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Come è arrivato il granchio blu in Italia? La spiegazione in questo video

La specie aliena di cui tanto si parla è arrivata a noi tramite le navi. Dall’altra parte del mondo. Il meccanismo è spiegato bene in questo filmato

Tra le notizie più battute negli ultimi mesi, quella dell’invasione del granchio blu nei nostri litorali sembra non trovare pace. Una presenza quella del crostaceo infestante alquanto dannosa per l’ecosistema marino, che vede così alterato il suo equilibrio naturale. Infatti il granchio blu è una specie cosiddetta aliena, ovvero una specie che si trova ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal suo originario, con conseguenze negative per l’ambiente ospite.

Si riproduce alla velocità della luce anche a causa dell’innalzamento delle temperature dei mari, e si ciba di cozze, vongole, piccoli pesci, rovinando allevamenti e depredando vaste zone. Come la Laguna di Venezia, tra le aree maggiormente colpite. Il granchio blu è arrivato qui già probabilmente intorno agli Anni ’40 dalle coste atlantiche dell’America del Nord, ma proliferato nell’ultimo decennio. Come? Ovviamente in nave e questo video di Geopop spiega perché.

Il granchio blu, una specie infestante-2

Il granchio blu, le navi mercantili e l’acqua di zavorra: come è arrivato in Italia

Complice dell’arrivo del granchio blu in Italia è la famosa acqua di zavorra, un meccanismo di massa che viene caricato a bordo delle navi particolarmente pesanti. Come le navi mercantili, che per bilanciare i carichi e quindi il peso utilizzano acqua di zavorra per migliorare la propria stabilità. Un processo spesso utilizzato quando la nave è parzialmente carica o vuota, in modo da garantire che abbia una distribuzione uniforme del peso e che sia meno suscettibile a movimenti eccessivi o instabilità durante la navigazione.

Solitamente come zavorra si usa l’acqua del mare che poi viene scaricata una volta che l’imbarcazione giunge a destinazione. Proprio in questi passaggi che il nostro granchio blu è salito a bordo ed indisturbato è arrivato fino a noi. Un problema non solo ambientale ma anche economico, tanto da far stanziare al Governo con il decreto di agosto 2023 i primi 2,9 milioni di euro per dare una mano agli itticoltori e per impostare le prime misure di contrasto alla proliferazione di questa razza.

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