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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Territorio

I pescatori del Trasimeno da 3000 anni presidiano un lago che rischia di scomparire

Ci sono i pesci infestanti, la siccità, la scarsa profondità del bacino lacustre. Ma dall’altra parte non manca mai la presenza e la manutenzione di chi cura il lago da secoli

Gesti sempre uguali che si perdono nella notte dei tempi: stendere le reti, aspettare che il pesce venga imprigionato nelle maglie per poi svuotarle e portare il pescato a riva. Da 3000 anni, da quando l’uomo si è insediato sulle rive del lago Trasimeno, i pescatori escono in barca ogni mattina (tempo permettendo) e ripetono una danza ancestrale, documentata anche da reperti risalenti alla Preistoria conservati nel Museo archeologico nazionale dell'Umbria di Perugia, che oggi è stata riconosciuta da Slow Food fra i suoi Presìdi.

Un ecosistema fragile con 3000 anni di storia

Una riva con le barche ph. Metelli

Quello del lago Trasimeno è un ecosistema fragile che, nel corso dei millenni, ha rischiato innumerevoli volte di sparire. Infatti, il Trasimeno, che con i suoi 128 chilometri quadrati è il lago più esteso dell'Italia centrale, ha una profondità talmente scarsa (mediamente meno di 5 metri) che a più riprese è andato vicinissimo a diventare una piccola pianura in mezzo alle colline. “Il Trasimeno è un lago laminare alluvionale dal fondale piatto” spiega Aurelio Cocchini, presidente della Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno “È alimentato dalla pioggia e da un immissario artificiale che è stato creato perché lo svuotamento naturale era diventato insostenibile e avrebbe portato al prosciugamento. Purtroppo, a causa di questi ultimi anni siccitosi il livello di altezze è quasi sotto la soglia di un metro e mezzo. Quest’anno, a peggiorare ulteriormente la situazione c’è stato un fine inverno senza piogge e si prevede un’altra estate calda. Quindi, la situazione a fine della prossima estate, stagione in cui solitamente si perdono 70/80 centimetri d’acqua, sarà sicuramente drammatica”.

Specie endemiche e invasori nel più grande lago dell’Italia centrale

Pesca nel lago Trasimeno ph. Oliver Migliore

Il disciplinare che regola il Presìdio Slow Food prevede diverse tipologie specie ittiche. Protagonisti della scena del Trasimeno sono il persico reale, la carpa, il pesce gatto, il latterino, la tinca, il persico-trota, l’anguilla e il capitone. A seconda di quale pesce si vuole pescare si utilizzano reti con maglie di ampiezza differente. La carpa, per esempio, viene pescata con una maglia di 90-100 millimetri, mentre per specie più piccole si adoperano maglie che vanno dai 25 ai 40 millimetri.

La fine della pesca all’anguilla: ecco perché

I pesci di lago del Trasimeno ph. Metelli

Nei secoli diverse tipologie di pescato hanno preso il posto di altre, vedendo nuove specie diventare nel tempo autoctone. “L’anguilla” cita come esempio Cocchini “qui ci è arrivata da sola in epoca etrusca-romana e poi nel ‘600 quando è stato rifatto l’emissario Fortebraccio, un canale fatto realizzare nei primissimi anni ’20 del Secolo XV da Andrea – Braccio – Fortebracci da Montone, che collega l’uscita d’acqua dal Trasimeno fino al Tevere. Noi la peschiamo quando si trasforma per risalire verso il mare. La sua livrea diventa argentea, gli occhi si fanno più grandi mentre l’apparato digerente si restringe. Purtroppo, la pesca dell’anguilla è un’attività che andremo a dismettere perché sono cambiate le dinamiche di mercato. Paesi come il Giappone, per soddisfare le richieste sempre in aumento dei locali di sushi, acquistano al mercato di Rotterdam quantità enormi di piccoli avannotti a un prezzo elevatissimo e li portano direttamente nei loro allevamenti. Noi non riusciamo a competere con quanto offrono loro e così non avremo più avannotti per ripopolare il lago”.

