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Lunedì, 4 Marzo 2024
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L’imprenditore tedesco che puntò sul vino dei Castelli Romani in tempi non sospetti

Siamo stati a casa della famiglia Börner per conoscere e i vini di Ômina Romana ma, soprattutto, lo spirito eclettico che ha portato un bavarese ai Castelli Romani

Io non sono mai stato un tedesco, sono bavarese. Siamo completamente diversi” dice brandendo il microfono il signor Börner, con un’affilata ironia. Ha invitato tutti a casa sua per una festa in vigna di fronte alla cantina che, fra poco, raddoppierà i suoi volumi. C’è vino, cibo, i castelli Romani a fare da contorno e, facendo uno sforzo, si vedrebbe anche il mare. Anton F. Börner nel 2004 ha cominciato a studiare i terreni per appurare una sua convinzione: qui si può fare il vino, dell’ottimo vino. E poi l’ha chiamato Ômina Romana.

Un bavarese ai Castelli

Le viti di Omina Romana

Non siamo a Frascati, la capitale dei Castelli, e nemmeno nella piacente Grottaferrata, ma a Velletri in tempi non sospetti, in cui la riscossa di queste terre sotto il profilo gastronomico, turistico, enologico e culturale era lungi da venire. Patria di fraschette, cene economiche, scorribande estive (almeno nella testa dei romani), i Castelli non più tardi di 10 anni fa vivevano ancora di luce riflessa rispetto alla Capitale, un po’ come tutto il Lazio. C’era dunque da chiedersi come ci fosse finito un tedesco – o meglio – un bavarese, qui. Per di più, a fare vino.

La nascita della cantina

La cantina di Omina Romana

Ho studiato” ci risponde Börner “sono sempre stato appassionato di storia antica. Per hobby sia chiaro”. La scelta del nome dei vini, “Ômina” che è la forma plurale della parola latina “omen” e significa “buoni presagi”, ne è un limpido segnale. E lui infatti, pezzo grosso del commercio e dell’industria in Germania, aveva instaurato un accordo con l’università di Roma, da cui aveva tratto l’input a conoscere meglio queste terre dove un tempo coltivavano gli etruschi e oggi riposano i suoi quasi 80 ettari di vigna, tra vitigni internazionali e qualche autoctono, tra cui il cesanese. “Qualche anno fa è venuta anche Angela Merkel” si sente dire tra gli invitati. Se si aggiunge la presenza della moglie italiana Anna Maria e le vacanze fatte in Italia sin da bambino, il matrimonio con il nostro paese è fatto.

I terreni con le viti

E il vino? “Passione, sempre” ci dice anche Börner, che sul suo percorso meticoloso ha messo una serie di collaboratori, studi e strumenti che gli consentissero di fare il miglior vino possibile, secondo i suoi standard di precisione e professionalità. Vini di cui appare veramente innamorato, visto che quando gli chiediamo cos’è cambiato ora che tutti fanno vino ai Castelli, ci risponde bonariamente “ma nessuno è come questo”. E mentre racconta di aver visitato ristoranti su ristoranti, si intuisce una certa passione anche per la buona cucina, testimoniata da una longeva amicizia anche fuori dalla cucina col super chef, tedesco anche lui, Heinz Beck, che infatti lo accompagna in diversi appuntamenti.

Ômina Romana: i vini

Su questo terreno, che è praticamente oggetto di tutto il racconto e della storia della cantina, è stato fatto un lavoro importante. A partire dall’espianto delle precedenti vigne prima di far ricominciare tutto da zero, con nuove varietà, prevalentemente a bacca rossa, che oggi coprono un terreno di 60 ettari molto particolare, a 25 kilometri dal mare, a 40 kilometri da Roma e immerso completamente nel terreno vulcanico dei Colli Albani. Il segno della precisione bavarese, mischiato con questa passione viscerale per la mitologia e la storia antica ha dato luogo a un mix del tutto peculiare: da un lato i vini (14 in tutto, per 3 linee diverse) che richiamano la storia, dall’altro gli studi con le Università, le tecnologie in campo e un piano di crescita ancora da sviluppare.

I vini di Omina Romana

In futuro la cantina di Ômina Romana sarà sottoposta a un allargamento importante, previsto sin dall’inizio di questa storia, segno che quella del signor Börner non era una mano di dadi ma un disegno preciso, un percorso calibrato sull’idea di fare vino e farlo esattamente qui. E con la crescita ci sono stati anche una serie di cambiamenti, come l’ingresso della figlia Katharina in azienda, oppure l’apertura della cantina a visitatori e giornalisti, una cosa successa molto raramente fino al 2023, praticamente 16 anni dopo aver impiantato la prima vigna.

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