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Sabato, 18 Maggio 2024

Massimiliano Tonelli

Direttore Editoriale CiboToday

Vietare la carne coltivata è la perfetta fotografia del declino di un paese

Il Governo fa approvare in Parlamento un disegno di legge per vietare la commercializzazione e la produzione in Italia di carne coltivata, carne artificiale, carne sintetica o come la volete chiamare. Un divieto che non è soltanto inutile, è anche dannoso

L’Italia è l’unica nazione dove la carne coltivata è vietata a priori, in maniera precauzionale. Un processo alle intenzioni. Vietata senza che ancora vi sia. Vietata senza che le autorità europee abbiano mai avuto alcuna richiesta di autorizzazione per commercializzarla. Vietata sia a livello commerciale e di distribuzione, sia anche a livello produttivo. E quindi anche a livello di ricerca. Una roba non lontana parente degli atteggiamenti anti-scienza e no vax. 

Carne sintetica, carne coltivata, carne artificiale, carne a base cellulare. Carne vietata

Il disegno di legge di iniziativa governativa (firmato da due ministri, Lollobrigida e Schillaci), dopo tanto parlare è approdato in Aula a partire da martedì 18 luglio 2023, per un iter che ha portato poi il 16 novembre 2023 all’appovazione di un’altra norma a dir poco ideologica. Con tanto di siparietto di Coldiretti fuori dall'Aula. Perfetta fotografia del solco sempre più profondo tra politica e scienza che tante tragedie ha provocato, da Stamina alla Xylella. Impeccabile istantanea non solo dell’arretratezza, ma dell'ineluttabile declino di un paese.

Mentre la ricerca scientifica va avanti, da noi si pensa a vietare la scienza al fine di “tutelare il patrimonio agroalimentare”, questo recita l’articolo 1 del dispositivo. Perché la carne da allevamenti tradizionali, continua il dispositivo, evidentemente è considerata “espressione del processo di evoluzione socio-economica e culturale dell’Italia”. Così dice testualmente la legge. Come se tutta la carne consumata in Italia fosse italiana o facente capo al nostro patrimonio culturale. E come se tutta la carne consumata in Italia - ancorché italiana - venisse da allevamenti sostenibili, in armonia con la natura e non troppo spesso da campi di concentramento per bestie che crescono avvelenate da mangimi inaccettabili e contesti ambientali spaventosi, che poi si riflettono sulla qualità delle loro carni.

Carne sintetica, perché vietare?

Carne coltivata. Chi ha paura della ricerca scientifica?

Meglio la carne coltivata e sintetica, peraltro fatta con le staminali la cui ricerca va avanti da decenni e ci aiuta a salvare vite, piuttosto che gli allevamenti intensivi” potremmo urlare. In realtà è presto anche per questo genere di prese di posizione, la ricerca è talmente in fieri che non ha senso sbilanciarsi. E l’EFSA, l’autorità per la sicurezza alimentare, non ha ancora ricevuto alcuna richiesta di commercializzazione in Europa di carni sintetiche. Quando questa richiesta dovesse arrivare (ammesso e non concesso che questo genere di produzioni si riveli economicamente sostenibile su larga scala), allora si partirà con le analisi. Ecco perché questa legge (che interviene anche sui mangimi) oggi è inutile oltre che dannosa come tutte le leggi fatte per inseguire ideologie e rassicurare clientele come quelle dei grandi sindacati dell’agricoltura che sono bacini di voti ineguagliati in Italia.

Coldiretti uno dei grandi oppositori al cibo sintetico

E allora perché? Perché addirittura un divieto preventivo? Perché bloccare la ricerca su questo fronte in Italia mettendo la mordacchia agli scienziati e ai ricercatori che infatti sono allibiti? Perché condannarci nel futuro ad essere un paese solamente produttore quando le autorità superiori daranno via libera a questi prodotti? Perché multare fino a 60mila euro una startup italiana che volesse fare ricerca su questo fronte come stanno facendo tutte le startup agritech nel mondo? Risponde l’articolo 2 della legge: in ossequio al “principio di precauzione”. Insomma: nel dubbio, vieta! Magari sventolando spauracchi e superstizioni: "noi non vogliamo che gli italiani si trasformino in cavie per la sperimentazione di alimenti artificiali".

Un allevamento intensivo di polli

È la logica di uno stato privo di slancio, di coraggio, di capacità di guardare negli occhi il futuro, conservatore nell’accezione più deteriore del termine, disinteressato a lasciare un paese avanzato alle generazioni successive. Uno stato costantemente impaurito, incarognito, che gioca chiuso in difesa anche quando non c’è nulla da cui difendersi. Dovremmo smetterla di scherzarci su perché questo incedere macchiettistico non fa solo ridere, fa danni. Nel frattempo c'è da dire che anche altri paesi europei vietano, come la Danimarca ad esempio che sta mettendo al bando gli allevamenti di polli a rapido accrescimento. Chissà cosa ne penserebbero i lobbisti e le associazioni di categoria che danno ordini al governo e che lo spingono a proporre leggi a discutibili, inapplicabili perché non notificate all'Unione Europea, e dunque foriere di sanzioni che pagheremo tutti. Così i cittadini ci perderanno due volte: per una legge sbagliata e per le multe che provocherà. Il tutto al netto della clamorosa figuraccia internazionale...

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