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Venerdì, 19 Luglio 2024
Territorio

Tartufo di Pizzo: tutta la storia del gelato che ha reso famosa una cittadina calabrese

Due palline di gelato al cioccolato e alla nocciola con un ripieno fondente, ricoperto di cacao. Tutta la storia del gelato nato per sbaglio che ha reso famosa Pizzo Calabro: dov’è nato, come viene fatto e dove mangiarlo

Negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, il gelato al latte fece la sua comparsa a Pizzo Calabro, borgo marinaro in provincia di Vibo Valentia. Fu allora che si diffusero laboratori di pasticceria artigianale che iniziarono a introdurre l'uso di panna, creme e ricotta, già tipiche della pasticceria siciliana. In uno di questi laboratori, un pasticcere noto come “Don Pippo” creò il celebre tartufo di Pizzo. Leggenda narra che nacque quasi per caso, come tante altre geniali invenzioni culinarie. Oggi, Piazza della Repubblica a Pizzo è sempre piena di gente, specialmente nelle calde giornate estive. Questo non solo per il fascino della località costiera, ma soprattutto per la celebrità del tartufo, diventata una specialità locale che attira turisti da ogni dove. Pizzo è ormai riconosciuta come una meta imperdibile per gli amanti della gastronomia, grazie a questo gelato che rappresenta un vero e proprio simbolo della tradizione calabrese. Basti pensare che viene identificata dalle guide turistiche come ‘Città del Gelato’.

Piazza della Repubblica a Pizzo Calabro, foto Calabria Dreaming

Cosa è e come è nato il tartufo di Pizzo

Il tartufo di Pizzo ha una caratteristica forma a semisfera, fatta di gelato alla nocciola e cioccolato, poi spolverizzata di cacao e con un cuore di fondente semiliquido. Il ripieno non solidifica anche a temperature negative, grazie all’alta percentuale di zucchero che ha potere anticongelante. Sono l’aspetto terroso dato dal cacao, e le imperfezioni dovute alla realizzazione manuale, che conferiscono l’aspetto “terroso” che ricorda appunto il tartufo da cui prende il nome. Un’ulteriore curiosità? È il primo gelato in Europa ad aver ottenuto nel 2007 il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta).

In quanto alle sue origini, la storia racconta che era il 1952 quando, in occasione di un matrimonio, il pasticciere Giuseppe De Maria, detto "Don Pippo", si trovò a corto di stampi per gelato. Per risolvere il problema, decise di modellare manualmente una pallina di gelato alla nocciola e una di gelato al cioccolato con il palmo della mano, inserendo poi del cioccolato fuso al centro. Lo ricoprì poi con il cacao e lo avvolse in un foglio di carta alimentare. Da questo gesto nacque il primo tartufo di Pizzo, che ha conquistato rapidamente popolarità, diventando un pilastro dell'economia turistica locale e contribuendo alla crescita delle gelaterie artigianali della zona.

Gli interni di Gelateria Enrico

La Gelateria Enrico e l’altra storia del tartufo di Pizzo

C’è un’altra storia però che in pochi conoscono. È quella di Enrico Penna, un pizzitano nato come sarto e diventato gelatiere di successo. Lui tra il 1970 e il 1978 ha gestito il Bar Dante (proprio quello dove è nato il tartufo) insieme alla moglie e al padre dell’attuale proprietario. Poi nel ‘79 decise di mettersi in proprio, trasferendosi nell’estrema periferia del paese – pensate che a quel tempo non c’erano neanche le strade asfaltate – in quella che è adesso è conosciuta come La Marinella. “Il Tartufo di Pizzo come tale, nasce alla Gelateria Enrico”, ci racconta il figlio Domenico, “e mio padre fu il primo a specializzarsi nel gelato, gli altri erano tutti bar”. Ed è proprio di proprietà della Gelateria Enrico il marchio ‘Tartufo di Pizzo’ registrato nel 1989; infatti, sono gli unici a poter utilizzare questo nome al di fuori dal comune di Pizzo. “Tutti in quegli anni proponevano la loro versione di questo gelato, mio padre decise di differenziarsi e far brevettare la sua. Ed è stato il primo a portare questo prodotto fuori dal territorio di Pizzo”.Il tartufo della Gelateria Enrico nella versione maxi da 1 kg

Infatti, la Gelateria Enrico, nasce come gelateria all’ingrosso – grazie all’intuizione del signor Enrico che prima di altri aveva capito la potenzialità del tartufo – per esportare il Tartufo di Pizzo e altre tipologie di gelato tipiche come la nocciola imbottita e i pezzi duri. “Pian piano però, arrivavano persone che andavano al mare che volevano assaggiare il loro gelato, i miei genitori decisero di affiancare alla produzione all’ingrosso – ma rigorosamente artigianale – un punto vendita al dettaglio”. Sono 20 anni che la gelateria è gestita dal figlio Domenico e dalle sorelle, che hanno dato una bella svolta all’attività. Oggi ha 300 posti a sedere, produce 4000 Tartufi di Pizzo al giorno ed esporta oltre i confini nazionali, soprattutto in Belgio, Austria, Francia e Spagna.

La variante al pistacchio del Bar Dante

Come si realizza il tartufo di Pizzo

La preparazione del tartufo di Pizzo è un'arte che richiede una certa manualità; in quanto, viene modellato interamente a mano. Secondo il Disciplinare di Produzione il Tartufo di Pizzo deve avete una forma semisferica irregolare con diametro tra i 4 e i 6 cm e un peso compreso tra 120 e 200 g. Il colore deve essere marrone scuro, mentre la consistenza pastosa e liscia, il ripieno semifluido deve avere un aspetto vellutato e lucido. Il gusto? Morbido e pieno del gelato al cioccolato e alla nocciola che, insieme al cacao in polvere e al composto di cacao del ripieno, sono gli unici ingredienti ammessi per la creazione del tartufo. La ciliegia sciroppata può essere aggiunta all’interno, così come lo zucchero semolato miscelato al cacao in polvere. Questa è la versione originale, anche se oggi lo ripropongono con tanti gusti e topping diversi.

Il dessert ispirato al Tartufo di Pizzo di Bruno Tassone

Dove mangiarlo a Pizzo

Per gustare il tartufo di Pizzo, oltre alla mitica Gelateria Enrico, ci si può recare in Piazza della Repubblica, dove resistono tre insegne storiche: Bar Gelateria Ercole, Gelateria Belvedere e Gelateria Dante. Oltre che nei bar e nelle gelaterie, il tartufo di Pizzo si trova anche come dessert in molti ristoranti della zona. Lo chef Bruno Tassone del Ristorante San Domenico omaggia questa tipicità con una versione tutta sua. “Ho realizzato due ganache, una al cioccolato fondente e una alla nocciola, mentre la parte liquida l’ho reinterpretata con un crumble al cacao. Per personalizzarlo, ho fatto un gelato allo Zibibbo, vitigno autoctono pizzitano”.

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