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Lunedì, 20 Maggio 2024
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Abbiamo assaggiato la pizza con l’ananas a Torino. Ecco com’è andata

La storia della pizza con l’ananas fa smuovere i sentimenti gastronazionalisti di tanti. Eppure in Italia la si trova in diverse ricette, ed è molto interessante capire da dove è spuntata fuori

Si chiama Pine Naples ed è la nuova pizza del mese di Uào, il locale torinese situato nel quartiere di San Salvario. Come si può intuire dal nome, non è la classica napoletana, ma una spiritosa, anticonformista e, per molti, dissacrante rielaborazione della pizza hawaiana. La tonda con l’ananas più irriverente che ci sia. A base di crema di ananas, fior di latte di Agerola, prosciutto cotto arrosto, pepe bianco, ricotta salata e germogli di Melissa, l’ultima proposta di Uào può far storcere il naso, è vero, per questo l’abbiamo assaggiata per capire: ma da dove è uscita fuori la pizza con l’ananas? E poi, è buona?

Qualche cenno alla storia della pizza con l’ananas

La pizza con l’ananas, anche conosciuta con il nome di pizza hawaiana, in Italia, si potrebbe considerare il più barbaro dei delitti. Tuttavia ha una storia molto interessante, che ha poco a che fare con il suo nome. Secondo alcune fonti, infatti, sembrerebbe che a rivendicarne l’invenzione sia stato un pizzaiolo di origine greca, proprietario di un ristorante nella città canadese di Chatham-Kent, in Ontario, che, negli anni Sessanta, iniziò a farcire la sua pizza con prosciutto cotto e ananas così, per caso.

A confermarlo, Sam Panopulos stesso che, in un’intervista alla BBC del 2017, pochi mesi prima della sua scomparsa, dichiarò Aggiungemmo l'ananas sulla pizza solo ed esclusivamente per divertimento, per vedere quale sarebbe stato il sapore. La dolcezza dell'ananas e la sapidità del prosciutto crearono un contrasto piacevole”. Ma il nome, quindi? Arrivò in seguito, dalle lattine di ananas sciroppato che, prodotte per circa l'80% nelle Hawaii, in quel periodo erano particolarmente diffuse nei supermercati canadesi. Soprattutto per la passione per la cultura tiki esplosa durante la Seconda Guerra Mondiale, con il ritorno dei soldati dalle isole del Pacifico.

La pizza con l'ananas nell'immaginario comune

Tuttavia, nonostante la popolarità di questo ingrediente, la pizza hawaiana non fu apprezzata fin dal primo momento. Probabilmente, per l’abbinamento dei suoi sapori dolci e salati. A decretarne il successo postumo furono però proprio le critiche che, spingendo i più curiosi ad assaggiarla, permisero di scoprirne le potenzialità. Superata l’iniziale incertezza, la pizza con l’ananas iniziò così rapidamente a diffondersi, in particolare oltreoceano, conquistando anche i palati più diffidenti. Negli anni Ottanta, Panopulos decise di vendere il suo locale, ma non brevettò mai la ricetta della sua pizza.

La pizza con l’ananas In Italia

Se nei menu delle pizzerie in Asia, nel Regno Unito, in Australia e nel paese delle contraddizioni per eccellenza, gli Stati Uniti, la pizza con l’ananas e il prosciutto non può mai mancare, in Italia il pregiudizio nei confronti di questo abbinamento, il più delle volte considerato abominevole, non è ancora stato superato.

