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Martedì, 25 Giugno 2024
Personaggi

L’altra vita di Gerry Scotti: da vignaiolo, come suo nonno

Abbiamo intervistato il famoso presentatore televisivo. Ci ha parlato dei suoi vini, di famiglia e di territorio

Basta scambiarci qualche battuta per rendersi conto di quanto l’energia e la genuinità, siano qualità innate che ne hanno determinato il successo. Così come l’entusiasmo che affianca la professionalità, in un mondo che spesso sembra di plastica e fa fatica a trasmettere certe emozioni. Ecco, Gerry Scotti quelle emozioni le veicola anche quando non fa televisione ma piuttosto racconta di un altro gioco, l’esaudirsi di un desiderio che guarda caso riporta alle radici: tornare alla campagna e perché no coltivarne il frutto, produrre vino, “contribuire alla conservazione di quella cultura enogastronomica che in Oltrepò Pavese ha radici antichissime”. E per fortuna “ci sono ancora prodotti autentici che sono riusciti a salvarsi, a conservare la loro identità nonostante la vicinanza con Milano, città che chiede numeri, quantità, rischiando di indurre alla massificazione” ci racconta.

L’uva del nonno Scotti pigiata con i piedi

Gerry è nato a Camporinaldo, piccolo borgo nel comune di Miradolo Terme, col nonno “che era un viticoltore dalla parte meno fortunata del Po. Lavorava i campi e curava le vigne con amore, conferiva l’uva ad altre aziende ma con quella che teneva faceva il suo vino, e io ero tra i ragazzini che la pigiavano coi piedi, nei tini, assieme alle donne”. C’era aria di festa, dopo la vendemmia, “l’aia piena di gente e nell’angolo un uomo che suonava la fisarmonica: sembrerà impossibile ma tuttora, quando bevo un bel bicchiere di vino rosso, mi rivedo quella scena davanti agli occhi”.

Metodo Classico Extra Burt Gerry Scotti

A dire il vero il vino del nonno non doveva essere troppo buono, “anzi posso immaginare che fosse mediamente piuttosto tremendo, anche se colore e sapore cambiavano ogni anno”. Così, per mettere le mani avanti, quando Gerry ha recuperato il filo con la viticultura ha preferito oltrepassare il fiume e scegliere i vigneti nei dintorni di Canneto Pavese, ovvero nell’Oltrepò più vocato alla qualità.

Le bottiglie in collaborazione con Giorgi Wines

Dal 2016 nasce la sua collaborazione con Giorgi Wines, storica famiglia e solida azienda “che sa bene come realizzare i vini che immagino”. Le varietà coltivate e prodotte sono quelle tipiche della zona, a partire da due etichette dedicate agli spumanti, un metodo classico extra brut e un rosé da pinot nero, entrambi freschi e armonici, la giusta mineralità che invita alla beva.

Il riesling si chiama Mesdì, in godibile equilibrio tra acidità e morbidezza, mentre il Regiù è una barbera in versione ferma e strutturata, coi tipici profumi varietali di ciliegia matura e frutti di bosco. Ecco quindi un delizioso pinot nero vinificato in rosa, battezzato Pumgranin, “nome dialettale per il melograno: mia madre era seduta all’ombra di questo albero quando le si ruppero le acque, mentre mio padre e il nonno lavoravano nel podere lì accanto”. Ed ecco come il cerchio si chiude, a testimoniare che fare vino, per Gerry Scotti, significa davvero tornare all’origine.

I vini di Gerry Scotti, che raccontano i momenti della sua vita

Alcuni vini di Gerry Scotti

Anche l’ultima etichetta nata ha storia da vendere e parliamo del Buttafuoco, rosso che storicamente mette in bottiglia l’intero frutto della vigna, senza distinzione tra le varietà viticole. Vi troviamo dunque la croatina che garantisce struttura, colore, la barbera che conferisce acidità, l’Ughetta di Canneto con le sue note speziate e l’Uva Rara che imbonisce il sorso. “È il vino che soffia fuoco nell’anima di chi lo beve”, potente e strutturato, fermo e si direbbe austero, in una terra che richiama all’effervescenza e alla spensieratezza. “Per noi era il rosso della festa e l’ho chiamato 1956, come il mio anno di nascita e il numero di bottiglie che produco. Un vino importante ma non troppo impegnativo: lo voglio al centro della tavola, da condividere con le persone care, piuttosto che in cantina ad accumulare polvere per aspettare chissà quale momento”.

Abbinare i vini Scotti anche al cibo: cassoeula e riso al salto

C’è qualche abbinamento coi piatti del territorio che Gerry Scotti suggerirebbe? “Il Buttafuoco lo trovo perfetto per accompagnare piatti semplici e stagionali, come la cassoeula, preparata con le verze e la carne di maiale. Se ben fatta, è davvero straordinaria. Non nascondo poi la mia passione per il riso al salto, nato per recuperare il risotto allo zafferano avanzato il giorno prima”. A tal proposito, pensando un calice da berci insieme, viene da citare un altro recupero, “quello della nostra Bonarda da uva croatina, vino per troppo tempo svilito, bistrattato, che per fortuna sta vivendo una seconda giovinezza. Che torni a rallegrare le nostre tavole con la sua giovialità, del resto è buono anche con pane e salame!”. In questa idea c’è anche un buon proposito per il futuro prossimo: “È vero, sto convincendo i soci di Giorgi a produrre una nuova etichetta, ovvero Bonarda della tradizione, rossa e frizzante, fruttata”. Autentica e vera, degna rappresentante dell’anima di Gerry Scotti.

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