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Domenica, 25 Febbraio 2024
Le Storie

Buoni spumanti del sud Italia fatti con uve locali. Le idee per le feste

Viaggio tra le cantine del centro e del sud Italia dove si sperimenta portando nel bicchiere le bollicine e il territorio

“Lo Champagne è sempre lo Champagne”, si sente spesso dire tra i wine lovers. Ma anche l’Italia si difende bene in materia di spumanti prodotti con il cosiddetto méthode champenoise, conosciuto al di qua delle Alpi come metodo classico. Sono diverse, infatti, le declinazioni prodotte nel nostro Paese che hanno un pedigree molto apprezzato all’estero. E se da una parte i celebri Franciacorta, Trentodoc, Alta Langa, sono prodotti con uve come pinot nero e chardonnay, uve francesi che troviamo anche nello Champagne (dunque non autoctone), dall’altra si sta insinuando da qualche anno una curiosità sempre maggiore sul territorio italiano. L’interrogativo costante, che assilla anche le aziende del Centro Sud, è: “Si possono fare grandi spumanti anche dai vitigni locali?”. 

Bollicina autoctona per valorizzare il territorio

La risposta tecnica potremmo affidarla a un critico o ad un sommelier. Dal lato dei trend, invece, possiamo constatare che la diffusione delle bollicine autoctone continua da anni, proprio perché collegata a diversi fenomeni sempre più rilevanti nel mondo vinicolo e non necessariamente dipendenti dal gusto. Uno di questi è la spinta comune dei produttori a valorizzare sempre di più il proprio territorio. Una tendenza che si può anche spiegare con un legame emotivo e verace del vigneron con la propria vigna, ma che è figlia sicuramente di richieste di mercato. Dall’Italia e dall’estero.

Al calice bevuto al volo si chiede sempre di più. Gli esperti diventano più esperti e gli amatori richiedono un prodotto di qualità che mostri in bocca e sull’etichetta una connessione profonda con la vigna dove cresce l’uva. Quest’ultima, soprattutto se autoctona, può rappresentare al massimo il territorio. Mentre la bollicina da metodo classico è tradizionalmente una delle espressioni più raffinate ed eleganti della cultura enoica. Aggiungiamoci l’esigenza dei produttori di sperimentare con vitigni fuori dal core business aziendale ed il gioco è fatto: gli spumanti autoctoni si prendono la loro fetta di mercato.

Il boom della Sicilia

La Sicilia è uno dei territori italiani che sta crescendo maggiormente dal punto di vista enologico. I vini bianchi dell’Etna e non solo, si trovano ormai dappertutto, da nord a sud dell’Italia, e ricevono costanti apprezzamenti. Uno dei festival più importanti che promuove le etichette isolane e le bollicine è “Spumanti dell'Etna”. Cinque anni fa la rassegna era partita con 15 produttori, ora ne conta 45 che lavorano solo con uva autoctona come Carricante o Nerello Mascalese

Un metodo classico siciliano versato alla manifestazione Spumanti dell'Etna

La Puglia, la (quasi) Franciacorta del sud

Ma anche alcune zone della Puglia sono prolifiche. Basta vedere la Daunia, soprannominata la piccola Franciacorta del Sud. Qui il precursore è la cantina d’Araprì di San Severo in provincia di Foggia, che dal 1979 lavora per produrre solo spumanti metodo classico (6 linee). Queste bollicine provengono da vitigni autoctoni come uva di Troia o bombino bianco, ottimo in purezza o per produrre cuvée. “Eravamo giovani e incoscienti quando abbiamo iniziato negli anni ‘70” ci racconta uno dei fondatori, Girolamo D’Amico “non avevamo soldi per fare il vino ma solo le cantine. Per noi il metodo classico era una soluzione più economica dell’autoclave. Dopo anni di esperimenti fatti anche con trebbiano e malvasia abbiamo puntato molto sul bombino. È un vitigno idoneo alla spumantizzazione perché mantiene una gradazione zuccherina non eccessiva e una buona acidità. Come gusto può avvicinarsi a grandi spumanti del Nord, ma sappiamo che il consumatore lo sceglie proprio per le sue caratteristiche di territorialità”.

L'affinamento del Metodo Classico di Cantina D'Araprì a San Severo

Il marchio abruzzese e il blend di metodo classico

Da tempo anche in Abruzzo si studia la spumantizzazione autoctona di uve come trebbiano, cococciola, pecorino, passerina e montepulciano.  Da qualche mese si trovano sugli scaffali etichette marchiate con la dicitura Trabocco Spumante d’Abruzzo Doc, bottiglie prodotte con metodo italiano ed uve del territorio, un’incredibile operazione promozionale legata all’immagine sempre più in voga dei trabocchi. Anche il metodo classico, però, è una strada battuta.

La Cantina Eredi Legonziano, che sorge sulle morbide colline vicine a Lanciano, ha fatto di questo stile una missione. Così produce diverse bollicine (metodo classico e italiano) sotto la denominazione Abruzzo DOC. “Ad oggi abbiamo una sola tipologia di metodo classico con diverse annate: si tratta di una cuvée con passerina, pecorino e montonico. Negli anni ci siamo resi conto che per noi la ricetta giusta è questa” spiega l’enologa Federica D’Amato “questa combinazione di uve garantisce un’ottima acidità, e non presenta caratteristiche amaricanti, presentando peculiarità che sono questo territorio può dare. Per ora lavoriamo su diversi uvaggi, ma non tralasciamo il monovitigno”.

Gli spumanti eredi legonziano

La vineria irpina e lo spumante di Fiano

Anche la Campania, e l’Irpinia in particolare, ha sete di bollicina. La vineria Winyl, aperta ad Avellino con il proposito di vendere principalmente vini del territorio, ha registrato – come ci spiega il sommelier e gestore Sandro Tecce – “una richiesta sempre più forte di spumanti proprio negli ultimi mesi”. Preso atto del fenomeno, Tecce non ha scelto etichette fuori regione ma è riuscito a soddisfare il cliente solo con metodo classico da uve locali: coda di volpe, falanghina, greco di Tufo e anche fiano.Quest’ultima uva ha una storia particolare: fino a mezzo secolo veniva usata per fare un vino dolce, mentre oggi è una delle denominazioni (Fiano d’Avellino) più importanti del territorio.

Una sua declinazione interessante è proprio quella con metodo classico. “Il disciplinare del Fiano di Avellino ha riconosciuto da poco la tipologia spumante” spiega Angelo Silano della cantina biologica Silano, a Lapio in Irpinia, che dal 2016 si concentra anche sul metodo classico “ci siamo lanciati sugli sparkling perché abbiamo visto sul mercato la loro grande versatilità, soprattutto negli abbinamenti. La difficoltà con il fiano era questa: ha un contenuto zuccherino alto. Ma d’altro canto durante la fermentazione riesce a sprigionare aromi unici”. Lo spumante prodotto da Silano si chiama Sette Filari. “Abbiamo scelto questo nome perché la prima volta vinificato ho selezionato solo sette filari: da questi potevo ottenere uve meno zuccherine e allo stesso tempo mature dal punto di vista polifenolico”.

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