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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Le Storie

Dalle sabbie del Delta del Po nasce un vino antichissimo che rischia di essere dimenticato

I viticoltori delle sabbie, così vengono chiamati, hanno lottato col tempo per portare fino ad oggi un vino unico, che avvicina l’Italia alla Camargue

Quante volte avrete sentito parlare di vino e territorio, di bicchieri che valgono il viaggio, di bottiglie che sembrano racchiudere la straordinarietà del luogo in cui sono nate? Eccoci di fronte a un insolito vino che ha tutte le carte in regola per primeggiare in tali campi: nasce in un paesaggio unico, non è replicabile altrove, ha storia e poesia da vendere. Non chiede neppure un palato così raffinato per essere apprezzato nel suo sorso fresco, franco, spensierato, ed è spesso brioso di bollicine, proprio come va di moda adesso. Eppure rimane un vino di nicchia, anzi rischia l’estinzione, consumato perlopiù in loco o sul mercato estero, misconosciuto ai più. Dettagli che non sono dettagli, ma che nel bene o nel male vanno ad accrescere il suo fascino.

Alcune vigne viste da vicino ph. Mariotti

Laddove c’era un bosco in riva al mare, c’è una vite antichissima

Parliamo del Fortana che nasce all’interno del Parco Regionale del Delta del Po, sulla costa che scende a incrociare la foce del Reno, prosegue oltre le saline di Cervia. La DOC vede il suo cuore pulsante nel ferrarese, anzi, in quel Bosco Eliceo che le dà nome ma che quasi non esiste più, se non rappresentato da qualche gruppo di lecci che affonda le radici sulla sabbia, guardando in faccia il mare. Su quella stessa sabbia dimorano da secoli alcuni tra i vigneti più surreali, misteriosi e affascinanti d’Italia, piante che narrano lo scorrere del tempo e lo rinnovano nel frutto, anno dopo anno, laddove neppure la Fillossera riuscì ad attecchire e il piede della vite è ancora franco (particolarità rarissima nel vecchio continente, tanto che un’associazione di Bordeaux va proponendola all’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità).

I vini che escono dalle sabbie

Sono vigne di varietà diverse, perché la generosità del suolo e del clima hanno permesso una pluralità di coltivazioni, ma quella che più di tutte rappresenta questa terra è per l’appunto l’uva Fortana, detta anche Uva d’Oro, forse giunta qui dalla Côte d’Or di Borgogna grazie alla principessa Renata di Francia, figlia di re Luigi XII e sposa di Ercole II d’Este, quindi Duchessa di Ferrara nella seconda metà del ‘500.

Un’uva generosa e un vino gioioso: la storia del Fortana

Il vino di Roberto Gennari

È un’uva a bacca nera, il grappolo è serrato, l’acino grande e generoso, fruttuoso: una varietà ‘fruttana’, da qui l’origine del nome. “Non matura facilmente e per paradosso, in tal senso, potrebbe tornare utile il clima più caldo di questi anni” ci racconta Mirco Mariotti, tenutario dell’omonima azienda agricola, tra le più rappresentative in materia. “È un’uva abbastanza tardiva, aromatica ma acidula, tannica, guai farsi prendere dalla tentazione di vendemmiarla prima del tempo”. Ed è forse sorella del più celebre Sorbara, diffuso nel modenese, come ai lambrusco si possono accostare certe interpretazioni spumeggianti del Fortana, fruttate e gustose, “sgrassanti”, che ben si abbinano a salumi e zuppe di pesce, alla salama da sugo ferrarese e all’anguilla alla brace.

La vigna della Corte Madonnina

Il vigneto più spettacolare dell’azienda agricola Mariotti si trova a San Giuseppe di Comacchio, nei pressi di quella che era la Duna di San Giuseppe, catalogato come vigneto storico Duna della Puia nei registri della regione Emilia-Romagna, “con l’obiettivo di preservare la nostra agricoltura arcaica dall’attacco di quella industriale, che la sta fagocitando”. Qua la vite non si reimpianta ma la si riproduce per propaggine, ovvero “interrando il tralcio di quella accanto”, e anche questa tecnica finirà in un albo, stavolta quello delle pratiche agricole tradizionali.

Dal caso al metodo: un piccolo territorio per un vino formidabile

Giorgio, il padre di Mirco, di tale tradizione è un riconosciuto alfiere, e ben ricorda quando si parlò della zona come di “piccola Camargue emiliana” (sono in Camargue i vini delle sabbie più conosciuti al mondo). Qua però il vino è frizzante, “per la vocazione di uva e territorio”, dice Mirco, o forse perché non si poteva fare altrimenti: “In passato certi clienti ci compravano il vino che era fermo, in damigiana, e lo imbottigliavano da sé. Mesi dopo, venivano a farci assaggiare com’era diventato buono e frizzante”, proprio per quelle fermentazioni che spontaneamente ripartivano in bottiglia, al sopraggiungere della primavera.

Vino delle sabbie ph. Mariotti

Il metodo “ancestrale” si è ora affinato e Mirco ne è un fautore, Luigi Veronelli fu tra i primi a incoraggiarlo, il tempo gli ha dato ragione e gran parte della produzione è consumata oltreoceano, mentre in Italia pochi conoscono il rosso Surliè!, il rosato Sèt e Mèz, gli spumanti da uve Fortana. “Le produzioni sono minime, neppure 10 gli ettari vitati a piede franco, arriveremo a 100 considerando tutta la DOC. E pochi siamo noi, produttori di zona, a credere senza indugio alle potenzialità di questo vitigno”.

Un giro nei dintorni, per capire il vino delle sabbie

Nel comune di Vigarano Mainarda, l’Azienda Vinicola Mattarelli ha una storia che inizia negli anni ’50 e vede la propria immagine fortemente legata ai vini delle sabbie, dunque al Fortana, che si traduce anche nel Rosaperchiosa, un piacevolissimo spumante rosé. A Pomposa di Codigoro, l’Azienda Agricola Corte Madonnina vede i suoi vigneti confinare col monastero dell’abbazia di Pomposa, dove già i monaci benedettini furono attenti viticoltori delle sabbie; oggi è Vittorio Scalambra, con la sorella Rita, a guidare un’azienda rilanciata nel nome della qualità, sempre col Fortana al centro della produzione. Chiudiamo con la citazione per una realtà fuori della DOC, nelle campagne di Gambulaga, dove il Verginese di Roberto Gennari si affida a un clone diverso (e molto interessante) di Fortana, coltivato su una vena di sabbia originata dal fiume Sandalo.

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