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Sabato, 18 Maggio 2024
Territorio

I vignaioli veneti che producono prosecco secondo un metodo di 100 anni fa

Progetto ColFondo Agricolo comprende 17 produttori delle colline trevigiane, e lotta per la riscoperta del prosecco rifermentato in bottiglia. Un antico metodo di produzione del prosecco, tipico di questa zona, che è però non può chiamarsi “prosecco”

Progetto ColFondo Agricolo nasce dall’idea di ripotare il vino prosecco alla sua forma originaria e più ancestrale. Una necessità, più che una trovata di marketing, per tornare a valorizzare un prodotto molto spesso associato a massificazione e standardizzazione del gusto, a causa dell’iper produzione a cui si assiste in questa zona d’Italia. Il prosecco nasce in un territorio che si sviluppa tra le colline del nord est italiano, unendo ben nove province nelle regioni di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Tra i vini più bevuti all’aperitivo, complice la sua facilità di beva a cui si associa un prezzo mediamente non troppo alto. Motivi che ne hanno fatto la sua fortuna ma che hanno anche gettato ombre su questa bottiglia. I vignaioli di ColFondo Agricolo, vogliono invece riportare indietro il vino prosecco al suo metodo tradizionale di produzione. Ma non chiamatelo prosecco, perché è fuori dal disciplinare. Vediamo chi sono e cosa fanno.

Colfondo Agricolo

Cos’è il prosecco e come si produce

Il prosecco è il risultato della glera, vitigno a grappolo bianco, utilizzato in passato per vini da tavola e ora business milionario. Tanto da sollevare polemiche per lo sfruttamento del terroir che ogni anno rende 500 milioni di bottiglie vendute in ogni dove. Tra le zone più note per la produzione di prosecco c’è la denominazione tra Conegliano e Valdobbiadene, in Veneto, a cui si aggiunge quella di Asolo, Treviso e Cartizze, una ristretta e pregiatissima area collinare che si estende per soli 108 ettari. Senza contare la parte del Friuli Venezia Giulia, dove il prosecco è comune nelle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. Un vino spumante, caratterizzato dalle vivaci bollicine, creato con metodo Martinotti da non confondere con il Metodo Classico, tipico del Franciacorta, che attraverso un’autoclave (ovvero una vasca pressurizzata) raggiunge le atmosfere definite dal disciplinare e quindi la tipica frizzantezza.

La glera, da cui proviene il prosecco

Progetto ColFondo Agricolo: il prosecco con il metodo tradizionale

Obiettivo di questi 17 viticoltori della pedemontana trevigiana è quello di fare le cose come una volta. La vendemmia a mano, il rispetto dei tempi e delle evoluzioni, la fermentazione spontanea, nessuna sboccatura il quale lascia sul fondo – appunto – i propri lieviti per la rifermentazione. Il risultato è un vino frizzante, che già 100 anni fa veniva prodotto, poi soppiantato dall’arrivo dell’autoclave. I vini di ColFondo Agricolo sono per scelta, dunque, fuori dal disciplinare del prosecco, definiti dalla denominazione Colli Trevigiani IGT, anche se la glera rifermentata in bottiglia è stata recentemente ammessa come tipologia anche nel disciplinare del Prosecco Superiore Docg (lo era già in quello della Doc e dell’Asolo Docg).

Il vin col fondo, chiamato alla maniera degli anziani di zona, che questo gruppo di produttori vuole salvaguardare dandosi un decalogo di regole ben strette: solo vitigni di proprietà, lavorazione artigianale, tappo a corona e riscoperta di antichi uvaggi. Infatti non viene utilizzata solo la glera ma anche tipologie di uve che sono state riscoperte proprio grazie ai viticoltori: perera, verdisio, bianchetta, boschera, altrimenti dimenticati.

Una degustazione di bottiglie Colfondo Agricolo

I produttori di ColFondo Agricolo e il principio di sinergia

Sono 17 i vignaioli di ColFondo Agricolo e lavorano in sinergia per portare avanti il lavoro e la diffusione del proprio vino. C’è la cantina Bele Casel, nell’Asolo DOCG, oppure Le Volpare di Luca e Matteo De Rosso, a Treviso c’è Miotto, oppure Masot, tra i molti. Tutti accumunati da questo progetto ma con la volontà di mantenere le proprie differenze stilistiche. I vini ColFondo Agricolo si riconoscono inoltre per una fascetta di colori diversi a seconda delle annate, a sottolineare l’unicità delle produzioni, perché come si legge nel loro decalogo “si vuole essere identitari e mai omologati”. Un antico metodo di produzione che sta entrando a far parte della filosofia di altri vignaioli, anche al di fuori delle coline trevigiane. Tra Conegliano e Valdobbiadene infatti non è raro imbattersi in produttori che pur non uscendo dal disciplinare hanno in batteria anche questo vino vivo, riscoperto o forse meglio dire mai abbandonato da queste parti.

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