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Domenica, 25 Febbraio 2024
Le Storie

In Romagna la razza di polli in via di estinzione salvata da un pensionato

È tra i nuovi presidi Slow Food del territorio e ha una storia particolare da raccontare. Ecco perché è importante conoscerla

Il suo peso leggero e la crescita piuttosto lenta, nonché la necessità di vivere e scorrazzare in ampi spazi hanno reso il pollo Romagnolo indesiderabile per le grandi industrie e per gli allevamenti intensivi italiani. Così questa razza, conosciuta fin dall’800, allevata in molte aie della Romagna e protagonista di una mostra avicola nel 1930 al Crystal Palace di Londra, stava progressivamente scomparendo. Ma oggi le cose stanno diversamente.

Com’è fatto il pollo romagnolo

Il pollo Romagnolo è infatti diventato nel mese di dicembre Presidio Slow Food del territorio dove un tempo era diffusissimo, tra le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Si tratta di un animale che, per via delle sue intrinseche caratteristiche, è passato da una radicata presenza sul territorio, alla quasi sparizione. Apprezzato dai romagnoli per alcune sue caratteristiche, veniva allevato soprattutto per le uova, le carni e anche “a scopo ornamentale” spiegano dal neonato presidio. Ha infatti una livrea variopinta, uno degli aspetti più peculiari, con il mantello grigio argentato detto tecnicamente “argento fiocchi neri”, il rosso dorato “oro fiocchi neri”, il bianco, il perniciato, il barrato e molti altri. Inoltre ha una cresta piuttosto vistosa, i bargigli sviluppati, gli orecchioni di forma ovale, da bianco bluastro a crema.

I polli Romagnoli amano stare anche sugli alberi ph. Oliver Migliore

Il pollo in via d’estinzione per il suo peso

Ma al di là delle forme estetiche, a decretarne il destino è stato piuttosto il peso e le abitudini. Il pollo Romagnolo infatti, impiega circa sette-otto mesi per raggiungere le dimensioni che un pollo di allevamento standard raggiunge in poco più di un mese. Ha bisogno di spazi ampli per vivere e nutrirsi, prevalentemente erbosi, dove può raccogliere le granaglie della mietitura. Un pollo da pascolo praticamente. Tutte caratteristiche richiedenti e incoerenti con il profilo di un allevamento di polli dagli spazi ristretti e altamente performativi. Questa è la ragione per cui, nel secondo dopo guerra, di questo pollo locale cominciano a perdersi le tracce, sebbene i tuorli delle uova delle esemplari femmine fossero impiegati per la creazione della pasta fresca.

Giovanni Spagnolo, un allevatore di pollo Romagnolo ph. Oliver Migliore

L’uomo che ha salvato il pollo Romagnolo

Facciamo un balzo al 1997, anno in cui comincia il processo di recupero che porta oggi a questo riconoscimento. È merito di un anziano allevatore romagnolo, un pensionato originario di Ravenna di cui non siamo riusciti ad ottenere ulteriori dettagli ma al quale vogliamo comunque tributare un ruolo centrale, quello di aver preservato la razza locale dall’estinzione. Dopo aver acquistato alcuni esemplari da Savorelli, noto allevatore e moltiplicatore della zona, l’uomo li mette a disposizione dell’Università di Parma, portando 50 esemplari, gli ultimi rimasti, che avvieranno un processo di ripopolamento della specie. Oggi ci sono circa 500-600 esemplari di pollo Romagnolo in circolazione, un bel balzo in avanti perseguito nel giro di 30 anni.

Le uova delle galline ph. Oliver Migliore

Il presidio numero 19 in Romagna

A Presidio si contano tre produttori, a cui si vanno ad aggiungere gli allevatori amatoriali di pollo Romagnolo membri dell’Associazione razze e varietà autoctone romagnole (Arvar), poiché il pollo ha ricominciato ad essere presente in ambito famigliare. In questo modo diventa il presidio numero 19 dell’area. L’obiettivo della nomina è quello di supportare gli allevatori, cercando alleanze con i cuochi affinché la ristorazione e il pubblico possa riscoprire un pollo per troppi anni dimenticato. Noi ci auguriamo questo avvenga anche come un tempo: con la convivenza quasi domestica tra l’uomo e l’animale, senza una necessaria finalità alimentare.

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