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Venerdì, 19 Luglio 2024
Territorio

Trapani vuole diventare la prima Città Creativa per la Gastronomia Unesco del Sud Italia

Mentre avanza la candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale, il capoluogo della Sicilia orientale vuole diventare un punto di riferimento enogastronomico a sé. Ecco in cosa consiste la procedura e perché è importante

L’hanno definita ‘un continente dentro il continente’, per la diversità di paesaggi, storie ed ecosistemi che hanno il loro riflesso sulla varietà dell’enogastronomia. La Sicilia, si sa, è generosa un po’ in tutto, e da parte a parte: dal distretto occidentale arriva ora un’iniziativa che vuole far luce sulle specificità di questa zona, con la candidatura di Trapani e del suo circondario come Città Creativa per la Gastronomia presso l’Unesco. In tutto il mondo ne esistono una cinquantina, tre delle quali nel nostro Paese, e il capoluogo più a ovest dell’isola non vuole essere da meno.

Il cous cous

La lunga storia di Trapani e dei suoi intrecci culturali

Con la sua propaggine ‘a falce’ (drepanon, in greco antico, significa proprio quello) Trapani è sempre stata sostenuta da un vantaggioso porto naturale. Gli Elimi hanno abitato le alture di Erice, prima di allargarsi verso il mare, poi sono arrivati i coloni cartaginesi, i Romani e ancora gli Arabi con il loro Emirato di Sicilia. Specie questi ultimi, e nello specifico la cucina magrebina, hanno molto influenzato la tavola locale, che quindi risulta particolarmente ricca in tutta la provincia. Le specialità locali sono infatti un grande volano di sviluppo culturale e turistico, tema sul quale insiste la candidatura Unesco. 

Frutta martorana

La ricchezza gastronomica della Sicilia Occidentale

Nella vicina San Vito lo Capo, il Cous Cous Fest attira migliaia di persone ogni settembre. La versione locale del cùscusu si prepara con solo pesce, che è la materia prima più abbondante da queste parti. Ci sono le tonnare — da Favignana a Scopello, passando per quella Del Secco — con i loro rituali di cattura secolari, le importanti saline di Marsala, nei pressi delle cantine dove, grazie ai contatti commerciali con gli Inglesi si produce un vino liquoroso che ha fatto la storia. Poi i gamberi rossi di Mazara del Vallo, gli uliveti, il pesto di mandorle e pomodoro per le busiate, l’antico pane nero di Castelvetrano, il formaggio Vastedda del Belice e un’infinità di dolci classici. Tra tutte la frutta Martorana e le Genovesi, fagottini di folla e crema per i quali si continua a fare la fila nel meraviglioso borgo di Erice.

Le cantine in Sicilia Occidentale

Cosa significa diventare Città Creativa per la Gastronomia secondo l’Unesco

L’obiettivo è ambizioso, ne siamo consapevoli”, commenta Rosalia D’Alì, presidente del Distretto della Sicilia Occidentale, “vogliamo unire tutto il grande patrimonio culturale enogastronomico della nostra terra e valorizzarlo con un progetto di visione in base ai valori che Unesco persegue e che possiamo ritrovare nell’agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile”. Ma chi e cosa rientra in questa lista che raccoglie le Città Creative? Si tratta di una rete specifica, istituita nel 2004 per promuovere la cooperazione tra le città che hanno identificato la creatività come elemento strategico, in primo luogo per lo sviluppo urbano sostenibile. Non si parla solo di gastronomia, bensì anche di musica, letteratura, artigianato e arte popolare, design, media arts e infine cinema. Un discorso un po’ differente, quindi, rispetto alla candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale Unesco, ugualmente in corso e che abbiamo problematizzato. Dopo uno specifico iter, le città ammesse possono goderne in termini di comunicazione, promozione e indiscutibilmente attrattività turistica.

Uliveti siciliani

La candidatura di Trapani e del Distretto della Sicilia Occidentale all’Unesco

In Italia le città della rete per i vari cluster tematici sono in tutto 14. Quelle specificatamente ‘gastronome’ invece solo tre: Parma, Alba e Bergamo (unite dal 2021 in uno mirato distretto). Trapani e il suo circondario — a volte attraversato perlopiù dai flussi verso le Egadi, e ancora con molte potenzialità — sarebbe dunque l’unico esempio al Sud. Come detto, in ballo non c’è solo il Capoluogo ma l’intero distretto occidentale, con un pool di comuni, poli universitari, camere di commercio e consorzi che stanno collaborando alla pratica. “Si tratta di un’importante tappa del percorso di crescita per la provincia”, fanno gli amministratori, “che con questo riconoscimento potrà fare un importante salto in avanti in termini di visibilità e credibilità a livello nazionale ed internazionale”. A coordinare il tutto provvede un esperto: Cristiano Casa di PA Studio, che come assessore al Comune di Parma ha seguito la relativa candidatura e collaborato alla nascita del già citato Distretto della Città Creative della Gastronomia italiane.

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