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Domenica, 25 Febbraio 2024
Le Storie

Uno chef cinese ci spiega cosa si mangia secondo tradizione per il Capodanno cinese

Si tratta di una delle festività più importanti della Cina con tradizioni millenarie, molte delle quali si svolgono a tavola. Ecco come si festeggia, cosa si mangia e cosa si beve spiegato da chef Zhang Guoqing del ristorante Bon Wei di Milano

Conosciuto anche come Festa di Primavera, nonostante caschi sempre in pieno inverno, il Capodanno cinese è l’evento segna l'inizio del nuovo anno lunare secondo il calendario cinese. La sua data è quindi variabile: quest’anno è il 10 febbraio, a cui seguono i classici 15 giorni di festeggiamenti che culminano con la tradizionale Festa delle Lanterne, il 25 febbraio. Il 2024 è l’Anno del Drago, per la precisione del Drago di Legno, simbolo di potenza, successo e benessere.

Capodanno cinese 2024 l'Anno del Drago

Capodanno Cinese 2024: si entra nell’Anno del Drago

Leggenda narra di una regione cinese colpita da una lunga siccità, e gli abitanti si rivolsero agli dei invocando invano la pioggia. La tragica situazione fu risolta grazie all'intervento di un drago che, agitando le ali e ruggendo causò una pioggia abbondante. La popolazione venerò l’animale come un salvatore, che divenne portatore di prosperità. Il segno zodiacale del Drago è infatti considerato il più potente e prestigioso dell’oroscopo cinese, l’unica figura mitologica, e dovrebbe portare con sé un anno fortunato, ricco di cambiamenti, opportunità di crescita e successi. Ma seppur ogni animale dello zodiaco ha le sue caratteristiche, le tradizioni non cambiano. Il colore rosso e gli addobbi floreali sono d’obbligo, in quanto considerati un buon auspicio per l’anno a venire. Così come il tradizionale scambio di buste rosse in famiglia, che contengono piccoli doni o monete come augurio di prosperità, anche economica. Molte delle usanze che riguardano questa festa però, si svolgono proprio a tavola. Ce le siamo fatte raccontare da chef Zhang Guoqing, fondatore e proprietario - insieme al figlio Zhang Le - del ristorante di cucina regionale cinese Bon Wei di Milano, aperto nel 2010.

Jiǎozi

Le tradizioni gastronomiche del Capodanno cinese

In Cina il Capodanno si passa rigorosamente con i familiari, qui non vale la regola del “Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi”. Anzi è una ricorrenza tutta dedicata alla famiglia, durante la quale i parenti si riuniscono, spesso a casa dei più anziani, per festeggiare con un abbondante banchetto che può durare ore e ore. Chef Zhang però smentisce il fatto che durante la cena vengono servite 12 portate per simboleggiare i mesi dell’anno: “questo non è propriamente vero, si inizia con zuppa e noodle in brodo come momento di condivisine, poi le portate vengono messe al centro in abbondanza, che può essere simboleggiata dal numero 12”. Ciò che è davvero importante è l’abbondanza, in modo tale da garantire un avanzo di cibo perché, secondo antiche credenze scaramantiche, così ci sarà sovrabbondanza per tutto l’anno.

I Tang Mian

Cosa si mangia per il Capodanno cinese

Un piatto che non può mai mancare a tavola sono i Tang Mian, ovvero noodle di pasta d'uovo in brodo con cui per tradizione si inizia il tipico cenone del Capodanno cinese. “Questi assicurano non solo prosperità, ma anche longevità. Vengono realizzati a mano con pasta all’uovo e non devono essere tagliati come augurio per una lunga vita. Poi cotti nel brodo e conditi con funghi shiitake e verdure, devono essere mangiati rumorosamente. Fossi a casa li condirei con verdure za-zai (in salamoia) e striscioline di carne di maiale, semplici ma gustosi”, racconta chef Zhang. Tra le portate principali ci sono poi il pollo e soprattutto il pesce che, secondo la tradizione cinese è associato a significati simbolici e augurali. “Viene servito intero e con la testa rivolta verso l’ospite più importante (perché la testa vene sempre pima della coda)”. Nei paesi del Nord della Cina si mangiano dim-sum chiusi a forma di saccottino, noti come Ji?ozi. Si crede che mangiarne di più durante questa festa porti maggior ricchezza nell'anno successivo.

Niángāo di riso di Bon Wei

La loro forma infatti, è ispirata ai lingotti d'oro e d'argento (Yuánb?o) utilizzati come moneta nell'antica Cina imperiale. “Tradizionalmente vengono riempiti con carne di maiale macinata, gamberi o verdure, e vengono serviti in file parallele, poiché disposizioni circolari rappresentano il "non andare in nessun luogo"”, spiega Zhang Guoqing. Mentre nel Sud della Cina, al loro posto vengono serviti gli Niáng?o, i tipici gnocchi di riso che rappresentano anch’essi un augurio di abbondanza. “In passato si preparavano manualmente, pestando il riso cotto a vapore in un mortaio di pietra e mescolandolo con acqua e sale per formare una pasta densa, nota come Shi Jiu”. Nord o sud che sia, a tavola si trovano spesso anche baozi (panini al vapore) e non ci si alza da tavola senza aver mangiato le classiche polpette dolci di riso, T?ngyuán, che con la loro forma sferica rappresentano la riunione della famiglia. La cena si conclude con mandarini e altri tipi di agrumi, la cui forma rotonda – indovinate un po’? - è legata all'idea di pienezza, abbondanza e prosperità. Anche se in Cina la tradizionale cena si svolge in ambiente domestico, in Italia si usa mangiare nei ristoranti di cucina cinese un menu dedicato. Da Bon Wei si festeggia la sera dell'11 gennaio con un menu celebrativo di 10 portate pensato da chef Guoquing per l'occasione, in cui si alternano piatti tipici e proposte contemporanee. 

I dolci Tāngyuán

Cosa si beve a tavola per il Capodanno cinese

In Cina, come in molti altri paesi, l’alcol è parte fondamentale della socialità; infatti, bere in compagnia è sinonimo di condivisione del tempo e di rispetto. Per questo durante il cenone il brindisi è sempre dietro l’angolo. Quando un commensale esclama g?nb?i (che letteralmente vuol dire “bicchiere vuoto”), il contenuto del bicchiere va bevuto tutto di un fiato e fino all’ultima goccia. Sulle tavole cinesi non manca mai il áiji?, il tradizionale e popolarissimo liquore bianco, ottenuto dalla fermentazione di un misto di acqua e sorgo, ma anche frumento, miglio, mais, orzo o altri cereali. Tutt’altro che leggero, la sua gradazione è piuttosto alta: si va dal 35 al 60% e ha un sapore intenso, ricco di aromi terrosi ed erbacei. Il più prestigioso tra i báiji? cinesi è il Moutai (53°C), che prende il nome dalla città d’origine, un vero e proprio simbolo del paese. Ma nella Cina di oggi, oltre al tè, al sakè e a questo caratteristico distillato, “si beve vino, scegliendo non tanto per tipologia, ma per etichette importanti. In particolare vini rossi, soprattutto toscani, e Champagne come bollicina (Franciacorta ancora sconosciuto). In sostanza grandi nomi e grandi vini”.

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