Il cono di pizza con l'ananas di Franco Pepe da Pepe in Grani

Negli ultimi anni, però, nel tentativo di ampliare la mentalità dei più scettici, fior di pizzaioli hanno iniziato a proporla. Tra le ricette citiamo l’AnaNascosta, la pizza con l’ananas conservato in frigo a 4° C racchiuso in un cono fritto arricchito con fonduta di Grana Padano Dop 12 mesi e polvere di liquirizia nella parte interna della punta di Franco Pepe, uno dei migliori pizzaioli italiani e proprietario di Pepe in Grani a Caiazzo. Oppure l’Innominata, la variante di Pier Daniele Seu, di Seu Illuminati, a Roma, con carpaccio di ananas, condito con un po' di sale, prosciutto cotto salato in acqua di mare, misticanza e un gel ottenuto da ananas fermentato e habanero, polvere di olive e sale di Maldon. E, ancora, la proposta di Simone Lombardi che, da Crosta a Milano, propone la sua tonda Ventricina, nata dalla reinterpretazione di una ricetta messicana, il taco al pastor, con ananas cotto in forno a cubetti fiordilatte, ventricina, cipollotto crudo, coriandolo e un filo di extravergine. E, d’ora in avanti, la Pine Naples di Uào, a Torino.

Uào, la pizzeria di Torino che si è inventata la Pine Naples

Nata dall’idea di portare nel cuore del capoluogo sabaudo la pizza a portafoglio, la variante della tonda napoletana che, piegata in quattro, è perfetta per essere consumata in piedi in modo veloce e informale, la pizzeria napoletana di Via Berthollet 20 apre nel dicembre 2019 con il nome Uagliò. Poi, superata, con tutte le difficoltà del caso, la pandemia, all’inizio del 2022 cambia tutto. In primis la proprietà, poi il nome. Per una complicata questione burocratica, Uagliò non può più essere usato e quindi la pizzeria viene chiamata Uào.

Ma se da una parte cambiano proprietari e nome dell’insegna, dall’altra staff, approccio, offerta e stile restano gli stessi. Oggi, il locale, che propone un mondo fatto di concetti che guardano soprattutto alle generazioni più giovani, funziona. Soprattutto grazie al servizio delivery. Le pizze in carta per quanto riguarda l'impasto e la cottura in forno seguono il disciplinare della pizza napoletana, mentre per gli abbinamenti raccontano invece la fantasia dei ragazzi in cucina. Proprio come per la pizza all'ananas e prosciutto.

Il menu di Uào

Da gustare on the go, da asporto, oppure seduti (ci sono un bancone vista forno e sgabelli dentro e un piccolo dehors fuori), Uào propone un menu essenziale, costituito da pizze che vanno dai 7 ai 12€ e completato da una piccola selezione di birre e bibite. Non pagine e pagine di pizze con impasti a base di mille tipologie di farine diverse e innumerevoli farciture, ma poche proposte. Alcune semplici e tradizionali, come la UÀO che Bufala (pomodoro, mozzarella di bufala DOP, basilico), altre più esuberanti, come la Mamm’ e Pompei (ragù napoletano di mammà, ricotta di bufala, basilico) o la Peccato da ‘a Capitale (fiordilatte, crema di parmigiano e pecorino, pepe nero, guanciale croccante, carbo crema e olio EVO). A cui si aggiungono, quelle dolci: al pistacchio o alla crema di gianduja, e le pizze del mese. Le ultime, ideate in base a stagionalità e reperibilità della materia prima, non solo di solito sono le più ricercate, ma anche le più originali. Dischi sottili con il cornicione alto e bolle irregolari, farciti con ingredienti freschi.

La comunicazione di Uaò Pizza

La Pine Naples: un’esplosione di contrasti

Alla vista, la Pine Naples, la tanto discussa pizza in edizione limitata per il mese di agosto, è invitante, colorata e profumata. Gli ingredienti, disposti in modo che ogni fetta li contenga tutti, sono equilibrati. All’assaggio, la base è fragrante e i sapori si combinano alla perfezione. La dolcezza della crema di ananas e del fiordilatte, alla base del condimento, si sposa bene con la sapidità del prosciutto cotto arrosto e della ricotta salata a scaglie. Il pepe bianco e le foglioline di melissa, infine, danno un tocco di aroma in più. In definitiva? Una licenza poetica, questa pizza audace, che secondo noi andrebbe assaggiata. Perlomeno per chi, le barriere nei confronti del cibo le vorrebbe abbattere tutte.

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