Domenica, 14 Luglio 2024
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A Recanati c'è l'orto di Giacomo Leopardi con semi antichi e piante dimenticate

Qui il poeta compose l'Infinito. Questo piccolo esperimento culturale, agricolo e orticolo è un modello da tenere presente per la diffusione della poesia. E della biodiversità

È il 2017 l’anno in cui – ufficialmente – “l’orto delle monache” di Recanati viene affidato alla gestione del FAI che trasforma uno spazio ormai in disuso in un viaggio nella poesia leopardiana e nella biodiversità, aperto al pubblico dal 2019. Il nuovo “Orto sul Colle dell’Infinito” prende forma a pochi passi dall’abitazione, ancora visitabile e abitata dai discendenti, del poeta Giacomo Leopardi e della sua famiglia. Leopardi era solito recarsi in questa porzione di Recanati nelle Marche (dove visse la maggior parte della sua vita) a piedi da casa sua. Un tempo era stata la sede di un monastero abbandonato, da cui il nome.

Il recupero dell'orto di Leopardi 

L'orto sul colle dell'Infinito-2

Per questo luogo Leopardi scrisse la sua poesia più celebre nel 1819, L’infinito, di cui è visibile una frase dal bastione esterno, “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”, che cinge il Monte Tabor, la collina che prende il nome dal rilievo della Galilea dove avvenne la trasfigurazione di Gesù e dove si può vedere un panorama eccezionale nei giorni di cielo terso. Dopo che il bene è stato restaurato e reso disponibile al pubblico con visite guidate, molti hanno evidenziato la potenza del racconto della poesia leopardiana all’interno di questo luogo speciale. Tuttavia anche l’aspetto orticolo merita una menzione, poiché l’impianto di biodiversità e di agricoltura del luogo ha una sua visione coerente con il luogo e la sua storicità.

Al giardiniere Francesco è affidata la cura delle piante, che segue le colture stagionali, sia che siano fiori, che alberi, che ortaggi e piante da frutto. C’è infatti una vera porzione di orto all’interno del luogo, con l’inserimento di semi antichi da contadini custodi di varietà che ormai sembrano quasi scomparse anche nelle Marche, come nel caso del lupino bianco, la verza San Martino, lo zafferanone (simile allo zafferano, coltivato anche quello). Vicino poi cavolfiori, zucche, pomodori, piselli e altri frutti e ortaggi di più facile accesso. Questo patrimonio è messo in movimento dall’organizzazione periodica di passeggiate nell’orto con la partecipazione di aziende agricole del posto destinate ai grandi ma anche ai piccoli. Un esempio di promozione culturale e territoriale a tutto tondo.

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