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Giovedì, 18 Aprile 2024
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Vicino Roma 28enne indiano trasforma il minimarket dei suoi in un’enoteca con cucina

A Sabaudia, il sommelier originario del Punjab Lovepreet Singh ha trasformato il negozietto di famiglia in una cantina con cucina: Terraferma. Ricette indiane, piatti ‘ibridi’, e abbinamenti sorprendenti col vino italiano

Forse non tutti sanno che” in Agro Pontino, porzione di Lazio tra i Colli Albani e i Monti Lepini, esiste una delle comunità indiane più numerose d’Italia. E accade così che con le ricette locali — che già hanno accolto i piatti veneti ed emiliano-romagnoli dalla bonifica del Ventennio — si intrecciano da anni profumi di spezie e ricchi piatti del Punjab. Arriva dalla città di Jalandhar la famiglia di Lovepreet Singh, oggi 28enne residente a Sabaudia, in provincia di Latina, che ha deciso di trasformare il classico minimarket di famiglia investendo nella passione per vino artigianale e cucina. Di diverse latitudini. Questa è la storia del suo Terraferma.

Un samosa di Terraferma

Lovepreet Singh, fondatore di Terraferma a Sabaudia

Non è stato semplice, quando sono arrivato con mamma, cambiare le mie abitudini”, racconta Lovepreet (ma tutti lo chiamano ‘Love’, e così faremo anche noi) a CiboToday. “Avevo 7 anni, e una piccola parte di vita l’avevo vissuta in India”. Il padre di Singh lavorava già da anni nella cittadina in Agro Pontino e nel 2003 ha chiamato anche i suoi familiari. “Mamma a Jalandhar faceva l’insegnante di inglese, ma qui abbiamo dovuto ricominciare un po’ daccapo”. Love studia all’alberghiero — “ed è stato un po’ strano, perché in India il sistema scolastico è molto più rigido” — e il pallino per le lingue straniere prende anche lui: “Da quando avevo 15 anni ho lavorato in varie cucine di zona e poi sono andato a Londra, dove sono passato in sala”.

Lovepreet Singh, fondatore di Terraferma a Sabaudia

Il vino, si rende conto, lo appassiona forse più dei fornelli, così si mette a studiare a prende il diploma Fisar. Lavora come sommelier e maître sin dall’apertura di Buccia, promettente trattoria di carne (che abbiamo raccontato, e che serve un’ottima porchetta al curry!) ancora a Sabaudia, mettendo del suo nella costruzione della cantina e iniziando, intanto, a divulgare chicche enologiche sul suo profilo Instagram. Nel 2022, però, pensa a un progetto suo, “che ha rivoluzionato le prospettive di tutta la famiglia”.

Lovepreet Singh e le bottiglie di Terraferma a Sabaudia

La trasformazione: da minimarket indiano a enoteca con cucina

In Via Testa di Ferro, a Sabaudia, c’è un’infilata di negozietti: un alimentari orientale con tanto di call center e centro fotocopie, il parrucchiere unisex ‘Panjab Hair’ e, fino a pochi anni fa, uno degli innumerevoli minimarket di generi alimentari misti. Lo aveva aperto il padre di Love, “lasciando un contratto a tempo indeterminato da vero testardo, come a volte gli immigrati sanno essere. Io ci vedevo tante potenzialità, e ho voluto sostituire le Peroni con un altro tipo di bottiglie”.

Aperitivo da Terraferma, Sabaudia

Così rimette del tutto a nuovo il locale, riveste le pareti di scaffali, dispone tavolini e lo completa con un grande bancone con cucina a vista. Il papà — e anche la mamma, che dà sempre una mano con le preparazioni — resta con lui, ma il suo Terraferma, quando riapre a febbraio 2022, è diventato tutt’altro. “L’ho chiamato così perché questa adesso è la mia terra, e il punto fermo di tutta la famiglia”.

Lovepreet Singh insieme a un cliente di Terraferma

Cosa si beve e cosa si mangia da Terraferma a Sabaudia

Nella bottega oggi “ci sono tanti colori. Quelli del vino che vado a cercare in tutta Italia viaggiando tanto e quelli delle nostre spezie. Le ordiniamo di altissima qualità”. Terraferma è infatti aperto tra le 9.30 e le 22.00, con una pausa dalle 13 alle 16, e vive in modi diversi. Come enoteca vera e propria, con selezioni di vini esclusivamente artigianali e da piccoli vigneron “che aiuto sempre a scegliere, con tanti consigli” e poi per l’aperitivo e la cena. A base di piccoli snack oppure pietanze più elaborate, mentre la cucina diventa via via più centrale.

Mio papà tiene tanto a cucinare esattamente come in India. A volte secondo me potrebbe usare un po’ di spezie in meno, ma lui risponde ‘eh no, si fa così!’. Però i clienti apprezzano e c’è chi viene apposta”, spiega Love contento. “A volte mi sveglio con l’idea di provare a mischiare le cose, e nascono piatti un po’ ibridi”. Accanto al pollo al curry Madras e ai tradizionali panipuri, infatti, capita di trovare i samosa, però con la salsiccia e i broccoletti. “Poi selezioni di formaggi e salumi italiani, a cui tra poco dedicheremo tutto un bancone”. La cosa più stimolante, secondo Love, “è scoprire come i vini di qui possano abbinarsi con le ricette indiane. Le spezie sono una sfida da gestire, ma non c’è niente che mi diverta di più!”.

Terraferma

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