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Venerdì, 19 Luglio 2024
Le Storie

Come imbottigliare il vino? “Una lattina di alluminio è meglio che una bottiglia di vetro”

L’alluminio è sostenibile, riciclabile, duraturo. E soprattutto protettivo. Alfredo Colangelo dell’azienda vitivinicola Masseria La Cattiva, in Puglia, ci spiega perché il vino in lattina può essere il futuro

Il vino in lattina divide e fa agitare il pubblico tendente al gastronazionalismo. Al pari della panna sulla carbonara, bere vino in un contenitore di alluminio è sempre stato visto come eresia senza possibilità di assoluzione. Ma non è tutto così facile e forse è opportuno ampliare un po’ le visioni... Nonostante sia ancora una produzione limitata che non scalfisce minimamente il classico imbottigliamento in vetro, si sta facendo largo anche in Italia questa modalità di consumo. Ce lo spiega Alfredo Colangelo, produttore di vino dietro Masseria La Cattiva in Puglia (ve ne abbiamo parlato qui). “È pratico, sostenibile e dà maggiore stabilità al vino” ci racconta parlando della nascita dei loro due vini in lattina.

La Spettinata il vino in lattina di Masseria La cattiva

Dalla birra al vino: l’evoluzione della lattina

insieme a un gruppo di amici abbiamo iniziato a produrre vino naturale in provincia di Bari, dopo un’importante esperienza nel mondo della birra artigianale” racconta Colangelo. Infatti proprio dal settore brassicolo che viene l’idea di utilizzare i contenitori di alluminio, le famose lattine, anche nella produzione di vino. “Con Birra del Borgo, poi venduta nel 2018, ci siamo resi conto delle potenzialità di questo contenitore” continua “che risponde benissimo soprattutto con i liquidi artigianali, senza sofisticazioni e conservanti”.  E da qui l’idea di imbottigliare in lattina due vini frizzanti: “Si chiamano La Spettinata ed è un pet nat a base di trebbiano, ovvero un rifermentato, e il No Virus che invece è un rosato frizzante creato con un blend di uve rosse”.

Masseria La Cattiva-3

Perché l’alluminio è un ottimo contenitore (anche) per il vino

In Italia siamo stati tra i primi a fare questo esperimento con il vino nel 2015, forti dell’esperienza con la birraracconta. Anche se, ci spiega, Francia e Italia hanno sempre imbottigliato vini in lattina ma solo per la vendita negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, mai per il consumo interno.  Come vi abbiamo anche indicato in questo approfondimento, l’alluminio invece è un contenitore formidabile: “Innanzitutto c’è una protezione totale nei confronti della luce, che soprattutto nei liquidi artigianali senza solfiti è uno dei principali fattori di ossidazione”. Infatti l’alluminio isola completamente il prodotto dagli agenti esterni molto più del vetro, oltre ad avere altre ottime caratteristiche.

No Virus, il rosato in lattina

C’è anche un tema sul passaggio della temperatura: “I contenitori in lattina si sfreddano e riscaldano a seconda delle esigenze in maniera più veloce, perché il materiale è sottilissimo e quindi si fa meno fatica che con il vetro”. Questo fa sì che il servizio sia più veloce, agile, e già dosato in una quantità giusta e responsabile per il consumatore. E poi per refrigerare serve anche minore energia elettrica, che vuol dire sostenibilità ambientale. E anche sotto il punto di vista dell’evoluzione del vino ci sono alcuni dati importanti: “Abbiamo visto che il vino riesce ad evolvere anche in lattina. Il nostro pet nat 2020 infatti ha sviluppato interessanti profili aromatici”.

Il tema della sostenibilità e il riciclo dell’alluminio

Uno dei cavalli di battaglia per chi sostiene questo nuovo metodo è proprio la sostenibilità. “L’alluminio ha un potere di riciclo altissimo. All’interno di ogni lattina c’è un piccolo film alimentare che protegge il liquido ma non comporta problemi in fase di smaltimento” racconta Colangelo. Infatti i numeri sul riciclo dell’alluminio parlano chiaro, tanto che l’85% di questo materiale proviene dallo stesso riuso e anche il dispendio energetico per la produzione è nettamente inferiore alla plastica o al vetro.

Ma c’è ancora tanta strada da fare “perché il consumatore storce il naso quando vede un vino in lattina, associandolo a un prodotto di bassa qualità”. In Italia non sono i soli a puntare su questi prodotti. Oltre al francese Luca Pronzato che con il suo Canetti si vuole prendere una fetta di mercato (ne abbiamo parlato qui), ci sono anche gli abruzzesi di Bossanova in provincia di Teramo, i Fratelli Sa Depenza a Cagliari, il vino de Il Vinaiolo a Milano e Il Vino e le Rose ad Alessandria in Piemonte.

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