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Venerdì, 19 Luglio 2024
Territorio

In una cittadina veneta c’è un’antica liquoreria che ha fatto la storia dell’aperitivo

Attiva dal 1919 a Valdagno, la Premiata Fabbrica di Liquori Carlotto continua a produrre ‘reperti archeologici’ con ricette antiche secoli. E ha conquistato anche Gualtiero Marchesi, che sviluppò una linea personale

Eh no, io devo entrare da fuori, come fa una persona normale!”, sbottò Gualtiero Marchesi davanti alla famiglia Carlotto un pomeriggio del 1980, “devo entrare da qui, perché è da qui che si vede la storia”. Loro, nonostante fosse di domenica, alzarono la serranda e fecero entrare il grande chef milanese nel locale che lo aveva attirato fino a Valdagno, cittadina di 25mila abitanti non lontana da Vicenza. Lì c’era una grande fabbrica tessile, un bel centro storico settecentesco, ma anche un’insolita ‘cultura dell’aperitivo’, che l’antica liquoreria Carlotto aveva contribuito a rinforzare. Con 105 anni di attività, continua a produrre ‘reperti archeologici’ in bottiglia senza cedere al corteggiamento dell’industria, e continuando a mettere mano a ricettari di famiglia antichi secoli.

La Fabbrica di Liquori Carlotto in una foto d'epoca

Pasticcieri ungheresi trasferiti in Veneto: i capostipiti della dinastia Carlotto

Per cominciare dal capo bisogna fare un salto nell’Ungheria dei primi dell’Ottocento, allora Regno Asburgico. È originaria di quella zona la famiglia Potepan dal quale tutto è partito, poi trasferita per fornire i propri servizi come pasticcieri alla corte viennese di Francesco I d’Austria. Anton Potepan servì nell’esercito e si spostò poi in Lombardo-Veneto, dove le sue competenze, sia in fatto di dolci che liquoristica, ebbero gran successo. Il suo rosolio — prodotto oggi come allora con essenza d’olio di rosa bulgara; la ricetta originale ne è prova — fu gradito ad esempio anche dal Re d’Italia Vittorio Emanuele II. Insieme al figlio Giovanni Onesto si stabilì infine a Valdagno, aprendo inizialmente un’offelleria. 

Negroni con Bitter Carlotto

La ‘bottega da vino’ e la liquoreria, dal 1919

Quella oggi inserita nell’elenco dell’Associazione Locali Storici d’Italia è la classica ‘bottega da vino’ di stampo fine ottocentesco. Botti a vista dietro il bancone — ricordo del momento della Seconda Guerra, con ancora una riserva di vin santo piemontese che da allora non viene più toccata — poi alti scaffati affollati di bottiglie, boiserie e manifesti d’epoca.

I vecchi ricettari di Carlotto

I Carlotto la inaugurarono nel 1919, ottenendo la prima licenza UTIF in 3 provincie limitrofe e passando il testimone tra Girolamo (marito di Teresa Potepan), più avanti Giuseppe e in ultimo a Daniela. Oggi è lei, quinta generazione, a portare avanti il lavoro ancora in modo artigianale, a dispetto delle ‘tentazioni’ della produzione di massa degli ultimi decenni. 

Ricette mitteleuropee e tradizione liquoristica italiana: le due anime di Carlotto

Carlotto produce una trentina di referenze in 30mila bottiglie l’anno, che sono riuscite a resistere al tempo senza sostanziali modifiche. Ancora liquori tipicamente mitteleuropei, come appunto il Rosolio, lo Zabaione con latte e uova fresche e la Prumà di prugna, accanto a prodotti più propriamente italiani. Ad esempio il Cordiale, a base di rum e con sentori di frutta (tipico dei primi Novecento), la China — che, come diremo, conquistò Marchesi — nonché la Sambuca all’anice.

Daniela Carlotto, ph. Stella

I ‘reperti archeologici’ dell’aperitivo a Valdagno

L’argomento ‘aperitivo’ nella storia valdagnese è molto sentito”, spiega Daniela Carlotto. “Da sempre è radicata una certa abitudine e usanza nel proporre una propria interpretazione da parte dei bar del centro storico, tra il Bianco Chinato, il Bianco col Bitter, quello col Rabarbaro”. Lo stesso spritz, che inizialmente era una semplice miscela di vino e acqua, a Valdagno si faceva con un tocco in più.

L'antico Rosolio Carlotto

Il nostro BiancoRosso”, aperitivo a base di erbe amaricanti, imbottigliato molto prima dell’’ondata’ dei ready to drink, “è l’ultima testimonianza che rimane di questo passato di Storia dell’Aperitivo, che ha visto avvicendarsi generazioni e generazioni”. Dalla ricetta all’etichetta, è uno dei ‘reperti archeologici’ liquoristici ancora prodotti da Carlotto.

L'incontro con Gualtiero Marchesi e la linea firmata

Il maestro Gualtiero Marchesi, come detto, ci tenne a incontrare i Carlotto per proporre loro alcune produzioni ‘su misura’. Insieme al signor Beppe, esperto enologo, sviluppò una China particolare, più delicata e raffinata della tradizionale ‘china scura’, con infusi di corteccia di china e oli essenziali di agrumi esotici e spezie.

I Carlotto con Gualtiero Marchesi

Poi, con un marchio personale, recuperò anche il Cordiale, un amaro e contribuì a rilanciare il rosolio, una bevanda desueta ed estremamente aromatica. La quale però, come aveva intuito, si sposava benissimo con la sua personale, e rinnovata, idea di gastronomia.

Carlotto Locale Storico

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