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Giovedì, 23 Maggio 2024
Le Storie

“La dieta per rispondere alla crisi climatica? Non sarà per forza vegana o vegetariana”

Insieme a un collettivo multidisciplinare, gli artisti Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe hanno fatto nascere il manifesto-movimento-piattaforma Climavore. Che ragiona sul climate change a partire dal cibo

Non la chiameremo dieta, quanto una propensione a interrogarsi sul modo in cui la nostra alimentazione sarà costretta, volente o nolente, ad adattarsi alle conseguenze della crisi climatica già in atto. E lo farà in modo diverso da paese a paese, da regione a regione. A rispondere a questa domanda ci ha pensato il duo di attivisti, artisti, architetti Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe, già attivi a Londra sotto il nome d’arte di Cooking Sections, che usava proprio la multidisciplinarietà per raccontare il cibo, come una lente da cui osservare il mondo e interrogarsi sul futuro dell’alimentazione. La piattaforma-manifesto Climavore è figlia di questo progetto dal 2015 e, sebbene molti ignorino ancora di cosa si tratta, ha avuto un impatto molto importante a livello internazionale, Italia compresa.

Un collettivo di artisti che ripensa il modo in cui mangiamo

Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe

Si tratta oggi di una piattaforma e un’agenzia che riunisce, oltre ai due fondatori, anche un collettivo di professionisti e realtà diversificate in dialogo costante che hanno tutte a che fare con il cibo. In particolare parliamo di biologi marini, botanici, agricoltori, cuochi, pescatori, antropologi, genetisti, ambientalisti, enologi, chimici, pedologi, conservazionisti, pastori e “molti altri che vivono alle frontiere dell'emergenza climatica”. Il clima è infatti alla base del ripensamento dei modelli alimentari, da cui la parola Climavore assume il suo significato, figlia di un mix di concetti che superano le singole abitudini alimentari, come onnivoro, locavoro, carnivoro, vegetariano o vegano e si concentrano sulle nuove frontiere di un’alimentazione in cui cambia l’ambiente, cambiano le stagioni e molte certezze vengono stravolte. Alcuni accostano il concetto di climavoriano a quello di “climatariano”, anche se le due parole non sono direttamente collegate e sono state oggetto di qualche controversia.

Il movimento contro il salmone allevato e la prima assemblea Climavore

Lo studio dell'alimentazione costale

Una delle sedi più importanti di Climavore è stata l’isola di Skye e Rasaay, dove è attivo un progetto dal 2019 che ha interessato l’alimentazione delle comunità costiere, mettendo in comunicazione vari elementi, tra cui ristoranti e abitanti del luogo. Proprio dalla Scozia è partito il segmento del movimento Climavore che ha cercato di concentrarsi sull’abuso nei ristoranti del salmone allevato e si è battuto per sostituire questo ingrediente con altri alimenti più sostenibili. La mozione è stata accolta favorevolmente da molti poli artistici, come alcuni musei di Copenaghen (li abbiamo raccontati qui), la Tate Gallery di Londra, ma anche il ristorante Palazzo delle Esposizioni a Roma, che è stata la prima istituzione italiana a seguire e rielaborare i principi del collettivo di artisti dal 2021. La Capitale italiana è stata anche la sede della prima Climavore Assembly che si è svolta per due giorni a ottobre 2023, ed ha riunito numerosi rappresentanti e istituzioni in collaborazione con il movimento climavoriano.

Cosa si mangia (e non si mangia) secondo Climavore

Ricerche sul campo di Climavore

Da questa prospettiva si capisce che non esiste una prescrizione di ricette o alimenti climavoriani, in poche parole non è di una “dieta” o di un “piano alimentare” specifico che si sta parlando. Come ha raccontato a Repubblica Matteo Lucchetti, curatore per le arti e culture contemporanee del Museo delle Civiltà che ha ospitato la Climavore Assembly, l’alimentazione Climavore “non è automaticamente vegana perché propone risposte contestuali situate come nel caso dei frutti di mare e delle bufale. Siamo contro la sofferenza animale ma invece di imporre il veganesimo Climavore lavora per trovare soluzioni con le produzioni che già esistono”. Un alimento-simbolo dell’approccio Climavore? Le cozze: puliscono e ossigenano i mari fungendo da filtro, sono sostenibili, non generano rifiuti perché coi gusci si possono creare materiali per l’edilizia, sostengono le economie locali.

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