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Sabato, 18 Maggio 2024
Le Storie

C’è una scuola che ti insegna a diventare pastore per ripopolare l'Italia interna

Si chiama Scuola Giovani Pastori e ha formato 15 uomini e donne under 40 su un mestiere che va recuperato, senza nostalgie ideologiche e derive romantiche

Minuscoli borghi spolpati dall’urbanizzazione, competenze e culture che si perdono nel tempo, così come le relazioni umane (e tra umani e animali) sostituite da nuove pratiche: quello delle aree interne italiane è un tema caldo, irrisolto e spesso usato in modo strumentale e impreciso. Un progetto sulla pastorizia prova ad agire su un mestiere ormai in disuso e sui territori, inserendoli in un nuovo corto circuito ad impatto positivo. Ecco come.

La nascita della prima edizione della Scuola Giovani Pastori

La Scuola Giovani Pastori, questo il nome, nasce dalla collaborazione tra il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi di economia agraria) con la Rete Rurale Nazionale e l’Associazione Riabitare l’Italia, con il finanziamento di Fondazione Cariplo. La prima edizione si è svolta in Piemonte (e Lombardia) nell’anno 2022/23. L’obiettivo è quello di aiutare nuove risorse a intraprendere un mestiere come quello del pastore o di portare avanti un’attività già esistente, avendo a disposizione strumenti, conoscenze e relazioni.

Imparare a fare il mestiere del pastore: come si fa

Per la prima edizione sono stati selezionati tramite bando 15 tra ragazzi e ragazze under 40, dai 50 iniziali candidati, e il progetto si è svolto dal settembre 2022 a luglio 2023. Ai partecipanti è stato offerto un momento di formazione sia pratica che teorica su pascolo e allevamento in aree montane, caseificazione e trasformazione delle materie prime. Sono stati approfonditi vari temi, tra cui la gestione dei pascoli, il rapporto con gli animali selvatici, il controllo qualità, anche confrontandosi con allevamenti e professionalità storiche del territorio preso in esame: quello delle aree interne del Nord-Ovest italiano, zona del (Cuneese, Bresciano e Oltrepò Pavese). C’è stata anche una parte importante dedicata alla produzione, trasformazione e valorizzazione del prodotto, tenutasi a Moretta, presso l’Agenform (Agenzia dei servizi formativi della provincia di Cuneo). A completare la formazione, un percorso condiviso di relazioni con ricercatori e studiosi che possano aiutare i candidati ad avviare (o a strutturare se già esistente) una propria attività di pastorizia.

La neo-pastora Chiara Gasparotto

I nuovi pastori del futuro: chi sono

Tra i partecipanti al bando, ci sono storie interessanti che spaziano sia tra chi vuole rimanere in quelle che sono considerate zone periferiche e che chi vuole spostarsi dalle grandi città per approcciare una nuova vita. È il caso ad esempio di Chiara Gasparotto (la sua storia raccontata da MilanoToday), milanese di nascita e poi trasferitasi nelle Langhe per allevare capre con il marito. Oppure di Agnes Garrone, giovane linguista che ha scritto la sua tesi di laurea mentre era al pascolo con le pecore. L’età media dei partecipanti è stata di 28 anni, con una prevalenza femminile (9 donne e 6 uomini), alcuni di loro provengono già da aziende agricole, altri progettano di crearne una.

La scuola dei pastori nella nuova edizione

Essere pastori oggi vuol dire fare una scelta consapevole di uno stile di vita ma anche avere tutti gli strumenti per poter affrontare una sfida imprenditoriale e la gestione di un allevamento con modelli innovativi e basati sul pascolo come pratica fondamentale” ha spiegato la responsabile progetto CREA Daniela Storti. Ora il prossimo obiettivo è la seconda edizione della scuola, che comincerà nel 2024 dopo la creazione del bando per nuovi pastori. Tra gli obiettivi c’è lo spostamento del luogo di interesse, dal nord al Sud, dal cuneese alle Madonie, la Sicilia delle montagne in provincia di Palermo. Si può seguire tra le altre, la pagina facebook di Riabitare l’Italia, per rimanere aggiornati sugli sviluppi del progetto.

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