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Lunedì, 17 Giugno 2024
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Bruno Barbieri e la sua ricetta dei pizzoccheri in questo video

Lo chef Bruno Barbieri in questo video ci spiega consigli e trucchi per realizzare uno dei piatti simbolo dell’inverno: i pizzoccheri della Valtellina

Tra i piatti must dell’inverno troviamo i pizzoccheri. Se si va in montagna è irrinunciabile fermarsi in una delle tante baite e locande ad alta quota e ristorarsi con una porzione generosa di questa ricetta tutta lombarda. O meglio dire della Valtellina, che insieme alla Valchiavenna forma la provincia di Sondrio. I pizzoccheri sono un piatto confortante e ricco di gusto, perfetto per chi l’indomani si avventura in escursioni o dopo una lunga giornata a sciare. Si tratta di una varietà di pasta creata con grano saraceno miscelato con altri farinacei, dalla forma simile a quella delle tagliatelle ma più corta e spessa. Solitamente di colore grigiastro si condiscono con un mix calorico di patate, verze, formaggio Valtellina Casera DOP e dosi a dir poco generose di burro. In questa video ricetta il famoso chef Bruno Barbieri ci spiega passo dopo passo consigli e trucchi per cucinare questo piatto alla perfezione.

Festa dei Pizzoccheri a Teglio

I pizzoccheri della Valtellina IGP: la storia della coltivazione del grano saraceno

La storia dei pizzoccheri della Valtellina è strettamente connessa a quella della coltivazione del grano saraceno in Lombardia. Chiamato anche saraceno comune o grano nero, questa varietà è stata storicamente presente in Valtellina dove ha avuto un ruolo fondamentale nell'alimentazione della popolazione locale. Infatti essendo una coltura adattabile alle condizioni climatiche rigide e ai terreni montani, proprio qui ha trovato modo per svilupparsi nei secoli. Dando vita a una lunga tradizione nell'utilizzo di questa particolare varietà di grano per la produzione di piatti tipici, in primis i famosi pizzoccheri. Testimonianze della preparazione di questa ricetta arrivano già nel ‘700, quando era usanza nelle famiglie contadine del luogo prepara questa pasta e condirla con quello che si aveva a disposizione come patate, verze e burro. L’etimologia è incerta: molti pensano che la radice sia piz o pit che vuol dire pezzetto, oppure dalla parola pinzare che si lega all’atto dello schiacciare la pasta.

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