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Lunedì, 17 Giugno 2024
Territorio

I dati che ci aiutano a capire come siamo messi con lo spreco alimentare

Prova a rispondere un report di Too Good To Go che ha investigato tre filoni, per capire cosa succede a casa, nei locali e nei supermercati. Ecco i risultati del mercato Italiano

Consapevolezza o luogo comune? È qui che si gioca adesso il tema dello spreco alimentare, un argomento ormai sotto i riflettori, ma non per questo interiorizzato. Sappiamo che lo spreco è sparso lungo tutte le filiere, da quando il prodotto non è ancora tale, a quando finisce nelle mani di chi ne usufruirà. Ma se un tempo sprecare del cibo era visto come un gesto moralmente deprecabile oggi ci sono le evidenze che sia anche un’azione che impatta in modo immediato sull’ambiente.

In occasione della Giornata Internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari indetta dalle Nazioni Unite il 29 settembre, c’è chi prova a dare risposte. L’osservatorio condotto da Too Good To Go, azienda internazionale che permette ai pubblici esercizi di rimettere in circolo il cibo invenduto, con l’Università di Torino, l’Università degli Studi Roma Tre e Bain & Company Italia ne è un esempio. Indaga sul tema della consapevolezza sugli sprechi alimentari sia tra gli utenti dell’App, che tra i clienti nel mondo della Grande Distribuzione e della ristorazione.

Cosa succede nelle case degli italiani

Primo risultato: i dati sono abbastanza confortanti se si parla di ambito domestico. Chi è abituato a frequentare l’App di TGTG ha già interiorizzato il tema della lotta agli sprechi. Infatti, un quarto dei rispondenti dichiara di non sprecare mai cibo, mentre il 52% di sprecarne meno di 250 gr a settimana. A beneficiarne è anche il portafoglio: per il 57% degli intervistati il proprio spreco alimentare equivale ad un costo di meno di 5€, mentre per il 40% si aggira tra i 5 e i 25€. Le azioni di prevenzione più importante sono condotte in relazione alla data di scadenza: il 90% degli intervistati vi pone grande attenzione, utilizzando prima gli alimenti con data più prossima e acquistando, dove possibile, quelli con la scadenza più distante nel tempo. L’83% dichiara di consumare alimenti anche dopo la scadenza del termine minimo di conservazione, a condizione che non siano già deteriorati.

Ai ristoranti, bar e pizzerie: lo spreco come un tema urgente

Nei pubblici esercizi le cose non vanno in modo troppo diverso. Anche gli imprenditori presenti sull’app sono ben consapevoli dell’impatto dello spreco dei propri prodotti, con particolare attenzione sull’impatto economico. Il 31% dei Pubblici Esercizi intervistati dichiara di sprecare una quantità di cibo equivalente a oltre 400€ al mese, seguito da un altro 18,5% che riporta una perdita economica tra i 200 e i 400€ mensili. Sebbene l’80% degli intervistati dichiari di fare qualcosa per ridurre lo spreco, solo il 14% dei locali ha a disposizione delle metriche per valutarne l’effettiva consistenza. È evidente che su questo versante c’è ancora molta strada da fare.

La filiera della grande distribuzione e il vuoto organizzativo

Infine si è analizzato anche lo scenario della grande distribuzione. Qui gli sprechi sono causati soprattutto da due fattori, stando a quanto dichiarato dai manager delle principali realtà italiane: la scadenza dei prodotti ed il packaging difettoso. Probabilmente è qui che si scoprono le lacune più grandi, poiché mancano delle procedure che monitorino, prevengano e gestiscano gli sprechi alimentari, una sorta di buco nero che viene considerato ancora ingestibile. Al di là di un impegno “spontaneo” per intervenire sul tema, mancano ancora interventi strutturali e collaudati da trasformare in procedure. Insomma la strada è ancora lunga.

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