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Il video per imparare a fare l’Espresso Martini, il drink a base di caffè ideale in estate

Vodka, liquore al caffè, sciroppo di zucchero ed espresso, miscelati per la prima volta negli Anni ’80 per tenere sveglia una super modella. La ricetta del cocktail energizzante

A Londra, sul finire degli anni Ottanta, la vita delle super modelle doveva essere davvero frenetica. Per questo, quando una di loro si sedette al bancone del Fred’s Club chiedendo un drink che potesse “tenerla sveglia” e poi “metterla ko”, il grande bartender Dick Bradsell pensò immediatamente di ricorrere al caffè. Che si trattasse di Kate Moss oppure Naomi Campbell non è dato saperlo, sta di fatto che il suo Espresso Martini sortì l’effetto desiderato, diventando in breve un nuovo classico destinato a restare sulle carte dei migliori cocktail bar per decenni. Le ragioni le spiega bene Giovanni Ceccarelli — fondatore del sito Cocktail Engineering nonché consulente e formatore presso la Drink Factory di Bologna — che in un video racconta come si prepara questo drink equilibrato e fresco, perfetto per gli aperitivi (o i dopocena) estivi.

Preparazione dell'Espresso Martini

Come si prepara l’Espresso Martini

Iniziamo col dire che dell’iconico cocktail dal quale prende il nome, tradizionalmente a base di Gin e Dry Vermouth, qui c’è soltanto la classica coppa a V. Gli ingredienti principali sono altri quattro, da tenere presenti per poi concedersi qualche variazione sul tema: vodka, liquore al caffè, sciroppo di zucchero ed espresso. Bradsell prediligeva la kahlua, un liquore messicano a base di rum e arabica, ma niente vieta di scegliere qualche opzione nostrana, e perché no artigianale.

Espresso Martini classico

Con la tipologia di caffè ci si può proprio divertire: una miscela con prevalenza di robusta darà più schiuma, mentre un 100% arabica — oppure, ancora meglio, uno specialty — conferirà note più complesse, con spiccate acidità e sentori floreali. Ceccarelli puntualizza i corretti dosaggi e la tecnica di miscelazione, con tanto di vigorosa shakerata per incorporare quanta più aria possibile. Una volta filtrato in coppa e guarnito con “tre chicchi fortunati” (come li chiamava Bradsell) il liquido piano piano si stratificherà, prendendo le sembianze di un “innocuo” caffè shakerato. Ma senz’altro con una spinta in più.


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