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Sabato, 24 Febbraio 2024
Territorio

La storia dell’ultimo mulino ad acqua di tutta la Puglia. Che ancora macina

Tra i monti Dauni e la valle del Cervaro c’è Bovino, una bella sosta per immergersi nella storia romana e bizantina, ma anche nella storia del grano pugliese

Fra i più svariati motivi, Bovino in provincia di Foggia merita una visita anche solo per ascoltare le storie e i racconti della famiglia Grasso. Sono loro i gestori dall’ultimo mulino ad acqua funzionante in Puglia. Percorrendo il viale immerso nel verde si entra in un mondo dove il tempo sembra essersi fermato al 1810, anno della costruzione del mulino. Da allora ne è letteralmente passata di acqua sotto il ponte, ma la passione che anima ancora oggi coloro che portano avanti questa tradizione non si è scalfita.

Il viaggio del Moleno d’acqua del Ponte

A ridosso del torrente Cervaro, lo Moleno d’acqua del Ponte ha saputo trarre dalla forza dell’acqua la sua ragione d’esistenza. Qui si lavora secondo un sistema brevettato di Ferdinando II di Borbone che ancora oggi, com’è possibile vedere presso questa struttura, è perfettamente funzionante e al passo con i tempi. La scenografia generale di questo angolo di Bovino ha una valenza storica molto importante.

Il mulino di Bovino visto dall'interno

Ci troviamo, infatti, lungo la Strada Regia delle Puglie, in particolare in quella che era la stazione di posta che ai tempi dei romani collegava la Puglia alla Campania. La prima costruzione di questo mulino si ebbe intorno al Cinquecento, mentre la conformazione attuale risale all’inizio dell’Ottocento. Fin dagli albori non si è limitato alla sua funzione principale di macinatura, ma si è anche posto come luogo d’accoglienza per i viandanti del posto.

Tra curiosi aneddoti e prototipi: la storia del mulino

Il colpo d’occhio sull’edificio porta lo sguardo alla parte superiore della struttura esterna del mulino con una fascia di bellissime piastrelle che circonda la piccionaia. C’è una ragione per la loro presenza, ci spiega il signor Grasso, ed è collegata al guano dei piccioni, una importante merce di scambio con il genovesato che doveva essere preservata dagli attacchi dei topi. Quest’ultimi, trovandosi di fronte a delle superfici prive di appigli come le piastrelle, erano scoraggiati dall’intraprendere la missione.

L'interno del mulino dove si fa la macina

È entrando, però, che si respira la magia di una storia di altri tempi, visitando un vero e proprio museo con antichi utensili impiegati per la lavorazione e la vendita del grano e delle farine qui ottenute. Ci si ritrova così a camminare tra bilance e ferri per il bestiame con l’attenzione che cade sulle due grandi macine in quarzite che avevano due funzioni separate: una dedicata alla macina più fine e un’altra più grossolana, un tempo riservata agli animali. Sotto questa copertura di travi in legno a vista la vita è rimasta come quella di una volta.

I grani antichi del mulino di Bovino

L’accoglienza della famiglia Grasso non si limita all’apertura delle porte della loro struttura, ma viene completata con interessanti spiegazioni e laboratori dove mettere le mani in pasta. Come abbiamo già detto, il mulino è attualmente un museo, non svolge funzione commerciale, un museo dove la tradizione di famiglia, quella tramandata di generazione in generazione, rappresenta un’unicità nell’intera regione.

Crusca fatta dal mulino

Tuttavia qui si lavorano ancora grani antichi come il Senatore Cappelli e il Vermiglio, varietà diffuse nel foggiano, per renderli disponibili in occasione delle visite. Durante i laboratori è possibile vedere come le macine vengono messe in moto e come i grani vengono suddivisi, in seguito alle setacciature, in diverse tipologie. Un sistema che funziona a velocità inferiori rispetto alle più moderne tecnologie, ma che, proprio per questo, riesce a mantenere pressoché inalterate le caratteristiche del grano. In un’epoca in cui tutte è legato alla tecnologia e alla velocità, qui al Moleno d’acqua del Ponte è una specie di oasi fuori dal tempo.

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