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Domenica, 25 Febbraio 2024
Le Storie

Il trittico bresciano: com'è composta la triade (segreta) dell'aperitivo di Brescia

Con l’aiuto dei locals, siamo andati a scoprire le chicche alcoliche di Brescia. Tra richiami al cinema, al calcio e alla fauna locale

Medioevo, Rinascimento, architettura fascista, vicoli stretti e polverosi, piazze aperte e benestanti, archeologia romana che meglio di così solo a Roma. Se Brescia se la credesse un po’ di più, ci confida un bresciano, questa città sarebbe Barcellona. OK, forse è stato il campanilismo a parlare. La parte in cui la città rimane defilata dalle grandi rotte turistiche, però, ci torna. Non è facile, bazzicare dalle parti della “Leonessa”. Forse è un retaggio dantesco, visto che l’Alighieri, nel De vulgari eloquentia, descrisse il dialetto della zona come “irsuto e ispido per vocaboli e accenti”, rude e aspro.

La composizione e la storia del trittico di drink bresciani

Per quelli che, il ricco patrimonio storico e artistico non è sufficiente a programmare una gita fuori porta, ci pensiamo noi. Con tre drink da aperitivo, che vi faranno venir voglia di annullare l’appuntamento in quel bar milanese e precipitarvi nella provincia. Segni particolari: di solito in plastica, presi da asporto, portati in giro tutta la notte. I nomi sono Pirlo, Mascetti, e Sciampagnone, e compongono sia un “trittico” canonico per gli appassionati del bere da compagnia, sia una mappa geografica – e dell’anima – per attraversare Brescia a perlustrarne i quartieri.

Il Pirlo, il drink che volò anche negli States

L'Osteria Al Bianchi di Brescia

Tra questi, un nome potrebbe risultare famigliare: oltre che il cognome dell’Andrea calciatore (nato peraltro in provincia di Brescia), il Pirlo aveva fatto copertina nel 2017, quando la drink columnist del New York Times, Rosie Schaap, se ne innamorò durante un aperitivo romano, complice un ospite bresciano, e lo rese celebre dall’altra parte dell’oceano. Come per le bevute migliori, la ricetta non si può dire che “esista”. Ci sono, però, alcuni punti fermi: il Pirlo nasce nel bicchiere da “ombretta” e si compone di vino bianco fermo (alcuni vogliono Pignoletto, altri Lugana) per due o tre parti, Campari (una parte), ghiaccio, scorza di limone o arancia, e un top di seltz. È usuale, però, trovarlo anche in versione Pirlone, ovvero extra-large, servito in balloon o bicchiere tulipano.

Il pirlo dell'Osteria Al Bianchi

Il drink che capovolge la serata, oppure no

Potrebbe, insomma, sembrare uno Spritz con un paio di ingredienti scambiati. Per non cadere in errore basta seguire l’International Bartenders Association, che ha dichiarato che il Pirlo è antecedente allo Spritz veneziano, e dunque, al massimo, dovremmo dire che lo Spritz ci ricorda il Pirlo. Un’ultima curiosità: il nome sarebbe la sostantivizzazione del verbo dialettale bresciano pirlare, ovvero capovolgere, virare, rovesciare, e andrebbe a descrivere la parte di Campari (o, in origine, altro amaro o vermut locale) che, rovesciata nel vino, ne avrebbe ribaltato, virato il sapore. Per iniziare la serata con un Pirlo, l’indirizzo può essere la storica Osteria Al Bianchi, o la più moderna Riserva del Grande per, sic, spiritose invenzioni. Attenzione, però: perché qui torna l’amico di Brescia con un consiglio: l’indirizzo, per lui, è Elda, pirleria (di nuovo, sic) nella Contrada del Carmine, zona Nord-Ovest del centro storico, quartiere un tempo malfamato e ora investito da una rinascita trainata, come ricetta vuole, proprio dall’aperitivo (da Elda, il Pirlo costa 5€).

La miscela che viene dal cinema

Il Mascetti di Elda Pirleria

La deviazione diventa occasione per fare la conoscenza del secondo pilastro del trittico, il Mascetti (anche lui 5€), proprio da Elda codificato con ricetta segretissima – viene servito premiscelato da grandi bottiglie, così da evitare che lo sguardo curioso possa seguire troppo attentamente le mani del bartender. Creato in onore del Conte Mascetti di Amici miei, il drink viene servito in un tumbler liscio in versione sia rossa che bianca (la prima si presenta di colore ambrato scuro quasi vinaccia, la seconda più pallida). L’attacco è quello di un Negroni in gita fuori porta, più morbido al palato, beverino e mai stucchevole.

Il cocktail Sciampagnone con la ricetta segreta

Dulcis in fundo – si vedrà, non è un modo di dire – lo Sciampagnone, anche questo ricetta proprietaria, e infatti per berlo bisogna attraversare la città e spostarsi verso piazzale Arnaldo, sede, dice sempre l’amico bresciano, della movida pettinata. Il luogo è uno, Viselli in via Tosio, sempre uguale dal 1994 e aperto solamente tra le 19 e le 22. Prende il nome dallo storico proprietario, Beppe Viselli, che nel 2014, a 82 anni, ha ceduto l’attività a una nuova gestione dopo un breve periodo di consulenza. Compresa nel pacchetto, la ricetta dello “Sciampa” (oggi venduto a 7,50€), mai modificata e ancora secretata.

Lo Sciampagnone del Bar Viselli

Beppe, parole sue, che è astemio, lo Sciampagnone l’avrebbe mischiato così, d’istinto, verso la metà degli Anni Ottanta, e la bontà della sua invenzione sarebbe stata certificata da un cliente affezionato che anche ad agosto girava con sciarpa e paltò. L’origine: Viselli avrebbe voluto smaltire alcune delle bottiglie della sua cantina, più difficili da vendere, e così avrebbe messo insieme due misteriosi “liquori”, quello “chiaro” e quello “scuro”, unendovi Prosecco, ghiaccio e una fettina d’arancia.

Lo Sciampagnone e la sua mistica preparazione

Come per il Mascetti, anche qui i due componenti principali vengono versati da bottiglie senza etichetta per proteggere il mistero. Le scommesse al botteghino recitano: liquore all’arancia tipo-Stock, vodka alla pesca. Al gusto, in effetti, la dolcezza non manca, e invece che nel mezzo della pianura Padana si potrebbe pensare di essere capitati in una destinazione più esotica, spiaggia e reggaeton di sottofondo. Il modo migliore per degustare un trittico bresciano, ça va sans dire, è con qualcuno del posto – magari, alla fine, un barista vi rivelerà almeno uno degli ingredienti segreti del Mascetti, o dello Sciampa. L’importante, in realtà, è essere in compagnia, ché un Pirlo tira l’altro, e la notte della leonessa è ancora giovane.

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