo imporre da subito nel mercato italiano come prima catena di kebab.

Solitamente i kebabbari sono esercizi indipendenti, gestiti da famiglie che hanno uno, due, massimo tre punti vendita. Di certo senza brand, senza riconoscibilità. E invece...
...e invece abbiamo subito aperto 21 negozi.

Come sono state organizzate queste aperture?
Nel primo anno, 5 dicembre 2021, abbiamo aperto il primo store. Nel 2022 gli altri 20 negozi.

Piani per questo 2023?
Aprirne altri 8.

E a che punto siete, considerando che siamo a metà anno?
Per ora ne abbiamo aperti 4, a ottobre abbiamo in programma di aprire a Londra, a Oxford Street.

Ah, una strada con affitti contenuti!
Già. Si tratta di un’operazione molto onerosa su una palazzina di 4 piani.

Parliamo dunque delle perdite: quali sono e a quanto ammontano?
Nel 2022 abbiamo registrato 5 milioni e mezzo di ricavi (compresa l’iva) e una perdita di 1,3 milioni di euro.

Come si arriva ai famosi 1,9 milioni di perdita di cui parlano tutti?
Sui giornali si è parlato di perdite per 1,9 milioni di euro, perché sono state accorpate le perdite del 2022, quelle dei primi mesi del 2023, e quelle del 2021, quando avevamo poco più di 20 giorni di attività: come ho detto, il primo negozio è stato aperto il 5 dicembre.

E la notizia da dove è uscita fuori?
Abbiamo depositato il bilancio. L’anno scorso è successa esattamente la stessa cosa, l’avevamo previsto. È chiaro che se ogni volta che deposito un bilancio devo poi difendermi come se fossimo una società pubblica quando noi usiamo i soldi di un privato, dobbiamo tutelarci.

Beh, società privata ma con un socio di maggioranza particolarmente popolare. Possiamo analizzare queste perdite?
Erano perfettamente in programma, lavoriamo in un mercato difficile e in un momento difficile. C’è un post che ho fatto a gennaio del 2023 in cui facendo un riassunto dell’anno appena trascorso dico che “abbiamo fatto tanto. Anticipo prima che escano articoli fuorvianti dal click facile, che quest’anno il bilancio prevederà una perdita del tutto normale per una società in fase di lancio e in linea con il piano industriale che abbiamo realizzato”. La societa dovrebbe andare in EBITDA positivo nel giro di due anni (con un piano di ritorno dell'investimento a 6 anni). 

Insomma perdite previste dalla prima all’ultima? Non avete fatto nessun errore?
Quando inauguri 21 locali in 1 anno è chiaro che qualcosa sbagli, ma fa parte della penetrazione del mercato.

Se le testate avessero riportato solo le cifre corrette che cosa avreste fatto?
Sarei stato zitto. Certo so che succede solo perché c’è Vacchi di mezzo.

Cosa ti ha dato fastidio? In fondo non è pubblicità?
Il problema qui è dire che ci sono più di 100 dipendenti che rischiano il posto. Non è vero.

Non credi che l’immagine di Vacchi vi abbia attirato pubblicità negativa?
Assolutamente. Lui è il primo che lo dichiara, ieri mi ha chiamato dicendo “mi dispiace che a volte la mia immagine possa far del male”. La cattiveria gratuita che c’è nei suoi confronti è ingiustificabile.

Quindi sui vostri social avete reagito?
Io non ce l’ho con nessuna testata giornalistica. A volte bisogna solo controllare quello che si scrive. Per noi sono articoli diffamatori e frutto di cattiva informazione, sembra che si stia facendo gossip, invece hanno un grandissimo peso.

Avete paura che questo diventi per voi un ritorno d’immagine negativo?
Non è una paura, è una certezza. Io mi sono svegliato con le chiamate dei fornitori, con i dipendenti che sono stati chiamati anche dalle loro famiglie (la maggior parte ha tra i 20 e i 30 anni) per chiedere “ma per che azienda lavori, stai attento”.

Intanto molti utenti hanno colto l’occasione per criticarvi per i prezzi però.
Quando si analizzano i prezzi si parte sempre da quelli più alti, il caso Briatore con la sua famosa pizza a 50€ lo spiega. Noi abbiamo un prezzo del singolo kebab di pollo a 5,99€, e poi abbiamo un kebab di black angus a 8,49€. Mi sembrano prezzi in linea. Inutile dire che pesano anche i rincari dati soprattutto dalla situazione internazionale e dall’inflazione.

Al vostro debutto la qualità del prodotto era migliorabile. È migliorata?
Noi non vogliamo fare il miglior kebab al mondo, vogliamo essere una garanzia, vogliamo che sia un prodotto standardizzato. Ci interessano sicuramente questi tre aspetti: la qualità del nostro kebab, lo stesso prodotto in ogni store, e la sicurezza alimentare che nel mondo del kebab è sempre stata problematica. Non è un kebab gourmet, certo da come siamo partiti ad oggi il prodotto è migliorato tantissimo, come è fisiologico. 

Kebhouze e Gianluca Vacchi

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