Il pesce siluro, una nuova minaccia

Un pescatore in mezzo al lago ph. Oliver Migliore

Un problema nascente è legato al pesce siluro. Quest’inverno sono stati pescati diversi esemplari di piccole dimensioni che fanno però presagire a un’invasione ben più massiccia.Speriamo che col siluro accada come col pesce gatto” continua Cocchini “Negli Anni ’80 ci fu uno sviluppo incredibile tanto che non si riusciva più a pescare altro. Poi si è autoregolato e oggi il carassio è l’80% del pescato a scapito però della tinca che, per dimensione (4,5 centimetri) entra in competizione con lui. Da due anni non riusciamo più a pescare tinche, solo carassi. Un altro invasore è stato il gambero rosso della Luisiana che, negli Anni ’50, ha completamente scalzato il nostro”.

La storia del pesce lasca (e del nuova latterino)

Ma il caso più eclatante è quello della lasca. Questo pesce è stato per secoli l’identità stessa del Trasimeno al punto che nel Medioevo fungeva da gabella per pagare le tasse a Perugia. La sua importanza era tale che una leggenda racconta nell’affresco della basilica di sant’Ercolano, il patrono della città, avesse il capo adornato da una corona di lasche. Questo piccolo pesce da frittura, che si pescava in grande quantità e aveva tutto un sistema particolare di cattura ben descritto nel Museo della Pesca e del Lago Trasimeno di Magione, si è estinto negli Anni ’50 ed è stato sostituito dal latterino. Da due anni, però, il latterino non scende a riva e quindi i pescatori non riescono a pescarlo con un danno economico enorme.

Dal Lago al piatto: le cooperative di pescatori del Trasimeno

I pescatori professionisti attivi sul lago Trasimeno oggi sono una cinquantina, la maggior parte dei quali aderiscono a due cooperative: la Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno e la Stella del Lago. La prima festeggerà fra pochi anni il centenario visto che è stata fondata nel 1928 con l’obiettivo di migliorare le condizioni economiche e la qualità della vita dei suoi soci. “Negli ultimi tempi l’età media dei pescatori si è abbassata parecchio” spiega Cucchini “Merito di tanti giovani che, faticando a trovare un lavoro in altri settori a causa della crisi economica, si sono avvicinati al mondo della pesca”.

Il ristorante della Cooperativa Pescatori del Trasimeno ph. Metelli

Per questo la Cooperativa dei Pescatori ha investito in un progetto di filiera che dal lago arriva al piatto tramite un magazzino di trasformazione, due punti vendita diretti e un ristorante generando così un indotto di circa venti milioni di euro l’anno. I soci, conferendo quotidianamente il pescato al magazzino della Cooperativa, garantiscono l’approvvigionamento della materia prima, che, nel laboratorio di trasformazione, viene lavorata per lo stoccaggio e la successiva distribuzione con mezzi propri agli operatori del settore turistico-ricettivo del territorio, ma anche ai privati tramite i due punti vendita di San Feliciano e di Sant’Arcangelo o a domicilio con il servizio di consegna.

Il ristorante gestito direttamente dalla cooperativa

Nel laboratorio di trasformazione si lavora quasi il 90% del pesce pescato che viene sfilettato, eviscerato, affumicato per ricavarne paté, hamburger e sughi pronti. Attiva anche sul fronte turistico, la Cooperativa Pescatori del Trasimeno organizza escursioni sul Lago Trasimeno per battute di pesca con tecniche tradizionali che permettono di scoprire i paesaggi del lago degustando un aperitivo a base di pesce. La Cooperativa gestisce anche la “Locanda dei Pescatori” nella propria struttura adiacente al punto vendita di Sant’Arcangelo. “È il primo ristorante in Italia progettato, realizzato e gestito direttamente da una cooperativa della pesca interna” conclude Cucchini “Le proposte della Locanda sono realizzate con pesce di cattura del Trasimeno pescato, sfilettato, cucinato e servito unicamente dalla nostra Cooperativa”.

Olio, l’oro verde del Trasimeno

La Locanda è anche una bottega dove si possono trovare i prodotti delle altre Cooperative Agroalimentari del Trasimeno. Da acquistare è l’Olio del Duca della Cooperativa Oleificio Pozzuolese. Si tratta di un extravergine d’oliva Dop Umbria- Colli del Trasimeno, prodotto dalle piante di olivo che contornano lo storico Castello e Palazzo della Corgna di Castiglione del Lago in omaggio ad Ascanio della Corgna condottiero e primo marchese di Castiglione del Lago vissuto alla fine del ‘500. Un’altra chicca della Cooperativa è il Monocultivar Dolce Agogia ottenuto dalla spremitura di olive selezionate della sola cultivar Dolce Agogia, antica e tipica varietà della zona circostante il lago che non esiste in nessun’altra regione italiana.

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