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Sabato, 20 Aprile 2024
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L’alternativa analcolica al vino arriva dal Canada. Ma forse in Italia non la vedremo mai

Nata a Toronto per studiare l’aceto, Acid League è l’azienda che sta spingendo l’acceleratore sulla rivoluzione delle bevande analcoliche. Ecco come

Tappi in ceralacca, etichette psichedeliche, nomi simpatici e colori funky: ecco la carta d’identità di Proxies, le bevande analcoliche che si propongono come alternativa confortante al vino. E se non ne avete mai sentito parlare, niente paura. In Italia non sono ufficialmente distribuite, a differenza degli Stati Uniti e del Canada.

Una bottiglia di Cluster di Proxies

Ne stiamo parlando perché il fenomeno fa parte di un vivace movimento che sta lavorando in modo intrigante sul vino e sulle sue alternative. Cerchiamo non solo di parlare di salutismo (tema che abbiamo comunque affrontato), religione, clima e ambiente che spingono le persone a scegliere di non bere bevande alcoliche. Qui c’è qualcosa di più: l’interesse a approfondire bevande che, tramite fermentazioni, ingredienti, sapori, profumi, colori possano avere la stessa dignità e appetibilità del vino durante un pasto.

In Italia qualcosa di simile lo fa Feral Drinks, la startup trentina guidata da Maddalena Zanoni che ha studiato delle bevande che nascono dalla fermentazione delle barbabietole. Come ci ha raccontato Zanoni, pur non ponendosi in competizione col vino, le bevande di Feral vogliono proporre una beva lenta, corposa e sostanziosa, non quella di un semplice “succo di frutta”. Per farlo si studia il gusto, si mischiano vari ingredienti, si aggiunge una parte di piccante e di speziatura.

Le bottiglie di Proxies: come sono fatte le nuove bevande analcoliche

La chef Dominique Crenn con i Proxies

Il lavoro di Proxies è abbastanza diverso, perché uno degli ingredienti di base è proprio l’uva e perché il marchio si pone come alternativa analcolica al vino, una carta che può essere vincente o perdente al tempo stesso, vedremo come tramite la testimonianza di chi l’ha assaggiato. Tutto nasce a Toronto da un gruppo di appassionati di cibo, designers e gastronomi che lavorano intorno all’aceto e all’acidità. È il 2019 e Acid League non ha ancora lanciato la sua linea di bevande analcoliche Proxies. Succederà a dicembre 2020. Nel giro di poco tempo la realtà cresce, intessendo collaborazioni con sommelier e chef importanti (tra cui la celeberrima Dominique Crenn), aumentando le proposte e creando un wine club: “ti presentiamo il nostro circolo del vino hangover-free”, “privo di sbronza” lo tradurremo un po’ goffamente. E il carattere non convenzionale, azzardato e scanzonato della comunicazione è una delle prime cose che si percepisce di queste bevande.

Tanti ingredienti oltre l’uva: è una vera alternativa al vino?

Proxies in accompagnamento con pesci e frutti di mare

Scendendo più nel dettaglio, i prodotti Proxies sono “una nuova alternativa al vino: non vino dealcolizzato, ma miscele stratificate di frutta, tè, spezie e amari, progettate per abbinarsi al cibo. Proxies va ben oltre l'uva per catturare tutto ciò che rende il vino un ottimo abbinamento con il cibo - acidità, corpo e tannino - senza l'alcol” sono le parole che usano per spiegare queste bottiglie. E da qui si apre un mondo, fatto di categorie assimilabili a quelle del vino: bianco, rosso, rosè, frizzante e lattine. C’è il Passion Brut con Riesling, frutto della passione, lime, amarillo, menta speziatà, tè oolong. Amuse invece è con Sirah, pera, prugna, ananas, limone, scorza d’arancia, mandarino, galangal, due tipi di tè e uno di luppolo. Si noterà che partendo dall’uva, anzi da uno specifico vitigno, si aggiungono molti più ingredienti.

I Proxies all’assaggio: la recensione

Dal punto di vista dell’assaggio però, anche se la parola “vino” viene usata spesso (e in Italia sarebbe di certo un problema, visto che in via ufficiale si può chiamare vino “il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche, pigiate o no, o di mosti di uve”) viene specificato che “I proxy non hanno necessariamente il sapore di un vino specifico, ma sono progettati per avere l'aspetto, la sensazione e la bevanda del vino. Hanno acidità, consistenza, tannino e spezie e sono fatti per essere abbinati al cibo e gustati in bicchieri da vino”. Adam Rothbarth ha recensito le bottiglie di Proxies su Vice e le ha trovate sorprendentemente buone, ma ha spiegato anche che “trattarle come un vino è il punto di partenza sbagliato, almeno per il mio palato”. Ed ha aggiunto: “Quando mescolo, annuso e sorseggio un vino, personalmente cerco un'espressione del terroir: gli odori e i sapori della terra in cui è stata coltivata l'uva. Ma poiché l'uva è solo uno dei tanti ingredienti di Proxies, non è possibile percepire un terroir coerente o note specifiche al di fuori degli ingredienti. Questo non è affatto un male, ma è una distinzione importante da fare” e questa potrebbe essere un’obiezione importante anche per il pubblico italiano, come lo è per i vini dealcolati. Ciononostante, la voglia di provarli è tanta. 

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